Bitcoin deve riconquistare i $75,000 o rischia l’annientamento a $10,000, avverte un analista

Mike McGlone, stratega senior per le materie prime presso Bloomberg Intelligence, torna a esporsi con una previsione netta e divisiva: secondo la sua analisi Bitcoin potrebbe scendere fino a 10.000 dollari se non riuscirà a recuperare stabilmente la soglia dei 75.000 dollari.

La tesi ribassista e la linea di demarcazione a 75.000$

Il fulcro della posizione di McGlone è semplice: un superamento decisivo e mantenuto della soglia di 75.000 dollari invaliderebbe lo scenario ribassista; in assenza di questo segnale il percorso di minor resistenza porterebbe, secondo lui, verso un ritorno attorno ai 10.000 dollari, livello che Bitcoin aveva frequentato prima dell’ondata di liquidità legata agli stimoli post-2020.

Questa previsione non si basa principalmente su eventi immediati o notizie di breve termine, ma su una lettura della struttura di mercato: aree di prezzo storicamente molto scambiate possono agire da magneti quando il contesto di liquidità cambia.

Mike McGlone ha detto:

“Prima del più grande flusso di denaro della storia nel 2020-21, Bitcoin gravitava intorno ai 10.000 dollari, e potrebbe ritornarvi. Circa 10.000 dollari è inoltre la fascia di prezzo più scambiata dalla nascita dei futures nel 2017.”

Il “magnete” dei 10.000$ e la memoria del mercato

Secondo McGlone, la fase di tassi bassissimi e di massiccio allentamento monetario che ha seguito la crisi sanitaria ha creato un ambiente favorevole a un rischio senza precedenti, spingendo Bitcoin ben al di sopra della sua valutazione storica. Con il venir meno di quel ciclo di stimoli, la criptovaluta potrebbe tornare verso la sua “zona di equilibrio” storica, identificata attorno ai 10.000 dollari.

Un elemento centrale della sua argomentazione è il peso dei volumi storici: il valore vicino ai 10.000 dollari, inoltre, è stato uno dei più scambiati da quando i futures sul Bitcoin sono stati introdotti dal CME nel 2017, e quindi rappresenterebbe una soglia tecnica rilevante per il mercato.

McGlone segnala anche un cambiamento strutturale nel settore: la proliferazione di token e progetti alternativi avrebbe sottratto capitale a Bitcoin, trasformando l’espansione dell’offerta in una forza che contrasta il corso del primo crittovalore.

Mike McGlone ha detto:

“L’offerta illimitata di criptovalute e i concorrenti per casi d’uso rappresentano venti contrari per Bitcoin.”

Il livello di invalidazione: perché 75.000$ conta

La soglia dei 75.000 dollari assume rilevanza tecnica e comportamentale: è stata un punto di svolta nelle tendenze di mercato negli ultimi dodici mesi, dove oscillazioni rilevanti si sono esaurite o invertite attorno a tale area. Un superamento stabile indicherebbe un ritorno di domanda strutturale, in grado di opporsi alla tesi di rientro verso i 10.000 dollari.

Dal punto di vista tecnico, quella zona coincide con livelli chiave di ritracciamento e ha funzionato come area di resistenza o supporto in più fasi del ciclo recente. In termini pratici, si tratta di un barometro dell’interazione tra flussi istituzionali, condizioni macroeconomiche e partecipazione al mercato al dettaglio.

La prospettiva sulle stablecoin e il cosiddetto “flippening”

Un altro elemento che McGlone mette in rilievo è il ruolo crescente delle stablecoin e la competizione interna all’ecosistema cripto. Per lui questa tendenza è destinata a durare e potrebbe modificare la gerarchia relativa dei principali asset digitali.

Mike McGlone ha detto:

“Mi aspetto che il ‘flippening’ prosegua, con gli attivi sotto gestione di Tether che superano quelli di Ethereum nel 2026 e, in prospettiva, anche di Bitcoin.”

Con “flippening” si intende un cambiamento nella classifica di importanza o capitalizzazione fra asset digitali. Se la capitalizzazione o l’uso di stablecoin come Tether dovesse crescere significativamente, l’allocazione del capitale nel mercato cripto potrebbe mutare, con possibilità di maggiore frammentazione della domanda a danno del leader storico, Bitcoin.

Implicazioni per investitori e contesto istituzionale

Se la tesi di ritorno verso i 10.000 dollari si realizzasse, le conseguenze sarebbero ampie: perdite rilevanti per gli investitori retail e istituzionali esposti, modifiche nelle strategie di allocazione degli asset digitali e possibili ripercussioni sullo sviluppo di prodotti finanziari correlati, come fondi e derivati su Bitcoin.

Inoltre, la dinamica dipenderà fortemente dalle scelte delle autorità monetarie e dalle condizioni macroeconomiche: una fase di politica monetaria restrittiva o una diminuzione dei flussi istituzionali verso i mercati rischiosi ridurrebbe la domanda complessiva, mentre un ritorno di liquidità globale favorirebbe scenari opposti.

Per le autorità di regolamentazione e per gli operatori finanziari è quindi cruciale monitorare l’interazione tra innovazione cripto, stabilità finanziaria e protezione degli investitori. L’evoluzione delle stablecoin, l’adozione istituzionale e la presenza di mercati dei derivati regolamentati saranno fattori determinanti per come il settore si assesterà nei prossimi anni.

Conclusione: rischio, probabilità e gestione

La previsione di McGlone rappresenta un’interpretazione strutturale dei dati di mercato più che una scommessa su un evento specifico. Gli investitori devono valutare la probabilità di diversi scenari e gestire il rischio in modo coerente con i propri orizzonti temporali e la propria tolleranza alle perdite.

Nel breve termine la conferma o la smentita della sua tesi passerà per il superamento sostenuto dei 75.000 dollari; sul più lungo periodo, invece, l’interazione tra offerta di asset cripto, innovazione tecnologica e contesto macro-finanziario determinerà la nuova gerarchia dei valori nel mercato digitale.