Svendita delle criptovalute si aggrava: 400 milioni di dollari di liquidazioni e impennata delle posizioni short

Bitcoin ha ceduto gran parte dei guadagni recenti: dopo il rialzo, la criptovaluta è scesa intorno a $66.700, segnando una perdita di circa il 2,4% rispetto alla mezzanotte UTC.

Ether ha registrato un calo ancora più marcato, precipitando di circa il 4,4% in un contesto di mercato crypto che mostra un aumento della propensione al rischio negativo.

La caduta più recente è stata innescata dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, che hanno intensificato le tensioni geopolitiche verso il Medio Oriente e aumentato l’avversione globale al rischio.

Donald Trump ha detto:

“Nelle prossime due o tre settimane li riporteremo all’età della pietra, dove appartengono.”

Le frasi hanno provocato un immediato aumento dei prezzi del petrolio: il Brent è salito di circa il 10% toccando ~ $108 al barile, mentre i futures sulle azioni statunitensi hanno mostrato debolezza. I contratti sul Nasdaq 100 e sul S&P 500 sono scesi rispettivamente dell’1,5% e dell’1,1%, e il dollaro statunitense ha guadagnato terreno, superando i 100 punti in alcuni indici valutari.

Posizionamento nei derivati e dati di mercato

Il movimento rialzista iniziale è stato seguito da prese di profitto e da una disposizione più ribassista nei mercati dei derivati. Il prezzo del Bitcoin è sceso oltre il 2% dalla mezzanotte UTC mentre l’open interest nei principali futures denominati in USD e USDT ha mostrato un lieve aumento, segnale che operatori stanno incrementando posizioni su entrambe le direzioni.

I tassi di finanziamento perp (funding rates) sono scesi fino ai livelli più negativi dall’8 marzo, un indicatore che evidenzia un prevalente interesse per posizioni corte e che i trader stanno scommettendo su ulteriori ribassi. Per Ether, i funding rates risultano i più negativi da ottobre dell’anno scorso, confermando una forte inclinazione ribassista sulle posizioni a leva.

Alcuni altcoin hanno registrato uscite di capitale: ad esempio Zcash (ZEC) e ADA hanno visto un calo significativo dell’open interest nelle ultime 24 ore, evidenziando segnali di ritiro di liquidità dal mercato dei derivati.

Le liquidazioni dovute a margini insufficienti hanno raggiunto quasi $400 milioni nelle ultime 24 ore, un aumento del 17% rispetto al giorno precedente, a testimonianza della volatilità e della leva utilizzata dagli operatori.

Nonostante il tono nuovamente di risk-off, gli indici di volatilità implicita a 30 giorni per Bitcoin e Ether sono rimasti relativamente stabili nei range recenti. Questo suggerisce una vendita ordinata sul mercato spot più che un panico generalizzato.

Gran parte degli operatori risultano già posizionati per gestire discese: dall’inizio dell’anno c’è stata una domanda continuativa di opzioni put su Bitcoin e Ether come copertura al ribasso. Le put restano, a oggi, più costose delle call su tutte le scadenze sulle principali piattaforme di opzioni, indicazione di una preferenza per proteggersi contro movimenti negativi.

I flussi sul mercato dei derivati hanno evidenziato interesse per strategie di volatilità su Ether (ad esempio straddle), oltre a richieste di put spread e di call spread su Bitcoin, segnando una combinazione di coperture e scommesse direzionali più sofisticate.

Performance dei token e dinamiche di settore

Tra gli indici di riferimento del settore, l’area DeFi è stata la più penalizzata nella sessione: un indice tematico del comparto DeFi ha perso circa il 5,9% dalla mezzanotte UTC, seguito da un indice legato alle criptovalute legate al calcolo che ha ceduto circa il 5%.

Tra i singoli token, la peggiore performance è stata quella di Ethena (ENA), con una perdita superiore al 10% nella giornata. Anche token DeFi di primo piano come UNI, LDO, SKY e AAVE hanno mostrato ribassi compresi tra il 4,2% e il 6,5% durante le sessioni asiatica ed europea.

In controtendenza, Algorand (ALGO) ha marginalmente guadagnato terreno, circa lo 0,8%, proseguendo un periodo di forza che l’ha visto salire del 22% nell’ultima settimana: tali movimenti possono riflettere fattori specifici di rete, annunci di sviluppo o riallocazioni di portafoglio verso progetti considerati relativamente più resilienti.

L’indicatore relativo alla “stagione degli altcoin” è sceso da 50/100 a 42/100 dalla fine di marzo, segnalando una debolezza relativa del settore alt rispetto al Bitcoin e una diminuita appetibilità degli investimenti outside-capitalizzazione principale.

Outlook: l’evento geopolitico rimane la variabile chiave nel breve periodo. Se l’escalation dovesse persistere, è probabile che la propensione al rischio resti contenuta, sostenendo la domanda di coperture e mantenendo elevata la volatilità nei segmenti a leva del mercato crypto. Gli operatori istituzionali e al dettaglio monitoreranno gli sviluppi geopolitici, i dati macro e i flussi sui derivati per ridefinire esposizioni e strategie di hedging.