Scambi fittizi nelle criptovalute: il Dipartimento di Giustizia scopre che sono molto più diffusi di quanto pensino gli investitori
- 3 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Un procedimento penale negli Stati Uniti contro presunte manipolazioni del mercato crypto riporta sotto i riflettori il fenomeno del wash trading e la linea spesso sfumata tra chi fornisce liquidità e chi manipola i prezzi.
Questa settimana i pubblici ministeri federali della California hanno incriminato dieci persone legate a società come Gotbit, Vortex, Antier e Contrarian, accusate di coordinare operazioni per gonfiare prezzi e volumi di token prima di vendere sfruttando la domanda artificiale.
Secondo gli inquirenti, il caso nasce da un’operazione sotto copertura del FBI in cui gli agenti hanno creato un proprio token per individuare aziende che offrivano servizi di manipolazione del mercato.
I dettagli dell’accusa e precedenti
Gli imputati avrebbero promosso strategie che aumentavano artificialmente l’attività di scambio, riconducibili in pratica a schemi di pump-and-dump e wash trading, lasciando tracce documentali che, secondo gli investigatori, sono più diffuse di quanto si immagini.
Tra i casi citati nel procedimento, il fondatore di Gotbit, Aleksei Andriunin, si era già dichiarato colpevole l’anno scorso di due capi d’accusa per wire fraud e di cospirazione per market manipulation, concordando anche la confisca di 23 milioni di dollari.
La U.S. Department of Justice ha descritto l’attività come una cospirazione estesa finalizzata a manipolare i prezzi dei token per clienti paganti.
Perché il wash trading prospera
Il meccanismo alla base è semplice: account coordinati scambiano ripetutamente un asset per simulare domanda e volume, spesso appoggiandosi a market maker retribuiti per creare l’illusione di un flusso organico.
Jason Fernandes ha spiegato:
“Nel mondo crypto la liquidità è innanzitutto percezione: il volume attira attenzione, listaggi e capitale, perciò gonfiare i numeri diventa una scorciatoia per ottenere rilevanza.”
La pratica è particolarmente diffusa tra token a bassa capitalizzazione e su exchange più piccoli dove il controllo è limitato. Non si tratta solo di attori isolati, ma in molti casi coinvolge progetti, società di market making e talvolta gli stessi exchange, tutti attratti dai benefici di volumi reportati più alti.
Stefan Muehlbauer ha osservato:
“Nonostante un incremento dell’azione di contrasto, il wash trading rimane un problema pervasivo, specialmente nei mercati meno regolamentati.”
Prove empiriche e studi
Ricerche accademiche e analisi del mercato hanno più volte indicato attività gonfiate in vari segmenti dell’ecosistema crypto. Un’analisi della Columbia University su una piattaforma di previsione ha rilevato che circa il 25% del volume storico mostrava segni di wash trading.
Dati precedenti elaborati da analisti del settore hanno inoltre stimato che diverse decine di miliardi di dollari di volume in NFT su Ethereum potrebbero derivare da scambi autoreferenziali o transazioni simulate.
Conseguenze per la scoperta del prezzo e gli investitori
Il problema principale è che il volume artificiale distorce la formazione dei prezzi, nasconde la debolezza della liquidità reale e induce flussi di capitale basati su segnali fuorvianti.
Stefan Muehlbauer ha detto:
“La ragione è semplice: l’illusione del valore. Questa illusione ha conseguenze concrete perché il volume fittizio altera la scoperta del prezzo e può portare a una valutazione errata del rischio.”
Le vittime principali sono gli investitori che fanno affidamento su indicatori di liquidità e volume; il risultato può essere una allocazione di capitale non efficiente e una percezione della sicurezza del token non giustificata dai fatti.
Impatto delle indagini e risposta del mercato
L’azione penale del DOJ e le indagini sotto copertura segnano un cambio di passo: quando le autorità arrivano a creare strumenti ad hoc per smascherare pratiche illecite, il confine tra comportamento accettabile e reato si fa più netto.
Jason Fernandes ha commentato:
“Il fatto che il FBI crei token per cogliere manipolazioni indica che non siamo più in una zona grigia: la struttura del mercato crypto è ormai sotto piena attenzione dell’applicazione della legge.”
Per gli operatori la distinzione tra fornitura legittima di liquidità e manipolazione è oggi più esaminata. Exchange regolamentati stanno investendo in strumenti di sorveglianza più sofisticati, mentre gli analisti valutano metriche alternative al mero volume, come la profondità del book, lo slippage e la diversità delle controparti.
Un effetto importante dell’attività repressiva potrebbe essere positivo: aumentare la fiducia del mercato e spostare l’ecosistema verso pratiche più trasparenti e sostenibili, attirando investitori istituzionali e migliorando la qualità della scoperta del prezzo.
Stefan Muehlbauer ha concluso:
“Il messaggio per l’industria è chiaro: ciò che prima veniva tollerato come ‘market making’ può ora essere perseguito come wire fraud e market manipulation.”
Nel complesso, il caso mette in evidenza quanto la professionalizzazione della sorveglianza e l’applicazione delle leggi possano modificare gli incentivi nel settore crypto, rendendo sempre meno sostenibili comportamenti basati su volumi e liquidità fittizi.