Dai farmaci ai vini: il nuovo made in Italy vanta un surplus di oltre 60 miliardi

La bilancia commerciale del Made in Italy “nuovo” si è attestata al primo posto mondiale, con un surplus di circa 62 miliardi di euro nel 2024: un risultato che pone Italia davanti a Germania (distante di 20,3 miliardi) e Francia (23,7 miliardi). A trainare la performance sono principalmente tre comparti: il farmaceutico, il settore alimentare (dai vini alle paste) e la nautica. Il quadro è stato presentato al Ministero delle Imprese attraverso un report della Fondazione Edison, che il ministro Urso ha definito «un punto di partenza per valutare le potenzialità del sistema produttivo», sottolineando come la diversificazione rappresenti oggi un punto di forza del modello produttivo italiano.

Il Made in Italy tradizionale

La Fondazione Edison ha costruito tre aggregazioni analitiche, ciascuna composta da quindici categorie merceologiche. La prima riguarda i beni definiti “tradizionali”, fra cui l’abbigliamento. In questo segmento la bilancia commerciale italiana è risultata la seconda al mondo nel 2024: pur lontana dalla Cina, che ha registrato un saldo positivo di 210,5 miliardi, Italia ha chiuso con circa 38 miliardi. Rispetto al 2014 il saldo è cresciuto di 5 miliardi, ma la rapida espansione di economie emergenti come il Vietnam (+17,5 miliardi nel decennio) potrebbe mettere a rischio la seconda posizione globale.

Nel segmento dei beni tradizionali, i maggiori contributi al surplus sono arrivati da articoli in pelle: borse, valigie, beauty-case e portadocumenti hanno registrato un export di circa 10,4 miliardi e un import di 3,8 miliardi, generando il margine più consistente per questa aggregazione.

La meccanica italiana

La seconda aggregazione, indicata come “Mec”, comprende i prodotti della meccanica. L’export più consistente è stato attribuito agli articoli di rubinetteria, caldaie, serbatoi e vasche, per un valore complessivo di circa 9,3 miliardi. Il maggior surplus si è registrato però nelle macchine per l’imballaggio, con un avanzo di 6,7 miliardi.

Nel suo complesso il comparto meccanico ha chiuso con un surplus di circa 44,7 miliardi, posizionando Italia al terzo posto mondiale alle spalle di Cina (107,1 miliardi) e Germania (56,1 miliardi). Sul fronte della dinamica più recente, i primi nove mesi del 2025 mostrano un miglioramento di circa 1,2 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il nuovo Made in Italy

La terza aggregazione, definita come nuovo Made in Italy, comprende settori ad alto valore aggiunto che hanno guidato la crescita: in particolare il farmaceutico, gli alimentari di qualità e la nautica. Nel 2025 il farmaceutico ha superato i 69 miliardi di export, confermandosi motore centrale dell’avanzo commerciale complessivo.

Dai dati emerge che nel 2024 Italia è stata prima al mondo per surplus nelle paste alimentari, negli yacht e nei pomodori preparati o conservati; seconda per vini e spumanti, occhiali e prodotti caseari. Nel segmento farmaceutico si è registrato un vero e proprio boom: nei primi nove mesi dell’anno scorso il surplus ha raggiunto 60,8 miliardi (a fronte dei circa 62 miliardi complessivi nel 2024).

Questo nuovo profilo dell’export italiano riflette non solo la qualità dei prodotti ma anche investimenti in ricerca, certificazione e reti distributive internazionali. La specializzazione in nicchie ad alto contenuto tecnologico e distintività di marca ha consentito di capitalizzare margini più elevati rispetto ai tradizionali comparti di massa.

Dal punto di vista istituzionale, il risultato solleva questioni su come sostenere ulteriormente questi settori: politiche industriali mirate, misure per favorire l’internazionalizzazione delle PMI, incentivi alla ricerca e all’innovazione, e infrastrutture logistiche adeguate sono tutti elementi che possono consolidare il vantaggio competitivo e ridurre i rischi legati alla concorrenza globale.

Energia e auto, le zavorre italiane

I risultati positivi sarebbero stati ancora più rilevanti se non fosse per due voci che pesano negativamente sulla bilancia commerciale: l’energia e i veicoli. Secondo il report, senza questi elementi Italia si collocherebbe al terzo posto tra i membri del G20.

Marco Fortis ha detto:

“L’Italia è una piccola nazione, circondata da giganti extra-Ue (in primis Usa e Cina) e facente parte di un’Unione Europea sempre più disorientata; eppure ha saputo conquistare il terzo posto assoluto per surplus, senza contare veicoli ed energia.”

Il peso dell’energia dipende in larga misura dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili e dalle dinamiche dei prezzi internazionali, mentre il deficit nel comparto automotive riflette sia una domanda interna orientata a vetture estere sia catene di valore globali in cui l’Italia è più forte in componentistica che nella produzione di massa. Per ridurre queste zavorre il report indica la necessità di accelerare la transizione energetica, potenziare la produzione nazionale di tecnologie pulite e favorire politiche industriali che rilancino la filiera dell’auto, con un’attenzione particolare all’elettrificazione e alla mobilità sostenibile.

Nel complesso, l’analisi della Fondazione Edison mette in luce una fotografia dell’export italiano caratterizzata da eccellenze capaci di generare surplus significativi, ma anche da vulnerabilità strutturali che richiedono interventi coordinati a livello nazionale ed europeo per trasformare il successo commerciale in una crescita più solida e duratura.



Author: Tony
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