Borse Ue e Wall Street ferme per venerdì santo, attesi i dati sul lavoro Usa

I mercati finanziari osservano una pausa per il Venerdì Santo: molte piazze europee restano chiuse e anche il Wall Street ha orari ridotti, mentre gli operatori guardano con attenzione ai dati sul lavoro negli Stati Uniti, utili per valutare la direzione della Fed sui tassi di interesse.

Seduta volatile a Wall Street e impatto sui prezzi del petrolio

La vigilia è stata caratterizzata da una giornata nervosa a Wall Street, con oscillazioni e una chiusura contenuta. L’aumento delle tensioni con l’Iran dopo nuove dichiarazioni del presidente ha alimentato i timori geopolitici e spinto i corsi del petrolio verso rialzi significativi.

Donald Trump ha dichiarato:

“Siamo molto vicini a porre fine alla guerra con l’Iran, ma colpiremo Teheran con estrema durezza. Nelle prossime due o tre settimane li riporteremo all’età della pietra, alla quale appartengono. Invito Teheran a trovare un accordo prima che sia troppo tardi.”

Queste affermazioni hanno provocato un’impennata dei prezzi: il WTI ha registrato un rialzo di 11,42 dollari, oltre l’11%, chiudendo a 111,54 dollari al barile, il maggior incremento assoluto dal 2020.

Sul fronte degli indici azionari, il Dow Jones ha perso 61,07 punti (-0,13%), il S&P 500 ha guadagnato 7,37 punti (+0,11%) e il Nasdaq ha chiuso in rialzo di 38,23 punti (+0,18%).

I metalli preziosi hanno mostrato movimenti contrapposti: l’oro ha registrato una perdita giornaliera di 131,70 dollari (-2,75%), attestandosi a 4.651,50 dollari l’oncia, ma mantiene comunque un incremento settimanale significativo (+3,54%).

La valuta unica si è indebolita: il Euro è sceso dello 0,42% a 1,1542 dollari. Anche le criptovalute hanno mostrato debolezza, con Bitcoin in calo dell’1,52% a 67.069 dollari.

Settori in evidenza: energia in rialzo, trasporti sotto pressione

Sull’azionario statunitense, il forte aumento del greggio ha sostenuto i titoli del comparto energetico. Tra i rialzi più evidenti figurano Apa (+1,7%), Occidental Petroleum (+1,2%), Diamondback Energy (+1,7%), ConocoPhillips (+1,7%) e Chevron (+0,8%).

Invece, le compagnie aeree e le società di crociera sono risultate le più penalizzate, a causa dei maggiori costi del carburante e delle incertezze sulla domanda: Carnival, Royal Caribbean e Norwegian Cruise Line hanno perso tra il 2,3% e il 3,5%, mentre Delta Air Lines, United Airlines, American Airlines e Southwest Airlines hanno registrato cali compresi tra l’1,2% e il 3%.

Tesla ha ceduto il 5,4% dopo che le consegne del primo trimestre sono risultate al di sotto delle attese: la società ha comunicato 358.000 veicoli consegnati nel periodo, in calo del 14% rispetto al trimestre precedente ma in aumento del 6,3% rispetto all’anno precedente.

Anche il titolo di Nike ha sofferto, perdendo l’1% dopo un outlook rivisto al ribasso che prevede un calo delle vendite in Cina fino al 20%, elemento che preoccupa gli investitori dati i riflessi sulla crescita globale del gruppo.

Tokyo recupera grazie a metalli ed elettronica

La Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, provando a rimbalzare dopo il calo precedente: l’indice Nikkei è salito dell’1,26% a 53.123,49 punti, sostenuto dagli acquisti sui titoli del comparto elettronico e dell’acciaio e dei metalli.

Tra i titoli in evidenza, Mitsubishi Electric ha registrato un progresso del 2,9% mentre Mitsui Kinzoku ha guadagnato il 6,3%. Gli investitori in Asia rimangono attenti agli sviluppi geopolitici nel Medio Oriente e alle implicazioni sui prezzi delle materie prime.

In prospettiva, i mercati continueranno a monitorare i prossimi dati sul mercato del lavoro negli Stati Uniti e le mosse della Fed, elementi che influenzeranno le aspettative sui tassi e, di conseguenza, la domanda per attività rischiose e rifugi sicuri.