Assegno unico esteso ai figli non residenti: l’emendamento che cambia le regole
- 3 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il governo propone di ampliare la platea di beneficiari dell’Assegno unico e universale includendo i lavoratori provenienti da altri Stati dell’Unione europea che prestano attività in Italia ma non vi risiedono, nonché i figli a carico che risiedono in un altro Paese. In pratica, la modifica permetterebbe a chi risiede, ad esempio, in Francia o in Romania e lavora sul territorio italiano di accedere al sostegno mensile anche se i figli a carico vivono all’estero.
Modifica al decreto del 2021
L’intervento è contenuto in un emendamento presentato dal governo al decreto Pnrr, che dovrebbe avviare l’esame in Aula alla Camera nei giorni successivi alla ripresa dei lavori della commissione Bilancio. Il testo modifica il decreto legislativo 29 dicembre 2021 n. 230, la norma che ha introdotto l’Assegno unico e universale e che attualmente esclude dalla platea chi non risiede in Italia per almeno due anni o i cui figli non sono residenti nel Paese.
Stime della relazione tecnica
La relazione tecnica allegata all’emendamento stima circa 50.000 nuovi figli beneficiari a fronte dell’estensione dei requisiti. La spesa aggiuntiva prevista è graduata nel tempo: 20 milioni di euro per i mesi rimanenti del 2026, 31,1 milioni nel 2027, 31,7 milioni nel 2028, 32,3 milioni nel 2029, 32,9 milioni nel 2030, 33,5 milioni nel 2031, 34,2 milioni nel 2032, 34,8 milioni nel 2033, 35,5 milioni nel 2034 e una previsione di 36,2 milioni annui a decorrere dal 2035.
Queste proiezioni tengono conto dell’ipotesi che l’estensione riguardi una platea stabile e riflettono i costi medi per nucleo familiare; la previsione finanziaria è quindi sensibile a variazioni nella composizione delle famiglie e nel numero effettivo di domande accolte. L’impatto sul bilancio dello Stato sarà oggetto di verifica durante l’iter parlamentare.
Altri punti dell’emendamento
L’emendamento specifica inoltre che l’erogazione dell’Assegno unico e universale sarà commisurata alla durata effettiva della residenza, del domicilio o della prestazione lavorativa svolta in Italia. Per i lavoratori non residenti è previsto che la domanda sia presentata per la durata della prestazione lavorativa e che, in ogni caso, venga rinnovata annualmente a partire dal 1° marzo.
Dal punto di vista operativo, la misura richiederà procedure amministrative chiare per verificare la durata dell’attività lavorativa e la condizione di non residenza, compiti che ricadranno sugli enti preposti alla gestione dell’assegno. In ambito pratico sarà importante definire anche il ruolo dell’INPS e dei datori di lavoro nella raccolta e nella validazione delle informazioni necessarie.
Motivazioni e ricorso alla Corte di giustizia
Una delle ragioni che ha spinto il governo a presentare l’emendamento è la necessità di evitare una possibile condanna della Corte di giustizia dell’Unione europea, dopo che la Commissione europea ha deferito l’Italia nel 2024. La Commissione contesta il requisito dei due anni di residenza, ritenuto discriminatorio rispetto alle norme dell’Unione europea sul coordinamento della sicurezza sociale e sulla libera circolazione dei lavoratori.
Secondo il diritto dell’Unione, le regole che ostacolano l’accesso a prestazioni connesse al periodo di residenza possono configurare una limitazione alla libertà di circolazione dei lavoratori e violare i principi di parità di trattamento tra cittadini europei. Una sentenza negativa della Corte potrebbe obbligare l’Italia a modificare la normativa anche retroattivamente e comportare ripercussioni amministrative e finanziarie.
Oltre alla dimensione giuridica, la proposta apre un dibattito politico e sociale sulle tutele per i lavoratori transfrontalieri e sulle politiche di sostegno alle famiglie con membri residenti in Paesi diversi. Le istituzioni nazionali dovranno bilanciare l’adempimento degli obblighi europei con la sostenibilità del sistema di welfare e con le esigenze di equità tra beneficiari.
Prossime fasi e impatti attesi
L’emendamento avvierà il suo percorso di approvazione parlamentare nelle prossime settimane; durante l’esame in commissione e in Aula potranno essere proposte ulteriori modifiche tecniche o restrizioni applicative. Gli enti coinvolti nella gestione dell’assegno dovranno adeguare prassi e sistemi informatici per consentire l’accoglimento delle domande dai lavoratori non residenti.
Nel complesso, la norma mira a garantire maggiori tutele ai cittadini europei che lavorano in Italia, riducendo possibili conflitti con il diritto comunitario, ma comporta anche un incremento della spesa pubblica e la necessità di procedure amministrative più articolate per assicurare correttezza e trasparenza nell’erogazione del beneficio.