San Siro, dopo nove anni lo stesso progetto del 2017: per i pm tutto deciso dai club
- 2 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Secondo gli atti dell’inchiesta, il progetto per lo stadio proposto dalle società sportive nel 2017 sarebbe sostanzialmente rimasto invariato nel corso dei nove anni successivi, e gli inquirenti ritengono che i club abbiano condizionato le trattative e l’avviso pubblico. L’indagine ipotizza i reati di turbativa d’asta e di rivelazione del segreto d’ufficio.
Le accuse della Procura
La Procura di Milano sostiene che l’impianto presentato dalle società appaia «già ad una prima visione, molto simile a quello attuale», nonostante le lunghe fasi di negoziazione con il Comune. Per gli inquirenti, non si tratterebbe di una semplice riqualificazione dello stadio esistente ma di un intervento di riconversione convalente in un progetto immobiliare che interessa un intero quartiere.
Il contenuto dei documenti del 2017
I documenti citati nell’inchiesta provengono da bozze predisposte dai club e da scambi di comunicazioni risalenti al 23 ottobre 2017. In particolare appare una nota inviata da Ada Lucia De Cesaris, legale dell’Inter ed ex assessora, a una dipendente della società con oggetto «Documento per incontro col Comune», in vista di un appuntamento con i dirigenti di Palazzo Marino programmato per il 24 ottobre 2017.
Quella bozza includeva una sezione chiamata «servizi a supporto dello stadio» che prevedeva la realizzazione di aree di ospitalità, un museo, un Inter Megastore, spazi per sponsor, camminamenti e altri insediamenti come hotel, aree verdi e parcheggi sull’intera area. La ricostruzione investigativa sottolinea come già alla fine del 2017 fosse delineata l’intenzione di abbattere il vecchio impianto per costruire un nuovo stadio affiancato da funzioni commerciali e museali.
I contatti istituzionali e le procedure valutate
Nel 2017 l’allora RUP (Responsabile Unico del Procedimento) Giancarlo Tancredi e Ada Lucia De Cesaris avrebbero valutato due diverse strade procedurali per la cessione e la valorizzazione dell’area: la normativa sugli stadi, entrata in vigore nello stesso anno e poi modificata nel 2021, oppure una soluzione tramite finanza di progetto.
Quadro normativo e implicazioni amministrative
La legge nazionale sugli stadi del 2017 ha introdotto strumenti per favorire la riqualificazione e la realizzazione di impianti sportivi, con possibili coinvolgimenti pubblico-privati. La scelta tra tale normativa e la finanza di progetto comporta differenze rilevanti sulle procedure di affidamento, sulla trasparenza delle gare e sulle garanzie richieste.
Nel contesto di appalti e valorizzazioni immobiliari, eventuali condotte finalizzate a indirizzare gare o bandi possono integrare il reato di turbativa d’asta, mentre la divulgazione di informazioni riservate da parte di funzionari pubblici può costituire rivelazione del segreto d’ufficio. Entrambi i profili assumono rilievo quando sono coinvolti interessi economici e decisioni amministrative sulla gestione del patrimonio pubblico.
Conseguenze possibili per attori pubblici e privati
Se le ipotesi investigative trovassero conferma, le implicazioni potrebbero riguardare responsabilità penali per singoli funzionari o dirigenti e conseguenze amministrative per la procedura di cessione dell’area. Per i club, la vicenda potrebbe tradursi in ritardi o inchieste parallele su pratiche urbanistiche e concessioni.
Sul piano politico e urbanistico, la vicenda solleva questioni di governo del territorio, controllo sulle trasformazioni edilizie e tutela dell’interesse pubblico rispetto a progetti di rilevante impatto immobiliare, come quello legato alla Grande Funzione Urbana San Siro.
Contesto e prossimi sviluppi
L’indagine è in corso e si inserisce in un quadro più ampio che vede confrontarsi esigenze di sviluppo urbano, interessi privati e obblighi di trasparenza delle istituzioni locali. Le attività istruttorie mirano a verificare la sequenza dei fatti, la responsabilità delle parti coinvolte e la correttezza delle procedure adottate dal Comune di Milano.
Fino all’esito delle indagini e degli eventuali procedimenti giudiziari, valgono i principi del contraddittorio e della presunzione di innocenza. Allo stesso tempo, la vicenda richiama l’attenzione sull’importanza di strumenti amministrativi che garantiscano la chiarezza nelle decisioni su grandi opere infrastrutturali e sulla necessità di una governance che tuteli l’interesse collettivo.