L’ex capo di stato maggiore della difesa Camporini avverte: la Nato può sopravvivere anche senza gli Stati Uniti
- 2 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Secondo l’ipotesi avanzata da Donald Trump su una possibile uscita dei Stati Uniti dalla Nato, l’Alleanza atlantica non cadrebbe automaticamente: per Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa italiana, la struttura sopravviverebbe ma perderebbe alcuni elementi essenziali che oggi dipendono in misura decisiva dal sostegno americano.
Elementi strategici e capacità tecnologiche
La preoccupazione principale, secondo Camporini, riguarda il deterrente nucleare: tra i Paesi europei solo la Gran Bretagna e la Francia dispongono di tali capacità autonome. Anche la sorveglianza satellitare è in larga parte assicurata dagli Stati Uniti, mentre sistemi nazionali come Cosmo Skymed forniscono contributi importanti ma non raggiungono gli stessi livelli di copertura e integrazione.
Oltre ai sensori e alle capacità di intelligence spaziale, un altro nodo riguarda la difesa antimissile. Il sistema statunitense è ancora più potente di quelli oggi disponibili in ambito europeo: questo crea un vuoto operativo che richiederebbe investimenti significativi per essere colmato a livello comunitario.
Rischi geopolitici e uso delle basi
Se gli europei decidessero di mantenere l’attuale struttura dell’Alleanza senza il contributo statunitense, l’inquadramento rimarrebbe formalmene transatlantico — con la partecipazione anche del Canada — ma la capacità operativa complessiva verrebbe ridotta. Questo aumenterebbe l’esposizione geopolitica degli Stati membri pur senza provocare un collasso immediato dell’Alleanza.
Le basi in Italia utilizzate oggi dagli Stati Uniti potrebbero rimanere operative e, in caso di necessità, essere messe a disposizione da altri Paesi europei per schierare assetti militari. Francia, ad esempio, potrebbe intensificare il proprio contributo alla sorveglianza del Mediterraneo impiegando unità e pattugliamenti marittimi dalle strutture disponibili.
Conseguenze pratiche e investimenti richiesti
Secondo l’analisi del generale, la decisione formale degli Stati Uniti di abbandonare la Nato incontrerebbe ostacoli procedurali: alle norme attualmente vigenti verrebbe infatti richiesta una maggioranza qualificata di due terzi nel Senato. Tuttavia, l’osservatore sottolinea la possibilità che un leader possa agire al di fuori di queste prassi, come già mostrato in altre circostanze.
Un eventuale ritiro americano comporterebbe la rinegoziazione degli accordi bilaterali e multilaterali che regolano presenza, basi e logistica: si tratterebbe di un riassetto diplomatico e operativo, ma non necessariamente di una trasformazione epocale nei tempi più brevi.
Quanto ai programmi di potenziamento delle forze armate in corso, Camporini ritiene che, se portati a termine, offrirebbero margini adeguati per sostenere le capacità europee. L’elemento cruciale è però l’incremento delle risorse: in particolare, Italia dovrebbe aumentare le spese militari e accelerare gli investimenti in sistemi satellitari, difesa antimissile e altre capacità di comando e controllo per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.
Dal punto di vista politico e istituzionale, un rafforzamento della cooperazione a livello europeo — attraverso programmi condivisi e una maggiore integrazione industriale nel settore della difesa — sarebbe la via più efficace per mitigare i rischi e preservare la deterrenza collettiva nel lungo periodo.