Borse in netto calo dopo le parole di Trump, petrolio e gas tornano a correre

Le borse europee hanno chiuso in rosso nell’ultima seduta della settimana, con i mercati internazionali in tensione per le dichiarazioni serali del presidente Donald Trump sulla guerra in Iran. Venerdì le piazze finanziarie di Stati Uniti, Regno Unito ed Europa resteranno chiuse per le festività pasquali, ma la reazione immediata agli annunci di Washington ha inciso sui prezzi delle materie prime e sugli indici azionari.

Le parole del presidente americano — secondo le quali gli Stati Uniti intendono raggiungere gli obiettivi militari in poche settimane e valutano attacchi mirati agli impianti energetici iraniani — hanno raffreddato le aspettative di una rapida de-escalation, con ripercussioni sui corsi del petrolio e del gas, oltre che sui beni rifugio e sulle valute.

Dal punto di vista macroeconomico, l’attenzione rimane rivolta al bollettino della BCE in uscita nella tarda mattinata e ai dati statunitensi sul lavoro attesi venerdì, in particolare la variazione degli occupati non agricoli e i salari, che influenzeranno il sentiero dei tassi e i rendimenti sovrani.

Rincari delle materie prime e impatto sul mercato energetico

Il prezzo del petrolio è tornato a salire con forza dopo gli interventi di Donald Trump: il Brent è salito di quasi il 6% fino a 107,23 dollari al barile, mentre il WTI ha segnato un aumento di circa il 5% a 105,21 dollari. La chiusura dello Stretto di Hormuz, corridoio vitale per le esportazioni energetiche mediorientali, ha contribuito a stringere l’offerta e ad alimentare i timori sui rifornimenti.

Donald Trump ha detto:

“Siamo sulla strada per completare tutti gli obiettivi militari.”

Donald Trump ha detto:

“Entro due-tre settimane questo conflitto sarà concluso.”

Donald Trump ha detto:

“Colpiremo Teheran con forza e lo riporteremo all’età della pietra.”

Donald Trump ha detto:

“Se non ci sarà un accordo, colpiremo i loro impianti energetici.”

In aggiunta, il presidente ha suggerito che alcuni Paesi che ricevono petrolio via Hormuz potrebbero assumere un ruolo di controllo delle rotte. Queste affermazioni hanno generato ulteriori pressioni rialziste sui prezzi dell’energia e sollevato questioni su sicurezza marittima e assicurazioni di carico.

La pressione sul settore energetico ha avuto effetti anche sul mercato del gas: il prezzo sulla piattaforma di Amsterdam è salito del 5,76% a 50,25 euro per megawattora.

Nel contempo si sono registrate vendite sui metalli preziosi: l’oro spot ha perso circa il 3,4%, mentre i contratti future hanno segnato cali vicini al 4%. L’argento, il palladio e il platino hanno anch’essi registrato ribassi significativi, riflettendo un movimento verso asset liquidi e un generale avversione al rischio.

Cripto, valute e flussi sul mercato dei cambi

Le criptovalute hanno subito pressioni: il Bitcoin è sceso di circa il 2,9%, attestandosi intorno ai 66.400 dollari, in linea con la generale riduzione della propensione al rischio. La reazione è stata favorita dal timore di un’escalation del conflitto e dall’aumento della domanda di dollari.

Sul mercato dei cambi il dollaro ha recuperato terreno. L’euro/dollaro si è riportato su 1,1520, mentre il rapporto tra euro e yen si è attestato attorno a 183,54 e il dollaro/yen a 159,33, con movimenti amplificati dalle dinamiche di rischio globale e dai differenziali di rendimento.

Effetti sui titoli di Stato e sullo spread

Le tensioni geopolitiche hanno inciso anche sui mercati obbligazionari: lo spread tra BTp decennale e il corrispondente BUnd tedesco è salito a 90 punti base, in aumento rispetto alla chiusura precedente. Il rendimento del BTp decennale benchmark si è mosso verso il 3,93% dalla precedente chiusura, riflettendo il riprezzamento del rischio sovrano e delle aspettative sui tassi reali.

Situazione nei mercati asiatici

I principali listini asiatici hanno chiuso in ribasso dopo i commenti di Donald Trump. La Borsa di Tokyo ha registrato una flessione significativa, con l’indice Nikkei in calo del 2,40% e il più ampio Topix in ribasso dell’1,70%.

La borsa di Shanghai ha ceduto lo 0,87%, l’Hang Seng di Hong Kong ha perso l’1,44% e la borsa di Seoul ha fatto segnare la contrazione più ampia, con il Kospi in calo del 4,93%.

Implicazioni economiche e prospettive

Un rialzo sostenuto dei prezzi dell’energia può esercitare pressioni inflazionistiche a livello globale, con effetti sulla politica monetaria delle banche centrali. Una persistente escalation potrebbe complicare il percorso per la BCE e altre autorità nel bilanciare la lotta all’inflazione con il sostegno alla crescita economica.

Nel breve termine, gli investitori monitoreranno attentamente ogni sviluppo diplomatico e militare, oltre ai dati macro in arrivo, per ricalibrare posizioni su azioni, obbligazioni e materie prime. La riapertura delle rotte marittime e la stabilizzazione degli approvvigionamenti energetici restano elementi chiave per il ritorno di fiducia nei mercati.