Vendite di biciclette in calo del 4% nel 2025: e-bike in forte crisi (-7%)

Massimo Panzeri ha spiegato:

«Un anno pessimo, con riduzioni nell’ordine del 30% come risultato di magazzini di fine 2024 ancora carichi.»

Diego Turato ha aggiunto:

«Dai picchi del 2022 siamo scesi del 40% e se ora i ricavi tengono è solo grazie a grandi sacrifici sui margini.»

I commenti dei vertici di Atala e Bottecchia, due marchi storici del settore delle due ruote a pedali, fotografano una fase complessa per l’industria italiana della bicicletta. Il comparto nazionale conta circa 220 imprese e oltre 17.000 addetti, ma sta attraversando una fase di assestamento dopo i picchi di domanda registrati nel 2022.

I numeri contenuti nel rapporto di Confindustria AncmaAssociazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori — mostrano una contrazione delle vendite per il 2025. Le stime indicano una riduzione complessiva del 4%, con il mercato totale attestato intorno a 1,3 milioni di unità. Il segmento tradizionale cala di circa il 3% fino a 1,047 milioni di pezzi, mentre le biciclette a pedalata assistita registrano una flessione più marcata, circa il 7%, a quota 256.000 unità.

Dietro questi valori si celano dinamiche differenziate per canale distributivo: la grande distribuzione specializzata e il commercio online mostrano segnali di ripresa, mentre i negozi specializzati riportano cali significativi. Le vendite di e-bike nei punti vendita tradizionali risultano in diminuzione intorno al 14%, mentre le biciclette a pedalata muscolare segnano un calo vicino all’8%. Il fatturato del settore scende a circa 2,5 miliardi, lontano dal picco di 3,2 miliardi del 2022, ma comunque superiore di circa il 19% rispetto ai livelli pre‑pandemia.

La produzione

Sul fronte produttivo il quadro è misto: la produzione di biciclette tradizionali registra un recupero, con una stima di circa 1,8 milioni di pezzi e una crescita intorno al 6%, trainata in particolare dalla domanda per modelli di alta gamma nel segmento delle bici da corsa.

Al contrario, la produzione di e-bike mostra una contrazione significativa, con una caduta stimata del 17% a circa 281.000 unità. Anche le esportazioni perdono quota: i flussi verso l’estero si attestano a circa 107.000 pezzi, con un calo superiore a venti punti percentuali rispetto ai livelli precedenti.

Queste variazioni industriali riflettono più fattori concomitanti: esuberi di stock accumulati nel periodo post‑boom, compressione dei margini dovuta all’aumento dei costi di produzione e una domanda finale che sta ricalibrando le proprie preferenze. Per molte aziende la priorità è riequilibrare gli inventari, ridurre l’esposizione finanziaria e concentrarsi su prodotti a più alto valore aggiunto.

L’andamento del settore ha anche implicazioni sul piano occupazionale e sulla filiera di fornitura: cali prolungati della domanda possono comprimere gli ordini ai fornitori di componentistica e motori elettrici, con effetti a catena su capacità produttiva e investimenti in ricerca e sviluppo.

Sul versante delle politiche pubbliche, incentivi alla mobilità sostenibile, investimenti in infrastrutture ciclabili e iniziative di promozione del cicloturismo possono rappresentare leve importanti per riavviare la domanda. Analogamente, l’apertura a nuovi mercati esteri e la focalizzazione su segmenti premium e servizi aggiuntivi — manutenzione, connettività e soluzioni integrate per la mobilità urbana — sono strategie citate dagli operatori per mitigare l’impatto della contrazione.

Il settore rimane quindi in una fase di transizione: la capacità delle imprese di adattarsi ai cambiamenti del mercato, l’evoluzione delle preferenze dei consumatori e le scelte di politica industriale nazionali ed europee determineranno la velocità e la robustezza di una eventuale ripresa.