Starmer convoca un vertice con 35 paesi sullo Stretto di Hormuz

Oltre ai sette firmatari originari della Dichiarazione del 19 marzoRegno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda, Canada e Giappone —, nelle ultime settimane si sono aggiunti numerosi altri Paesi, tra cui Danimarca, Svezia, Norvegia, Estonia, Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Bahrein e Emirati Arabi Uniti.

La crescita del gruppo riflette la preoccupazione internazionale per l’instabilità generata dal conflitto in Iran e per i rischi alla sicurezza regionale e alle rotte commerciali. La dichiarazione funge da quadro di coordinamento politico e operativo volto a prevenire escalation, tutelare il commercio marittimo e armonizzare sanzioni e misure di deterrenza.

Per diverse capitali, l’adesione risponde anche alla necessità di un coordinamento più stringente tra alleati su sicurezza energetica, contrasto alle minacce ibride e cooperazione in ambito diplomático e dell’intelligence, in alcuni casi integrando il lavoro svolto da organismi multilaterali come NATO.

Rapporto con l’Europa e obiettivi del governo

Secondo il primo ministro del Regno Unito, è essenziale consolidare i legami con il continente europeo tanto in campo economico quanto in ambito di difesa. I dettagli di questo avvicinamento saranno oggetto di un vertice con la UE previsto per l’estate, che dovrà presentare obiettivi più ambiziosi rispetto agli incontri precedenti e spingersi oltre gli accordi già raggiunti su commercio, energia, pesca e difesa.

Keir Starmer ha dichiarato:

“È sempre più evidente che, mentre il mondo prende una direzione imprevedibile, il nostro interesse nazionale richiede rapporti più stretti sul lungo termine con i nostri alleati in Europa.”

Il governo ha spiegato che il prossimo summit dovrà produrre risultati concreti, includendo meccanismi di cooperazione strategica più stabili e progetti comuni per la resilienza energetica, la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la gestione delle crisi internazionali.

Relazioni con gli Stati Uniti e reazioni pubbliche

Negli ultimi mesi il primo ministro aveva cercato di stabilire un rapporto positivo con il presidente degli Stati Uniti, ma la scelta di Londra di non partecipare in modo attivo a operazioni belliche legate al conflitto ha provocato una reazione dura da parte del presidente.

Donald Trump ha detto:

“È un vigliacco” e “non all’altezza di Churchill.”

Il premier ha reagito, per il momento, evitando repliche scomposte e privilegiando un profilo istituzionale. Nel frattempo le sue mosse politiche parlano chiaramente: dopo essersi schierato contro Brexit durante la campagna referendaria, Keir Starmer sembra orientato a ridurre la dipendenza dalle politiche di Washington e a rafforzare i rapporti con la UE, puntando su cooperazione strategica e stabilità a lungo termine.

Questa ridiscussione degli equilibri esterni avrà implicazioni sulla politica commerciale e sulla postura di difesa del Regno Unito, influenzando i rapporti con alleati tradizionali e partner regionali e richiedendo un lavoro diplomatico intenso per conciliare interessi nazionali, alleanze atlantiche e cooperazione europea.