M5S, Grillo lancia la battaglia legale per riottenere nome e simbolo

Beppe Grillo ha notificato al Movimento guidato da Giuseppe Conte un atto di citazione davanti al Tribunale di Roma per rivendicare la titolarità del nome e del simbolo del Movimento 5 Stelle. L’udienza è prevista per il mese di luglio e riapre una disputa che ha radici nell’evoluzione interna del movimento dal 2009 ad oggi.

Marco Bella, ex parlamentare vicino a Beppe Grillo, ha commentato la decisione legale:

“La battaglia legale sarà difficile, lunga e complessa. E chi sarà in prima fila sarà purtroppo Beppe. Proprio la persona che il Movimento lo ha fondato, costretto ancora una volta a metterci soldi suoi. Contro qualcuno che, invece, si è assicurato milioni di finanziamenti pubblici. La dignità, però, non ha prezzo. È una battaglia giusta e per quanto difficile va fatta. Se vi rimane ancora un po’ di dignità, ridate il simbolo e il nome del Movimento a Beppe. E andate per la vostra strada. Fatevi il vostro simbolo. Loro, purtroppo, non credo molleranno. Noi nemmeno. Forza Beppe!”

La contesa sul nome e sul simbolo

La disputa verte sulla proprietà e sull’uso del marchio collettivo che identifica il Movimento 5 Stelle. Secondo la ricostruzione formulata dagli ambienti a sostegno di Beppe Grillo, nel corso degli anni si sono diffuse entità giuridiche diverse che hanno utilizzato lo stesso nome e lo stesso simbolo, generando una sovrapposizione di titolarità e complicazioni giuridiche.

Nel dettaglio vengono individuate tre fasi storiche: la formazione iniziale del 2009, definita come un “non partito” senza statuto; la trasformazione in associazione nel 2013 con sede a Genova, in cui si afferma la titolarità del nome e del simbolo in capo a Beppe Grillo; e la costituzione di una struttura diversa con sede a Roma nel 2017, legata a iniziative politiche successive che hanno dato vita a una diversa gestione del simbolo.

Aspetti giuridici rilevanti

La causa davanti al Tribunale di Roma si concentrerà su questioni di diritto civile e della proprietà intellettuale: chi detiene effettivamente il diritto d’uso e la titolarità del marchio, la validità degli atti costitutivi e degli statuti, e la legittimità del trasferimento o dell’uso “in comodato” del simbolo da una sede all’altra.

I sostenitori di Beppe Grillo ritengono che, sul piano strettamente giuridico, il nome e il simbolo rimangano di proprietà dell’associazione con sede a Genova, mentre la struttura nata a Roma ne avrebbe fatto un uso non proprietario.

Motivazioni politiche e istituzionali

Oltre alla questione legale, la causa riflette divergenze di linea politica e di modello organizzativo. In particolare tra le contestazioni mosse c’è l’eliminazione del ruolo del Garante e la soppressione del limite del doppio mandato, decisioni che, secondo Grillo e i suoi sostenitori, hanno segnato un allontanamento dai principi fondanti del Movimento.

Questi elementi hanno rilevanza non solo simbolica ma anche pratica: la perdita del nome e del simbolo potrebbe costringere il movimento guidato da Giuseppe Conte a cambiare identità grafica e denominazione, con effetti sulla riconoscibilità elettorale e sugli assetti organizzativi interni.

Precedenti e reazioni

L’intenzione di intraprendere azioni civili per riottenere il controllo del simbolo era già emersa in passato. I vertici del movimento contiano reagirono allora minacciando azioni legali e sostenendo di aver ottenuto esiti favorevoli nei procedimenti precedenti.

Giuseppe Conte ha avvertito:

“Chi si azzarda a intralciare il Movimento troverà una solida barriera legale, pagherà gli avvocati, anche i nostri, la lite temeraria, e pure i danni.”

Un ulteriore richiamo di sostenitori del nuovo corso sottolinea che, secondo loro, le contestazioni giuridiche già avanzate sono state respinte in passato e che chi le ha promosse è stato obbligato a sostenere le spese processuali.

Possibili scenari e impatto politico

Se il Tribunale di Roma dovesse riconoscere la titolarità del nome e del simbolo a favore dell’associazione con sede a Genova, il gruppo che oggi si identifica con il simbolo guidato da Giuseppe Conte sarebbe costretto a modificare segni distintivi e comunicazione politica. Questo comporterebbe una ricaduta immediata sulla campagna elettorale, sulle liste e sulla coesione interna.

In alternativa, una sentenza favorevole al gruppo con sede a Roma consoliderebbe la sua autonomia organizzativa e l’uso del simbolo, ma non risolverebbe il problema delle fratture interne che hanno inciso sulla storia recente del movimento.

Cronologia e prossimi passi

La disputa si inscrive in un percorso iniziato con la nascita del movimento nel 2009 e proseguito con trasformazioni associative e politiche nel 2013 e nel 2017. Negli ultimi anni le modifiche statutarie e l’azzeramento di ruoli come quello del Garante hanno aggravato la controversia sulla titolarità dei segni distintivi.

Con l’udienza fissata per luglio al Tribunale di Roma, le parti presenteranno memorie e prove documentali per sostenere le rispettive pretese. Il procedimento civile potrà richiedere tempi lunghi e potrà dare luogo a eventuali appelli, con impatti sulla pianificazione politica dei soggetti coinvolti.

Indipendentemente dall’esito giudiziario, la causa rimette al centro il tema della governance dei movimenti politici e della tutela dei simboli collettivi, questioni rilevanti per il funzionamento democratico e la trasparenza delle formazioni politiche.



Author: Tony
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