I crolli di Bitcoin si affievoliscono: Wall Street comincia a farci caso
- 1 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi anni la reputazione di Bitcoin si è costruita su cicli estremi di boom e crollo, con cali che in passato hanno raggiunto fino al 90% rispetto ai massimi storici. Nel ciclo attuale la perdita è stata invece più vicina al 50%, un cambiamento che molti analisti interpretano come indice di una progressiva maturazione di BTC come classe di attivo.
Jason Fernandes said:
“La compressione dei cali di Bitcoin a circa il 50% è un segnale di maturazione della struttura di mercato.”
“Con un aumento della profondità della liquidità e della partecipazione istituzionale, la volatilità si contrae naturalmente sia al rialzo sia al ribasso.”
Zack Wainwright said:
“La crescita sta diventando meno impulsiva, riducendo la probabilità di eventi estremi al ribasso.”
Confronto con i cicli precedenti
Nel descrivere l’evoluzione del mercato, analisti come Fernandes e Wainwright richiamano i precedenti periodi di forte ribasso, in particolare dopo i picchi del 2013 e del 2017. Dopo il massimo di fine 2013, Bitcoin scese da livelli intorno a 1.163 dollari fino a circa 152 dollari a gennaio 2015, registrando una contrazione approssimativa dell’87%.
Alla fine del 2017 l’asset raggiunse circa 20.000 dollari per poi perdere circa l’84% nel corso dell’anno successivo, attestandosi intorno a 3.122 dollari. Questi episodi di “crypto winter” hanno segnato la narrativa iniziale, in cui Bitcoin era visto soprattutto come una scommessa ad alto rischio.
Visioni alternative sul rischio di ribasso
Non tutti gli osservatori condividono l’idea che i grandi crolli siano ormai esclusi. Mike McGlone di Bloomberg Intelligence ha espresso cautela rispetto a una piena esclusione della possibilità di una correzione marcata.
Mike McGlone said:
“Ritengo possibile una normale reversione verso i 10.000 dollari; la bolla delle criptovalute è finita.”
Secondo questa prospettiva, un ribasso di Bitcoin potrebbe accompagnarsi a un ampio movimento negativo su azioni, materie prime e altri asset rischiosi, evidenziando la correlazione tra i mercati durante fasi di stress.
Perché la dimensione e l’integrazione istituzionale contano
La tesi contraria alla possibilità di ribassi del 90% si fonda in parte sulla semplice matematica della scala: man mano che Bitcoin cresce in capitalizzazione di mercato, il capitale necessario per scatenare un crollo così profondo diventa sempre più ingente. Questo effetto è amplificato dall’integrazione istituzionale, che comprende ETF, esposizioni nei portafogli pensionistici e altri veicoli regolamentati.
L’ingresso di investitori istituzionali tende a rendere più difficile un deleveraging su larga scala, perché molte esposizioni sono strutturate per rimanere nei bilanci o sono soggette a regole e limiti che frenano vendite massicce e immediate.
Impatto sulla costruzione dei portafogli
Un altro elemento chiave è come Bitcoin cominci a essere valutato nel contesto di allocazioni di portafoglio. Se una piccola percentuale — tipicamente dall’1% al 3% — può migliorare in modo significativo rendimento e Sharpe ratio senza aumentare in misura considerevole i drawdown, il comportamento istituzionale tende a cambiare.
Jason Fernandes said:
“I dati di portafoglio sono ciò che realmente modifica il comportamento istituzionale. Se un’allocazione minima può migliorare rendimenti e rischi aggiustati, Bitcoin smette di essere una scommessa isolata e diventa un potenziatore di efficienza.”
Jason Fernandes said:
“Il rischio non è più possedere Bitcoin; il rischio è il costo opportunità di non avere alcuna esposizione.”
Questa ricollocazione del rischio trasforma Bitcoin da un asset dal profilo da venture capital a un possibile elemento di allocazione macro, con aspettative di rendimenti che dovrebbero normalizzarsi in parallelo alla riduzione della volatilità.
Dati empirici e prospettive di rendimento
Ricerche recenti di Fidelity mostrano come, su un orizzonte di dieci anni, Bitcoin abbia registrato rendimenti complessivi molto elevati — nell’ordine di molte migliaia di percento — sovraperformando azioni, oro e obbligazioni e presentando performance corrette per il rischio competitive nonostante la volatilità.
Questi risultati rafforzano l’argomento per l’inclusione di una piccola quota di Bitcoin nei portafogli istituzionali: non più come un elemento speculativo esclusivo, ma come strumento che può migliorare il profilo rendimento-rischio complessivo.
Conclusione: un punto di svolta per le istituzioni
Se i drawdown continuano a restringersi e un’allocazione marginale dimostra di poter aumentare l’efficienza del portafoglio senza esporre significativamente al rischio, Bitcoin evolve verso una classe di attivo più investibile e utilizzabile a livello istituzionale.
Per molte istituzioni questo potrebbe rappresentare l’inflessione reale: il momento in cui Bitcoin non è più giudicato soltanto per i picchi e i crolli storici, ma per la sua capacità di contribuire a obiettivi di diversificazione e rendimento in portafogli ampi e regolamentati.