Esodati 5.0: governo pronto a rialzare l’aliquota

La riduzione dei fondi destinati al piano Transizione 5.0 ha trasformato per oltre 1.600 progetti l’incentivo previsto in un micro-bonus: in molti casi il credito disponibile si riduce a appena il 12,25% dell’investimento previsto.

L’analisi della relazione tecnica allegata al decreto fiscale, adottato il 27 marzo dal Consiglio dei ministri, consente di quantificare l’impatto sulla platea delle imprese che avevano presentato progetti idonei e attendevano il riconoscimento del credito d’imposta.

Dati complessivi e metodologia di calcolo

In totale sono pervenute 7.417 richieste, alcune aziende con più progetti, per un ammontare complessivo richiesto di circa 1,65 miliardi di euro di credito d’imposta. Tuttavia il taglio introdotto limita il computo alle sole spese per beni strumentali e ai costi per le certificazioni, escludendo le spese relative a sistemi di gestione energetica e agli impianti alimentati da fonti rinnovabili: in conseguenza si riduce la base ammissibile a circa 1,53 miliardi.

Le risorse stanziate dalla parte governativa ammontano a 537 milioni di euro, rispetto agli iniziali 1,3 miliardi previsti nella legge di bilancio. Di conseguenza, ripartendo le somme disponibili tra le richieste, il credito effettivamente riconoscibile risulta mediamente pari al 35% di quanto spettante in base alle aliquote previste per ciascun progetto.

Ripartizione per classi di efficienza

La misura di taglio produce effetti differenti a seconda della classe di risparmio energetico attribuita ai progetti. Nella categoria con minore risparmio energetico — dove l’aliquota normativa prevista è del 35% — il vincolo di risorse applica un ulteriore fattore di riduzione: solo il 35% di quella aliquota può essere effettivamente erogato, con un risultato pari al 12,25% dell’investimento (35% × 35%).

Per questa prima classe sono state presentate 1.623 richieste con un credito richiesto complessivo di 274 milioni di euro riferiti ai soli beni strumentali; le risorse effettivamente disponibili per questa fascia ammontano a 95,9 milioni, corrispondenti in media a circa 59.000 euro per progetto.

Nella classe intermedia, che comprende 439 progetti e una richiesta totale di 87 milioni di euro, le risorse riconosciute scendono a 30,5 milioni, cioè una media di 69.300 euro per progetto.

La categoria con maggiore efficienza energetica raccoglie la maggior parte delle domande: 5.355 richieste per un credito richiesto pari a 1,17 miliardi di euro. Le risorse assegnate a questa fascia sono 409 milioni, con un bonus medio per progetto di circa 76.500 euro.

Complessivamente, considerando tutte e tre le categorie, l’importo medio del credito d’imposta riconosciuto si attesta su circa 72.400 euro, molto al di sotto delle spese sostenute per macchinari e impianti in molti casi già pianificati o ordinati.

Implicazioni per imprese e sistema industriale

La contrazione delle risorse disponibili comporta effetti immediati sui piani di investimento delle aziende, in particolare per le piccole e medie imprese che avevano programmato gli acquisti contando sull’entità piena del credito. Riduzioni così significative possono determinare problemi di liquidità, rinvii negli ordini e una minore attrattività degli interventi di efficientamento energetico.

Dal punto di vista istituzionale, la scelta di ridurre l’allocazione finanziaria della misura apre la possibilità di contestazioni tecniche e legali, richieste di revisione da parte del mondo imprenditoriale e pressioni per interventi correttivi nel corso dell’anno finanziario. La coerenza tra gli obiettivi di politica industriale — transizione energetica e modernizzazione produttiva — e la dotazione effettiva delle misure incentivanti sarà al centro del dibattito politico e amministrativo nei prossimi mesi.

Scenari possibili e misure correttive

Tra le opzioni percorribili per attenuare l’impatto negativo figurano riallocazioni di bilancio, strumenti di compensazione per progetti già avviati o interventi mirati per le imprese più vulnerabili. Un’altra strada potrebbe essere la modifica dei criteri di ammissibilità per includere nuovamente alcune voci di spesa escluse dal calcolo attuale, come i sistemi di gestione energetica e gli impianti rinnovabili.

Qualsiasi soluzione richiederà un confronto tra il Governo, le istituzioni competenti e il comparto produttivo per bilanciare sostenibilità delle finanze pubbliche e la necessità di sostenere la transizione tecnologica e ambientale delle imprese.