Solo il 35% del credito d’imposta richiesto: dove è finito il resto?
- 28 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il Consiglio dei Ministri del 27 marzo ha adottato una misura che rappresenta un duro colpo per le imprese industriali che avevano fatto affidamento sugli incentivi per l’innovazione previsti dal piano Transizione 5.0 per il 2025. Le aziende cosiddette “esodate”, ovvero quelle che avevano regolarmente presentato 7.417 progetti e risultavano in lista d’attesa a causa dell’esaurimento delle risorse, vedranno riconosciuto solo il 35% del credito d’imposta richiesto.
In termini pratici ciò significa che, nel caso più frequente — che riguarda circa l’80% dei progetti — l’agevolazione effettiva corrisponderà al 15,75%, ossia il 35% dell’aliquota massima del 45% prevista per i progetti con maggiore efficienza energetica. Per gli altri interventi le percentuali tradotte saranno, a seconda dei casi, il 14% o il 12,25%.
L’ambito di applicazione dell’intervento è inoltre circoscritto: sarà coperto soltanto il credito d’imposta relativo agli investimenti in beni strumentali, aumentato delle spese sostenute per adempiere agli obblighi di certificazione previsti dalla normativa. Restano esclusi, invece, gli investimenti destinati ai sistemi di gestione dell’energia e agli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili finalizzata all’autoconsumo.
Sarà il Gse (gestore dei servizi energetici) a fornire ai soggetti interessati la comunicazione relativa al credito d’imposta effettivamente utilizzabile, previa trasmissione delle informazioni al Agenzia delle Entrate. Questa procedura stabilisce l’iter operativo per l’utilizzo dell’agevolazione da parte delle imprese beneficiarie.
Per questa integrazione correttiva inserita nel decreto fiscale il governo destinerà 537 milioni di euro, somma nettamente inferiore alle aspettative e alle ipotesi circolate nelle settimane precedenti, tra cui quella di compensare il danno con una versione rafforzata dei bonus 4.0. I 537 milioni corrispondono al 35% del totale delle richieste di credito d’imposta presentate dalle imprese in coda e in possesso dei requisiti tecnici, che ammontano complessivamente a circa 1,65 miliardi.
Impegni di Palazzo Chigi e possibili sviluppi
La scelta di utilizzare solo una parte della dotazione prevista in legge di bilancio ha suscitato perplessità tra le rappresentanze imprenditoriali che avevano ricevuto rassicurazioni sul pieno soddisfacimento delle istanze da parte del ministero delle Imprese e del Made in Italy e del ministero dell’Economia.
Palazzo Chigi ha comunicato:
“l’intenzione di avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive interessate. L’obiettivo è quello di valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive che si rendano disponibili, anche alla stregua delle osservazioni che saranno ricevute sull’ordine di priorità per il loro utilizzo.”
La dichiarazione, pur confermando l’apertura al confronto, non chiarisce perché non sia stata impiegata almeno l’intera dotazione da 1,3 miliardi stanziata in legge di bilancio. Tra le ipotesi emerse figura la possibilità che le risorse residue vengano mantenute come riserva di emergenza per interventi a sostegno delle imprese, ad esempio per attenuare i costi energetici in un contesto di tensioni internazionali nel Medio Oriente.
Conseguenze attese per le imprese e il quadro politico
Dal punto di vista operativo le imprese che contavano su finanziamenti completi potrebbero essere costrette a ridimensionare piani di investimento o a riprogrammare tempi e contenuti dei progetti di innovazione. Sul piano politico la decisione potrebbe generare pressioni parlamentari durante il processo di conversione del decreto e aumentare la richiesta di chiarimenti sui criteri di priorità adottati per l’assegnazione delle risorse.
Per mitigare gli effetti negativi sarebbe necessario un dialogo trasparente tra istituzioni e parti sociali, la definizione di criteri oggettivi di priorità e, se possibile, l’individuazione di risorse aggiuntive per riassorbire almeno in parte la platea delle imprese rimaste in attesa.