È finito il mito di fare l’avvocato o l’ingegnere
- 28 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
C’era un’epoca in cui molte famiglie italiane consideravano la scrivania con la targhetta dorata — avvocato, architetto, ingegnere — come il segno di stabilità sociale e economica. Oggi quei percorsi attirano molto meno: i dati raccolti dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea mostrano una trasformazione significativa nelle scelte di studio dei giovani, con un calo marcato delle iscrizioni alle facoltà tradizionalmente associate a status e reddito sicuro e una crescita delle scelte umanistiche, con la filosofia in evidenza.
Accanto a questi numeri universitari, il Rapporto 2025 della Cassa Forense fornisce una valutazione dettagliata dello stato della professione legale in Italia: una categoria che invecchia, perde professionisti attivi e lamenta difficoltà diffuse nel conciliare lavoro e vita privata.
Evoluzione delle iscrizioni universitarie
I dati di lungo periodo evidenziano una tendenza chiara: le facoltà che una volta rappresentavano una scelta sicura per il futuro professionale perdono appeal. In particolare, la riduzione degli iscritti tocca ambiti tradizionalmente protetti come Giurisprudenza e Architettura, mentre cresce l’interesse per discipline umanistiche e artistiche.
Giurisprudenza: calo progressivo dei laureati
Il percorso della Giurisprudenza è esemplare della trasformazione in atto. Nel 2006 i laureati erano circa 11.526; dopo oscillazioni legate alle riforme dei cicli di studio, il picco apparente del 2015 (14.344 laureati) rifletteva il completamento delle coorti riformate. Da allora la tendenza è stata però in discesa: 11.176 laureati nel 2021 e 9.499 nel 2024, con una perdita significativa in meno di un decennio.
Un aspetto significativo riguarda il peso del doppio ciclo: le lauree magistrali biennali (LM) in ambito giuridico restano marginali, con numeri molto contenuti rispetto al totale, sintomo di una preferenza per percorsi tradizionali o di percorsi professionali alternativi.
Architettura e ingegneria civile: un calo marcato
Il quadro per Architettura e ingegneria civile è ancora più preoccupante in termini relativi. Dopo un momento di vivacità nel 2012 — con circa 9.119 laureati e la componente magistrale al suo massimo storico — la traiettoria è stata negativa: 9.851 nel 2015, 9.345 nel 2018, 7.492 nel 2021 e 5.608 nel 2024. In poco più di un decennio la riduzione è stata dell’ordine del 38,5%.
Questa contrazione rischia di avere effetti sul settore delle costruzioni, dell’urbanistica e dei servizi tecnici: meno laureati oggi possono significare minore ricambio generazionale, perdita di competenze aggiornate e difficoltà nella progettazione e manutenzione del territorio nel medio periodo.
La fotografia della professione legale secondo la Cassa Forense
Il Rapporto 2025 della Cassa Forense integra il quadro universitario con indicatori sul mercato professionale: fino al 2020 si era registrata una crescita degli iscritti (da 223.842 a 245.030), ma la pandemia ha rappresentato un punto di svolta. Al 2024 gli iscritti totali risultano 233.260.
Il dato aggregato nasconde dinamiche più critiche: tra il 2019 e il 2024 gli avvocati pensionati iscritti sono aumentati di quasi cinquemila unità, mentre gli iscritti non pensionati — i professionisti effettivamente in attività — sono diminuiti di quasi quindicimila. In cinque anni la professione ha quindi perso una quota significativa di operatori in età lavorativa.
Parallelamente si osserva un invecchiamento strutturale: l’età media degli iscritti è passata da 42,3 anni (inizio anni 2000) a 48,9 anni oggi, segnalando un mancato ricambio generazionale.
Work‑life balance e disuguaglianze di genere
Un elemento che pesa sulla scelta dei giovani è la percezione della qualità della vita professionale. Secondo il rapporto, il 63,4% degli avvocati dichiara difficoltà nel conciliare carriera e vita personale: il 17,1% la definisce molto difficile e il 46,3% abbastanza difficile. Solo una minoranza non segnala problemi significativi.
La quota di chi segnala forte difficoltà è particolarmente elevata tra i più giovani: il 73,7% degli avvocati under 40 riscontra problemi nel trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata; la percentuale resta alta nella fascia 40–49 anni (71%), scende al 59,3% tra 50–64 anni e al 42,6% oltre i 65 anni.
La dimensione di genere è marcata e stabile: il 70,6% delle avvocate dichiara difficoltà nella conciliazione contro il 57% degli avvocati uomini. Inoltre, il 57,9% delle donne valuta la propria situazione lavorativa come molto o abbastanza critica (contro il 47,3% degli uomini), con il 27,5% delle donne che definisce la condizione «molto critica» rispetto al 18,5% degli uomini.
Gli uomini, invece, riportano valutazioni più spesso stabili o migliorate: il 33% la considera stabile (contro il 25,9% delle donne) e il 16,9% la giudica in miglioramento (14,6% per le donne), fattori che riflettono differenze nell’allocazione dei carichi familiari e nell’accesso a forme di tutela o flessibilità professionale.
Implicazioni e possibili risposte politiche
Il quadro complessivo indica alcune criticità che richiedono risposte coordinate tra università, ordini professionali, istituzioni previdenziali e policy maker. Il calo delle iscrizioni e l’invecchiamento professionale possono compromettere l’offerta di servizi qualificati e aumentare la concentrazione di carichi su professionisti più anziani.
Le strategie possibili includono interventi volti a rendere le professioni più attrattive per i giovani: migliorare i percorsi di formazione pratica e l’accesso a tirocini retribuiti, semplificare l’accesso alle iscrizioni ordinarie, promuovere modelli organizzativi che favoriscano il bilanciamento vita-lavoro (smart working, orari flessibili, servizi per la cura familiare) e sostenere misure di sostegno economico nei primi anni di attività.
Altre leve rilevanti sono la valorizzazione della digitalizzazione e delle competenze tecniche aggiornate, programmi di mentorship per il ricambio generazionale e politiche attive per ridurre le disuguaglianze di genere, ad esempio attraverso incentivi per la condivisione dei carichi familiari e la promozione di reti di supporto professionale femminile.
Infine, occorre considerare il ruolo delle istituzioni pubbliche nel sostenere la domanda di professionisti qualificati attraverso investimenti in infrastrutture, nella rigenerazione urbana e nella giustizia civile, ambiti che creano lavoro per laureati in Architettura, ingegneria civile e Giurisprudenza.
Conclusione
I dati universitari e il quadro delineato dal Rapporto 2025 della Cassa Forense disegnano un cambiamento strutturale nelle professioni tradizionali italiane: minore interesse giovanile, invecchiamento degli iscritti e forti difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita privata. Affrontare queste tendenze richiede interventi integrati su formazione, mercato del lavoro, servizi di conciliazione e politiche pubbliche per garantire il ricambio generazionale e la qualità dell’offerta professionale nel medio termine.