Bitcoin, Coinbase, Gemini e Galaxy travolti dal crollo del mercato: anche le strategie in difficoltà

La settimana si è chiusa con un marcato peggioramento per i titoli legati alle criptovalute, mentre la debolezza diffusa nei mercati azionari statunitensi ha travolto gli asset a più alto rischio, portando Bitcoin sotto la soglia dei 66.000 dollari.

Tra i ribassi più evidenti si sono registrati Coinbase (COIN) e Galaxy (GLXY), in calo di quasi il 7%, mentre l’exchange Gemini (GEMI) ha perso quasi il 9%, risultando uno dei peggiori del settore.

Robinhood (HOOD), noto broker che supporta gli scambi di asset digitali, è sceso di quasi il 6% nonostante l’accelerazione del programma di riacquisto di azioni, che non è bastata a invertire il trend negativo.

Anche le società con bilanci esposti a Bitcoin hanno registrato perdite significative: MicroStrategy (MSTR) e Twenty One Capital (XXI) hanno ceduto circa il 6%.

Nel settore delle società con tesorerie esposte a Ethereum, nomi come Bitmine Immersion (BMNR) e Sharplink Gaming (SBET) hanno segnato ribassi attorno al 5%.

I miner, molti dei quali rappresentano scommesse leva su Bitcoin e sull’infrastruttura per l’intelligenza artificiale, hanno esteso le perdite: Riot Platforms (RIOT), CleanSpark (CLSK), IREN (IREN), HIVE Digital (HIVE) e Hut 8 (HUT) hanno riportato cali tra il 5% e l’8%.

Anche MARA (MARA) e Bitdeer (BTDR), che avevano sovraperformato nella giornata precedente, hanno restituito completamente i guadagni e sono scese rispettivamente di circa il 6% e l’8%, entrando nella dinamica di ribasso generalizzata del settore.

Contesto macroeconomico e commenti della banca centrale

La Federal Reserve si trova ad affrontare uno scenario sempre più complesso: da un lato la pressione inflazionistica derivante dall’aumento dei prezzi del petrolio, dall’altro segnali di peggioramento del mercato del lavoro che complicano le decisioni di politica monetaria.

Tom Barkin, presidente della Federal Reserve di Richmond, ha messo in guardia sui possibili effetti dei rincari dei carburanti sui consumi e ha definito la situazione dell’occupazione come particolarmente fragile:

“L’aumento dei prezzi della benzina potrebbe ridurre la spesa delle famiglie; le condizioni di assunzione restano fragili.”

Anna Paulson, presidente della Federal Reserve di Philadelphia, ha inoltre richiamato l’attenzione sui rischi geopolitici legati al conflitto in Medio Oriente e al loro impatto macroeconomico:

“La guerra in Iran ha creato nuovi rischi sia per l’inflazione sia per la crescita.”

In scia a queste dichiarazioni i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi si sono dimostrati volatili: il rendimento del decennale, che aveva raggiunto quasi il 4,5% nelle prime fasi della seduta, ha annullato parte del rialzo, mentre il rendimento biennale — più sensibile alle attese di politica monetaria — è rientrato in area 3,91% dopo un picco attorno al 4,03%.

La reazione degli investitori è stata rapida: le aspettative sull’entità e sul timing dei tagli dei tassi sono state riviste, con un aumento delle probabilità che la banca centrale possa mantenere una politica più restrittiva qualora l’inflazione dovesse mostrare segnali di ripresa.

Perdite di capitalizzazione e impatto sugli asset rischiosi

Nei mesi recenti le vendite diffuse hanno eroso circa 17.000 miliardi di dollari di capitalizzazione rispetto ai massimi, una contrazione che ha interessato sia il comparto tecnologico — le cosiddette Magnificent Seven — sia commodity come oro, argento e Bitcoin.

Il Bitcoin aveva raggiunto il suo massimo storico a ottobre, vicino ai 126.000 dollari, mentre oro, argento e i mercati azionari statunitensi hanno toccato i picchi a inizio anno per poi invertire bruscamente. Da quei livelli Bitcoin ha perso circa il 45%, argento ha ceduto circa il 45%, oro circa il 20% e le big tech hanno registrato cali a doppia cifra.

Indici azionari e mercato obbligazionario

Il Nasdaq 100, a forte componente tecnologica, è entrato in correzione, negoziando oltre il 10% sotto il massimo di gennaio. Anche l’ampio S&P 500 si sta avvicinando a una correzione, attualmente in calo di circa l’8,5% rispetto ai massimi dell’anno.

Il mercato obbligazionario globale resta sotto pressione: l’ETF iShares 20+ Year Treasury Bond (TLT) ha segnato una flessione giornaliera e perde circa il 5% nelle ultime settimane dall’escalation del conflitto, mentre l’S&P 500 ha registrato un ribasso di circa il 6% nello stesso periodo. Questo evidenzia la sottoperformance del tradizionale portafoglio 60/40 quando i rendimenti sovrani crescono.

Pattern settimanale: lunedì di sollievo, venerdì di risk-off

Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente si è consolidato un modello: la settimana si apre spesso con forti rialzi il lunedì, in parte per il sollievo che non si sia materializzato uno scenario di forte shock iniziale, mentre nei giorni successivi gli investitori procedono gradualmente a prese di profitto verso il fine settimana.

Questa dinamica riflette l’avversione al rischio in prossimità del weekend, quando l’esposizione a eventi geopolitici incerti può indurre a ridurre la leva e a limitare posizioni speculative, con conseguente pressione sui prezzi degli asset più volatili.

Implicazioni per gli investitori e prospettive

Per gli investitori la combinazione di rendimenti in aumento, rischi geopolitici e volatilità nei mercati azionari e delle criptovalute richiede una valutazione attenta della profilatura del rischio, della liquidità e dell’orizzonte temporale degli investimenti.

Le decisioni della Federal Reserve rimangono un fattore chiave: ulteriori rialzi o una permanenza dei tassi elevati potrebbero prolungare la pressione sugli asset rischiosi, mentre segnali di raffreddamento dell’inflazione potrebbero riaprire la strada a una graduale stabilizzazione dei mercati.

Infine, l’evoluzione dei prezzi energetici e le tensioni geopolitiche continueranno a influenzare il sentiment globale; gli operatori dovranno monitorare con attenzione sia i dati economici sia gli sviluppi diplomatici per adattare strategie e allocazioni.