Confindustria lancia l’allarme: pil 2026 in calo (+0,5%) se il conflitto termina ora
- 25 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Confindustria, attraverso il suo Centro studi, ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita primaverili tenendo conto degli effetti del conflitto in Iran sulle economie europee e italiane.
I consulenti dell’associazione hanno elaborato tre scenari macroeconomici per il Pil 2026, ciascuno con implicazioni differenti per attività produttive, occupazione e finanza pubblica.
Scenari macroeconomici
Nel caso peggiore, con un conflitto prolungato per tutto l’anno (ipotizzato in 10 mesi), la crescita del Pil 2026 sarebbe stimata in recessione, a -0,7%.
Se la guerra dovesse durare circa 4 mesi, fino a giugno, lo scenario centrale indica una sostanziale stagnazione con crescita pari a zero.
Se invece il conflitto si arrestasse entro marzo, la variazione del Pil per il 2026 sarebbe contenuta ma positiva, intorno a +0,5%.
Per confronto, la stima degli economisti di Confindustria in autunno collocava la crescita prevista per il periodo intorno a +0,7%.
Richiami alla preparazione di misure di sostegno
I tre scenari presentati non incorporano l’ipotesi auspicabile di interventi coordinati a livello nazionale ed europeo per attenuare l’impatto dello shock esterno.
Confindustria sollecita pertanto la predisposizione immediata di strumenti capaci di sostenere imprese e famiglie, sia in termini finanziari sia attraverso interventi sul mercato dell’energia.
Le proposte del presidente di Confindustria
Emanuele Orsini ha detto:
“Quello che chiediamo è di mettere a terra o di prepararsi a misure che possano essere incisive e forti per poter sostenere le imprese e l’industria italiana, oltre alle imprese europee.”
Emanuele Orsini ha aggiunto:
“Pensiamo a Eurobond, a strumenti simili a quanto è stato fatto durante il periodo del Covid, a un debito pubblico comune e all’istituzione di un mercato unico europeo dell’energia.”
Emanuele Orsini ha sottolineato:
“Bisogna poter dare una risposta velocemente: oggi l’Europa deve fare presto. Abbiamo bisogno che l’Europa definisca le linee e che non possiamo permetterci di impiegare troppo tempo.”
Effetti sui prezzi dell’energia e ricadute reali
Secondo le valutazioni di Confindustria, un prolungamento del conflitto potrebbe far aumentare i prezzi di petrolio e gas fino al +133% rispetto ai livelli di riferimento, con forti ripercussioni su inflazione, costi energetici per l’industria e bollette per le famiglie.
Tali incrementi aggraverebbero i costi di produzione per settori ad alta intensità energetica, comprimerebbero margini e investimenti e potenzialmente rallenterebbero la domanda interna, aumentando il rischio di perdita di posti di lavoro.
Per mitigare questi effetti, le opzioni politiche includono interventi di breve termine (riserve strategiche, interventi fiscali temporanei, sussidi mirati) e misure strutturali europee come acquisti congiunti di energia, meccanismi di stabilizzazione dei prezzi e strumenti di debito condiviso per finanziare la transizione e le misure di sostegno.
Implicazioni per politica economica e finanza pubblica
Un rallentamento significativo della crescita porrebbe pressioni sui saldi di finanza pubblica, richiedendo scelte difficili tra sostegno alla domanda e sostenibilità del debito. La richiesta di strumenti europei nasce dall’esigenza di condividere il rischio e di evitare risposte disordinate fra Stati membri.
L’interazione con la politica monetaria è un altro elemento chiave: livelli elevati di inflazione combinati con un rallentamento della crescita complicano il percorso delle banche centrali e possono limitare lo spazio di manovra per sostenere l’economia senza alimentare pressioni inflazionistiche.
Conclusione e urgenza di coordinamento
Il quadro delineato dal Centro studi evidenzia la necessità di un rapido coordinamento politico e di strumenti operativi a livello nazionale ed europeo per contenere l’impatto dello shock energetico e geopolitico. Preparare misure tempestive e incisive oggi può ridurre il rischio di scenari più avversi domani.