Coinbase: la seconda ondata di investitori cripto punta sul reddito anziché sull’aumento dei prezzi
- 25 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi anni gli investitori istituzionali hanno progressivamente cambiato approccio verso le criptovalute, passando da una strategia esclusivamente orientata all’apprezzamento del prezzo a una ricerca più sistematica di rendimenti ricorrenti sui principali asset digitali.
Molte società già detengono bitcoin e ether nei propri bilanci; tuttavia, oltre al semplice “buy and hold”, cresce l’interesse a mettere questi asset a lavoro per generare flussi di cassa durante il periodo di detenzione.
Nuova fase per gli investimenti istituzionali
Questa evoluzione sta alimentando una nuova ondata di prodotti finanziari dedicati agli investitori istituzionali. Tra le iniziative recenti, alcune piattaforme hanno lanciato quote tokenizzate di fondi focalizzati sul rendimento di bitcoin, con strategie che comprendono la vendita di opzioni call oppure il prestito di asset per ottenere ritorni percentuali che mirano a livelli mediamente bassi ma costanti.
Un esempio pratico è stato il lancio, su Base, di una classe di azioni tokenizzate di un fondo focalizzato sul rendimento di bitcoin, sviluppata in partnership con Apex Group. L’obiettivo dichiarato è generare rendimento attraverso strategie di mercato tradizionali applicate a asset digitali.
Questa ricerca di rendimento non riguarda soltanto le realtà nate nel mondo crypto: anche gestori tradizionali di grande scala si stanno muovendo in direzione di prodotti che offrono esposizione a ricompense generate dalle reti blockchain.
Un esempio è il lancio da parte di BlackRock di un prodotto che consente agli investitori di beneficiare delle ricompense associate alla partecipazione alla sicurezza della rete Ethereum, segnalando che la domanda per strategie in grado di produrre rendimento si sta estendendo dal settore tradizionale verso il mercato digitale.
Tokenizzazione e accelerazione dei pagamenti
Oltre al rendimento, la cosiddetta tokenizzazione dei fondi e degli asset sta diventando un elemento centrale: rappresentare obbligazioni, quote di fondi e credito privato su blockchain permette di tracciare con più facilità la proprietà e di facilitare trasferimenti continui, rendendo possibili mercati operativi 24/7.
Per istituzioni abituate a tempi di regolamento che possono durare giorni, la prospettiva di liquidità e regolamento quasi immediati è di grande interesse operativo e strategico, poiché riduce il capitale immobilizzato e il rischio di controparte.
L’utilizzo di stablecoin, spesso ancorate a valute fiat e sostenute da debito governativo a breve termine, è visto come un mezzo efficiente per trasferire valore a livello globale a costi contenuti, bypassando in parte le infrastrutture di pagamento tradizionali.
Contesto normativo e maggiore certezza
La spinta verso prodotti tokenizzati e infrastrutture incentrate su stablecoin è rafforzata dall’avanzamento del quadro regolamentare: proposte legislative e disegni di legge sono volti a definire con maggiore chiarezza come questi strumenti possano essere emessi e scambiati, fornendo alle istituzioni più fiducia nel compiere investimenti e sviluppare prodotti.
Tra le iniziative normative in discussione si segnalano interventi che stabiliscono principi per le stablecoin e per i prodotti tokenizzati, creando standard che dovrebbero facilitare l’integrazione tra mercati tradizionali e infrastrutture basate su blockchain.
Convergenza tra TradFi e crypto-native
Le principali società finanziarie tradizionali stanno sperimentando soluzioni tokenizzate: alcuni hanno lanciato fondi di titoli di stato tokenizzati, altri hanno testato depositi tokenizzati e sistemi di pagamento basati su blockchain, mentre gestori patrimoniali hanno portato su chain fondi monetari tokenizzati.
Questa convergenza indica che sia le istituzioni consolidate sia le realtà native del mondo crypto vedono nelle infrastrutture basate su stablecoin e nella tokenizzazione la base per la prossima fase dei mercati finanziari digitali.
La «seconda ondata» di capitale istituzionale
Secondo i soggetti attivi nel mercato, la cosiddetta seconda ondata di capitale istituzionale ha caratteristiche diverse dalla prima: se la prima era guidata da hedge fund, endowment e investitori privati in cerca di esposizione o opportunità di arbitraggio, la nuova fase include banche e operatori dei pagamenti che costruiscono prodotti sopra i nuovi corridoi di valore.
Questo gruppo è più interessato non soltanto ad acquistare token, ma a capire come integrarli nei processi di gestione del capitale, nella tesoreria e nelle linee di business, con un’attenzione particolare alla generazione di rendimento e all’efficienza operativa.
Brett Tejpaul said:
“La seconda ondata di istituzioni… è in corso. Sta accadendo.”
Struttura di mercato e sfide
Nonostante il crescente interesse, l’adozione rimane disomogenea: la maggior parte del capitale istituzionale è ancora concentrata su un ristretto numero di token principali e vi è cautela verso asset di dimensione minore, anche a seguito della volatilità recente.
Inoltre, le grandi organizzazioni tendono ad adottare nuove tecnologie con cautela, spesso impiegando anni per completare valutazioni e integrazioni. Le domande principali riguardano la custodia, la liquidità e la governance degli asset tokenizzati, nonché la compatibilità con i requisiti normativi e di compliance.
Le borse tradizionali e gli operatori dei mercati stanno lavorando per offrire orari di negoziazione estesi; l’obiettivo è ridurre le frizioni del mercato tradizionale, dove il regolamento può richiedere più giorni e il capitale rimane bloccato durante il processo.
Brett Tejpaul said:
“Le persone vogliono sapere dove si trova il loro capitale in ogni momento e non desiderano che rimanga in transito o venga perso nel processo di regolamento.”
Prospettive e impatto
Con un quadro regolamentare che tende a chiarire le regole del gioco e con sistemi tecnici che promettono maggiore trasparenza e rapidità, è probabile che sempre più capitale istituzionale si orienti verso prodotti che combinano esposizione agli asset digitali e generatori di rendimento.
Questo fenomeno avrà impatti pratici sui modelli di intermediazione, sulla struttura dei mercati e sulle pratiche di gestione del rischio delle istituzioni finanziarie, richiedendo adeguamenti operativi, normativi e tecnologici.
Brett Tejpaul said:
“All’improvviso, tutti i punti si stanno collegando… ciò che era opaco sta diventando più chiaro.”