Bitcoin si mantiene sopra i 71.000 dollari mentre il petrolio scende sotto i 100 dollari al barile dopo che gli Stati Uniti propongono un piano di pace in 15 punti per l’Iran
- 25 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
C’è sul tavolo un piano di pace in 15 punti e Bitcoin, a circa 71.000 dollari, sembra scommettere sul fatto che il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran possa avviarsi a una soluzione.
Mercati energetici e reazione iniziale
Il Brent ha perso il 4,7% attestandosi a 99,55 dollari al barile, scendendo sotto la soglia psicologica dei 100 dollari che aveva retto dalla metà di marzo.
Secondo fonti diplomatiche, gli Stati Uniti avrebbero predisposto un piano in 15 punti per porre fine al conflitto, consegnato a Teheran con il coinvolgimento di intermediari regionali. In parallelo, canali di informazione israeliani hanno riferito che Washington starebbe cercando un cessate il fuoco di un mese.
La discesa del prezzo del petrolio ha immediati riflessi sui mercati: le borse asiatiche hanno registrato un balzo dell’1,9%, il dollaro si è indebolito e i futures statunitensi ed europei hanno segnalato ulteriori guadagni attesi.
Situazione delle criptovalute
Bitcoin veniva scambiato intorno a 71.019 dollari, in rialzo dello 0,9% nelle ultime 24 ore ma in calo del 6,4% sulla settimana. Il dato settimanale riflette la forte volatilità generata dall’impennata a 75.000 dollari la settimana scorsa, dalla successiva ondata di panico legata a ultimatum di 48 ore e dalle successive vendite forzate.
Nel breve termine però il quadro è più stabile: Bitcoin mantiene i 70.000 dollari per il terzo giorno consecutivo, un segnale di consolidamento dopo la turbolenza.
Alex Kuptsikevich di FxPro ha commentato:
“Pur non avendo subito capitalizzato l’impulso rialzista con forti estensioni dei guadagni, il fatto che la principale criptovaluta resti a questi livelli indica fiducia tra i compratori.”
Tra le altre valute digitali, Ether (ETH) è salito dell’1,7% a 2.164 dollari ma perde il 9,2% nella settimana, risultando la peggiore tra le maggiori. XRP ha segnato +0,2% a 1,42 dollari (-8,5% settimanale), mentre Solana è salita del 2,5% a 91,69 dollari ma resta in calo del 3,8% su sette giorni. BNB ha perso lo 0,5% a 638 dollari (-6,8% settimanale). DOGE ha guadagnato l’1,7% portandosi a 0,094 dollari ma è in ribasso del 7,5% sulla settimana. Tron (TRX) è stato l’unico grande token in verde sia nel breve che nel medio periodo, con +0,8% nelle 24 ore e +4,4% in sette giorni.
Contesto diplomatico e contenuti del piano
Il piano in 15 punti rappresenta l’evoluzione diplomatica più concreta dall’inizio delle ostilità il 28 febbraio, almeno per le informazioni circolate finora. Il testo sembrerebbe includere divieti sull’acquisizione di armi nucleari da parte del Iran e restrizioni sull’arricchimento del materiale fissile, sebbene i dettagli completi non siano stati resi pubblici.
Il ruolo di paesi terzi come intermediari ha contribuito a portare la proposta a Teheran, ma resta da chiarire la composizione dei garanti, le tempistiche e le misure di verifica previste. La situazione sul terreno rimane tesa: lo Stretto di Hormuz è di fatto quasi chiuso, con un passaggio di navi molto limitato, fattore che continua a influenzare i mercati energetici mondiali.
Implicazioni macroeconomiche e mercati finanziari
La rottura sotto i 100 dollari del Brent attenua temporaneamente le pressioni inflazionistiche che da settimane comprimono gli asset rischiosi. Ogni dollaro in meno sul prezzo del petrolio migliora marginalmente le probabilità che la Federal Reserve decida di sospendere ulteriori rialzi dei tassi piuttosto che proseguire con nuove strette.
La correlazione a 90 giorni tra Bitcoin e l’indice S&P resta elevata, anche se durante il conflitto la sensibilità dei mercati è mostrata con andamenti asimmetrici: alcuni shock colpiscono più intensamente gli altcoin rispetto alla principale criptovaluta.
Da inizio conflitto Bitcoin si mantiene sostanzialmente stabile, mentre le principali altcoin hanno registrato ribassi settimanali compresi tra il 4% e il 9%. I mercati hanno passato quattro settimane assorbendo notizie geopolitiche, vendite forzate e turbolenze legate all’energia; il risultato netto è un’area di trading compressa, senza rotture nette né verso l’alto né verso il basso.
Questa settimana la variabile decisiva rimane capire se il piano in 15 punti si trasformerà in un reale cessate il fuoco oppure in un annuncio che verrà smentito da Teheran nel giro di poche ore.