Amy Oldenburg di Morgan Stanley: la spinta di Wall Street verso le criptovalute non è solo fomo
- 24 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Amy Oldenburg, responsabile della strategia per gli asset digitali presso Morgan Stanley, ha respinto l’idea che l’ingresso di Wall Street nel mondo delle criptovalute sia dettato unicamente da un fenomeno di FOMO (paura di essere tagliati fuori), sostenendo invece che le grandi banche si stanno muovendo dopo anni di preparazione e modernizzazione.
Amy Oldenburg ha detto:
“TradFi is getting FOMO and is now getting involved … it really isn’t accurate.”
Amy Oldenburg ha detto:
“We’ve been on a journey around the entire modernization of financial infrastructure for years.”
Negli ultimi anni alcune grandi banche statunitensi, storicamente caute o percepite come in ritardo rispetto all’ecosistema cripto, hanno ampliato l’offerta per i clienti. In passato l’esposizione era spesso indiretta: ad esempio consentendo a clienti facoltosi di accedere a fondi legati al bitcoin. Più di recente, l’offerta è stata estesa anche a prodotti come gli exchange-traded fund (ETF) in spot bitcoin disponibili su piattaforme come E*Trade, e Morgan Stanley ha depositato documentazione per lanciare un proprio ETF in spot bitcoin.
Strategia e infrastruttura digitale
La partecipazione più ampia degli istituti è stata inizialmente frenata da incertezze regolamentari e da questioni legate alla custodia, alla conformità e alla struttura del mercato. Ora, però, molte banche hanno definito strategie più articolate per gli asset digitali, che coprono trading, gestione patrimoniale e infrastrutture tecnologiche.
All’interno della banca, la transizione richiede la revisione dei sistemi core. Secondo Oldenburg, è necessario ripensare componenti che riflettono architetture finanziare sviluppate decenni fa, per abilitare regolamenti più rapidi e forme di negoziazione continue.
Amy Oldenburg ha detto:
“We are having to re-teach ourselves what legacy infrastructure, pipes and plumbing look like.”
Una parte importante della strategia riguarda la capacità di supportare titoli tokenizzati. Morgan Stanley ha annunciato piani per adattare la propria piattaforma alternativa di negoziazione (alternative trading system) in modo da poter trattare azioni tokenizzate, basandosi sull’esperienza già maturata nel gestire azioni tradizionali, ETF e ADRs (American Depositary Receipts).
Amy Oldenburg ha detto:
“One of the things that we are planning for the second half of 2026 is turning on our trajectory cross … to support tokenized equities later this year.”
Interoperabilità e punti di connessione
Oldenburg ha evidenziato poi la distanza operativa tra le startup cripto e le grandi istituzioni finanziarie: molte soluzioni nate nell’ecosistema cripto devono ancora integrarsi con i complessi sistemi bancari esistenti. Questo richiede numerosi punti di connessione e adattamenti tecnici e normativi.
Amy Oldenburg ha detto:
“There’s so many other connectivity points that we need to plug in around it.”
La banca riconosce che alcune innovazioni, come le stablecoin, possono offrire vantaggi concreti: trasferimenti più rapidi e costi inferiori rispetto ai sistemi di pagamento tradizionali. Tuttavia l’adozione su scala richiede coordinamento tra attori privati, autorità di regolamentazione e infrastrutture globali.
Amy Oldenburg ha detto:
“We can’t just modernize on our own.”
Nonostante la debolezza dei prezzi dei token in alcuni periodi, Oldenburg ha sottolineato che l’attività nell’ecosistema continua a crescere, e che la piena integrazione di Wall Street con gli asset digitali appare ancora in fase iniziale, con progressi che si svilupperanno in modo graduale e coordinato.
Amy Oldenburg ha detto:
“It really is very early innings.”
Implicazioni regolamentari e di mercato
L’avanzamento delle grandi banche verso strumenti cripto e infrastrutture tokenizzate ha implicazioni importanti: richiederà coordinamento regolamentare su custodia, trasparenza e protezione degli investitori; l’adeguamento di contratti e sistemi di settlement; e un dialogo tra autorità di vigilanza, operatori di mercato e fornitori tecnologici per garantire interoperabilità e resilienza.
Per gli operatori finanziari ciò significa bilanciare l’innovazione tecnologica con requisiti di compliance e gestione del rischio, mentre per i clienti si prospettano nuovi strumenti di accesso e mercati più veloci e potenzialmente meno costosi. Nel complesso, la transizione richiederà tempo e investimenti ma potrebbe cambiare in modo significativo il funzionamento dei mercati finanziari globali.