Shrinkflation a Pasqua: uova più piccole e conti più salati
- 23 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Quasi nove italiani su dieci riferiscono di un aumento dei prezzi dei prodotti tipici della Pasqua. Le uova di cioccolato risultano più piccole per quasi la metà degli intervistati e per la maggioranza sono considerate costose, un fenomeno che molti associano alla shrinkflation e che sta modificando le scelte di acquisto.
Il contesto dei rincari pasquali
Analisi di mercato segnalano ritocchi al rialzo dei prezzi rispetto allo scorso anno: le variazioni indicate vanno da aumenti contenuti fino a scostamenti più pronunciati per alcune referenze industriali. Al chilo, per esempio, il prezzo di un prodotto di marca può arrivare a superare i 77 euro, rispetto ai 70 euro registrati l’anno precedente.
Nonostante un calo del prezzo del cacao sui mercati internazionali tra il 2024 e il 2025, tale riduzione non si è tradotta pienamente in minori costi al consumo. Le colombe mostrano aumenti più contenuti, con rincari medi attorno al +3% per i prodotti classici; i prezzi delle versioni industriali variano mediamente tra 5,40 e 15,90 euro, mentre le proposte farcite si attestano tra 8,50 e 19,90 euro.
Il mercato delle uova di Pasqua e delle colombe rappresenta un giro d’affari significativo, stimato in oltre 600 milioni di euro annui per l’intero paese.
L’indagine sulla percezione dei consumatori
Un’indagine condotta congiuntamente da Udicon e dall’Istituto Piepoli ha esplorato la diffusione della percezione della shrinkflation — la pratica di ridurre le quantità restando sullo stesso prezzo — riscontrando che una larga parte degli intervistati la nota ormai regolarmente.
Secondo i risultati raccolti, l’84% degli intervistati percepisce una diminuzione delle quantità a parità di prezzo e tre consumatori su quattro dichiarano di aver cambiato abitudini di spesa, spostandosi verso discount, mercati alternativi o differenti marche.
Martina Donini ha spiegato:
“Questi dati riflettono una realtà quotidiana per milioni di famiglie: non si tratta soltanto di prezzi più elevati, ma di una percezione diffusa che incide negativamente sulla fiducia tra cittadini e aziende. Ridurre le quantità mantenendo lo stesso prezzo può generare confusione e perdita di fiducia. I consumatori devono poter comprendere con immediatezza cosa stanno acquistando e quanto stanno effettivamente pagando.”
La rilevazione sottolinea come la crescente attenzione al potere d’acquisto stia spingendo le famiglie a confrontare più attentamente prezzi e quantità, a cambiare marca o canale di acquisto e a cercare alternative più economiche. Questo cambiamento comportamentale ha implicazioni sia per le strategie commerciali delle aziende sia per le politiche di tutela dei consumatori.
Implicazioni e possibili interventi
Per contrastare l’effetto negativo sulla fiducia dei cittadini servono maggiore trasparenza e strumenti informativi chiari: etichettature più dettagliate, confronti di prezzo per quantità e controlli mirati sulle pratiche commerciali possono aiutare a ricostruire fiducia. Anche le autorità di vigilanza e le istituzioni preposte alla tutela dei consumatori svolgono un ruolo importante nel monitorare il mercato e nel promuovere comportamenti corretti da parte delle imprese.
Nel medio termine, stabilità delle materie prime, politiche industriali che favoriscano la concorrenza e una comunicazione trasparente da parte delle aziende sono elementi chiave per contenere la pressione sui bilanci familiari e garantire scelte di consumo informate.