L’oro crolla dell’11%: peggior calo settimanale dal 1983

Oro ha registrato un nuovo calo del 3,5% venerdì, attestandosi a 4.488 dollari l’oncia, con una contrazione settimanale dell’11%: la perdita settimanale più marcata per il metallo prezioso dal 1983, in un contesto di incertezza geopolitica crescente in Medio Oriente.

Andamento recente dei prezzi

Dal 28 febbraio, quando sono iniziate le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il prezzo dell’oro ha perso oltre il 15%, annullando in parte il rally che lo aveva portato vicino ai 5.500 dollari alla fine di gennaio.

La settimana dal 16 al 20 marzo è stata la peggiore per l’oro degli ultimi quattro decenni, con una discesa che ha seguito una fase di forte volatilità: nelle prime settimane dell’anno il metallo aveva raggiunto picchi intorno a 5.320 dollari prima di una rapida correzione.

L’ondata di vendite ha comportato anche una significativa riduzione della capitalizzazione complessiva del mercato dell’oro, misurata in trilioni di dollari nei giorni di maggiore contrazione.

Fattori geopolitici e impatto energetico

Le tensioni nella regione stanno inoltre disturbando i flussi petroliferi globali, con particolare attenzione per il Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale per il transito energetico. Questo ha alimentato timori di un possibile rialzo prolungato dei prezzi dell’energia e, di conseguenza, pressioni inflazionistiche.

Donald Trump ha dichiarato:

“Sto valutando di ridurre gradualmente gli sforzi militari nella regione.”

Contemporaneamente, le forze statunitensi hanno inviato rinforzi nella zona e continuano le operazioni aeree, fattori che contribuiscono a mantenere alta la volatilità politica e militare, con ripercussioni sui mercati finanziari e delle materie prime.

Politica monetaria e preferenza per asset a rendimento

Un elemento centrale nella recente dinamica dei prezzi è l’aspettativa che la Federal Reserve possa mantenere i tassi di interesse elevati per un periodo prolungato o quantomeno tenerli invariati nel corso dell’anno. Questo scenario rende più appetibili obbligazioni e altri strumenti a reddito fisso rispetto a beni che non generano rendimento, come l’oro.

Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha osservato che un aumento dei prezzi energetici potrebbe spingere verso l’alto l’inflazione nel breve periodo, elemento che influenza le aspettative sui tassi reali e sul premio per il rischio degli investimenti rifugio.

Confronto con le criptovalute

Su orizzonte annuale l’oro ha sovraperformato la principale criptovaluta: nell’ultimo anno il metallo prezioso ha registrato un aumento intorno al 48,5%, mentre la criptovaluta più nota ha segnato una flessione complessiva.

Tuttavia, in risposta alle recenti tensioni mediorientali la stessa criptovaluta ha recuperato terreno: da inizio conflitto ha guadagnato oltre l’11% portandosi su livelli intorno a 70.500 dollari, offrendo un comportamento differente rispetto all’oro e sottolineando come, in fasi di shock geopolitico, gli investitori possano diversificare verso asset alternativi.

Implicazioni per gli investitori e prospettive

La recente correzione dell’oro pone interrogativi sulla persistenza del suo ruolo di bene rifugio, soprattutto quando simultaneamente coesistono tensioni geopolitiche e una politica monetaria che favorisce strumenti a rendimento. Gli operatori dovranno valutare il trade-off tra rischi geopolitici, fluttuazioni dei prezzi dell’energia e l’evoluzione della politica delle banche centrali.

Nel medio periodo, l’andamento dei prezzi dipenderà dall’evoluzione del conflitto, dalle decisioni in materia di politica monetaria nei principali Paesi e dalla risposta dei mercati energetici. Una maggiore stabilità geopolitica o un cambiamento nelle aspettative sui tassi potrebbe invertire, almeno parzialmente, le tendenze osservate nelle ultime settimane.

Per gli investitori istituzionali e privati resta fondamentale monitorare indicatori come i rendimenti reali, i flussi verso asset rifugio e le dinamiche del mercato petrolifero, integrando le scelte di portafoglio con strategie di gestione del rischio più sofisticate in un contesto di elevata volatilità.