Bitcoin vacilla dopo il forte aumento dei prezzi alla produzione a febbraio e il balzo del petrolio
- 18 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Una fase di relativa stabilità per Bitcoin intorno a 74.000 dollari è stata interrotta nella mattinata di mercoledì da una combinazione di tensioni militari nel Medio Oriente e da dati sull’inflazione di febbraio più forti delle attese, provocando movimenti bruschi sui mercati finanziari e delle criptovalute.
Donald Trump ha assunto un tono più bellicoso verso Iran in una serie di messaggi pubblicati su Truth Social:
“NUMBER ONE STATE SPONSOR OF TERROR.”
Nello stesso lasso di tempo, l’emittente statale iraniana ha riferito che una porzione del giacimento di gas South Pars è stata colpita. Altri rapporti hanno indicato che sarebbe stato ucciso il ministro dell’Intelligence iraniana, Esmail Khatib, mentre gli Stati Uniti avrebbero impiegato bombe a penetrazione da 5.000 libbre per colpire siti missilistici in prossimità dello Stretto di Hormuz, via marina strategica per le esportazioni di greggio.
Queste notizie, combinate con l’aumento dei timori geopolitici, hanno spinto il prezzo del WTI da circa 92 dollari al barile a quasi 96 dollari in poche ore, amplificando le pressioni sui mercati dei rischi.
Dati sull’inflazione e implicazioni di politica monetaria
I dati sul Producer Price Index (PPI) statunitense per febbraio hanno segnato un aumento mensile dello 0,7%, superiore allo 0,3% atteso e in accelerazione rispetto allo 0,5% di gennaio. L’indice core, che esclude componenti volatili, è salito dello 0,5% contro lo 0,3% previsto, sebbene si mantenga sotto il valore di gennaio dello 0,8%.
È rilevante che questi numeri si riferiscano al periodo precedente agli attacchi segnalati in Iran e al conseguente balzo del prezzo del petrolio. L’accresciuta inflazione alla produzione, combinata a materie prime più costose, complica la prospettiva di tagli dei tassi da parte delle banche centrali.
Reazioni dei mercati finanziari
La prima reazione sui mercati è stata un’ampia avversione al rischio: Bitcoin è sceso fino a circa 72.300 dollari, perdendo il 2% nelle ultime 24 ore, mentre le principali altcoin come Ether, Solana e XRP hanno registrato cali attorno al 3%.
I futures sugli indici azionari statunitensi, inizialmente in guadagno, hanno rapidamente invertito direzione passando a ribassi di circa lo 0,4% su scala generale. Anche i metalli preziosi non sono stati immuni: il oro ha registrato una rapida flessione, con un movimento verso il basso nell’ordine del 2,5% nelle prime fasi della reazione.
Il ruolo della Federal Reserve e la comunicazione dei policymaker
Nel corso della giornata è atteso il comunicato della Federal Reserve, che dovrebbe mantenere i tassi invariati. L’attenzione degli operatori si concentrerà quindi sulle parole del presidente Jerome Powell e sull’interpretazione che i responsabili politici daranno al mix di rischi per la crescita e pressioni inflazionistiche recentemente emerso.
L’intervento politico di figure di peso, con richiami pubblici a misure di alleggerimento monetario, introduce inoltre un elemento di contesto politico nelle aspettative di mercato e può influenzare la percezione del percorso futuro dei tassi.
Prospettive e fattori di rischio
Nel breve termine, la combinazione di escalation geopolitica, rialzi del prezzo del greggio e dati sull’inflazione superiori alle attese crea un quadro di maggiore volatilità per asset rischiosi, valute e materie prime. Gli sviluppi nelle prossime ore — sia sul fronte diplomatico-militare sia nelle dichiarazioni della Federal Reserve — saranno determinanti per la direzione dei mercati.
Per gli investitori e gli operatori di mercato sarà importante monitorare l’evoluzione delle tensioni in Medio Oriente, i prossimi indicatori economici e la comunicazione dei policymaker, elementi che insieme definiranno la traiettoria dei prezzi e le possibili risposte delle autorità monetarie.