Principali registrano guadagni settimanali dell’11% mentre Bitcoin mette alla prova i $75.000

Bitcoin ha sfiorato i $75.912 in apertura di martedì per poi riportarsi intorno a $74.372, ma la volatilità intraday racconta meno della dinamica settimanale sottostante.

Secondo osservazioni di mercato, la spinta oltre i $75.000 è stata alimentata più da movimenti nei derivati che da acquisti al dettaglio: la chiusura di grandi posizioni put intorno a $60.000 ha costretto i market maker a comprare spot per riequilibrare, generando un picco tecnico.

Il rientro rapido sotto i $74.400, livello che aveva agito da supporto ad aprile 2025, indica che gli operatori non sono disposti a inseguire i corsi oltre tale area senza un catalizzatore fondamentale.

Nel corso della settimana tutti i principali token hanno segnato rialzi: Ether è salito del 13,3% a $2.316, XRP ha guadagnato l’11% a $1,53, Solana è aumentata del 9,7% a $93,92, Dogecoin ha aggiunto il 9,5% riportandosi sopra i $0,10, mentre BNB è cresciuto del 5% a $676.

Si tratta del rally più ampio e persistente dai tempi precedenti all’escalation in Iran, e avviene proprio alla vigilia di una delle riunioni della Fed più attese degli ultimi mesi.

Flussi istituzionali e segnali di fondo

I dati sui flussi istituzionali sottostanti alla ripresa sono concreti e difficili da ignorare. Un analista di CF Benchmarks, Mark Pilipczuk, ha evidenziato come gli ETF spot su Bitcoin abbiano registrato entrate nette nell’ordine di circa $767 milioni nella scorsa settimana, segnando la terza settimana consecutiva di flussi positivi dopo un periodo di cinque settimane con deflussi superiori ai $3 miliardi all’inizio dell’anno.

Questa inversione suggerisce un rinnovato interesse da parte di investitori istituzionali che cercano esposizione regolamentata al mercato spot, elemento che contribuisce a stabilizzare la domanda anche in presenza di movimenti tecnici sui derivati.

Convergenza con l’oro e narrazione dell’«oro digitale»

Un altro elemento da monitorare è la convergenza con il mercato aurifero. Nei primi tre mesi dell’anno l’ETF GLD aveva messo a segno un rendimento positivo intorno al 16% mentre l’ETF IBIT aveva sofferto perdite vicine al 19%; il divario si è però molto ridotto, con Bitcoin che ha sovraperformato l’oro di circa il 13,2% dall’inizio di marzo.

La correlazione a 90 giorni tra le due asset class è passata da valori negativi a positivi nel corso degli ultimi sei mesi, segnalando che la narrativa del cosiddetto «oro digitale», apparentemente spenta a febbraio, sta ricevendo nuovo slancio.

La riunione della Fed e i possibili impatti sui mercati

La riunione della Fed, che inizia oggi e si conclude mercoledì, è il punto di svolta principale per i mercati. Le probabilità implicite nei mercati monetari, secondo CME FedWatch, continuano a scontare con oltre il 95% la possibilità di un mantenimento dei tassi nell’intervallo 3,5%–3,75%, quindi la decisione di politica monetaria in sé è ritenuta un evento già prezzato.

Ciò che conterà maggiormente sarà il nuovo dot plot che mostra le proiezioni dei membri del FOMC e, ancora di più, la conferenza stampa di Powell, durante la quale la comunicazione sul sentiero dei tassi e sulle condizioni dell’economia potrà guidare le aspettative di rischio.

Se il petrolio resta oltre i $100 al barile, il rischio di stagflazione diventa più concreto, mentre il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento — con la perdita di circa 92.000 posti di lavoro a febbraio ancora fresca nella memoria degli operatori. La Fed si trova quindi incastrata tra due obiettivi posti dalla sua missione: controllo dell’inflazione e sostegno dell’occupazione.

Il modo in cui Powell esporrà questa tensione mercoledì potrebbe definire la direzione degli asset rischiosi per il resto di marzo, influenzando sia i flussi istituzionali verso prodotti regolamentati sia l’appetito speculativo sul mercato spot e dei derivati.

In sintesi, la ripresa degli ultimi giorni è sostenuta da segnali sia tecnici sia di allocazione istituzionale; tuttavia, il percorso dei prezzi nei prossimi giorni dipenderà molto dalla lettura che la banca centrale darà dell’equilibrio tra inflazione e mercato del lavoro.