Iran, l’Ue pronta a potenziare Aspides: lo scudo europeo per le rotte del Mar Rosso

Con l’aggravarsi della crisi energetica, a Bruxelles si sta valutando l’opportunità di potenziare l’operazione navale europea Aspides nel Mar Rosso in modo che possa estendere il proprio raggio d’azione fino allo Stretto di Hormuz. Si tratta di una proposta che punta a proteggere le rotte commerciali e le forniture energetiche, ma che presenta rischi concreti: il rafforzamento potrebbe trasformare un’azione prevalentemente difensiva in un intervento più attivo, con possibilitá di scorte ravvicinate o azioni dirette contro minacce, esponendo così Europa e Stati membri al pericolo di essere coinvolti in escalation regionali.

Ipotesi di rafforzamento

La proposta di estendere le aree operative di Aspides ha incontrato consensi e dissensi tra le capitali europee, riflettendo interessi commerciali e valutazioni strategiche divergenti.

Antonio Tajani ha detto:

“Sono pronto a rafforzare la missione per tutelare i commerci italiani e europei, mantenendo però una linea rossa rispetto a un coinvolgimento diretto nello Stretto di Hormuz.”

Johann Wadephul, ministro degli Esteri tedesco, ha detto:

“La missione non è stata efficace nemmeno nel Mar Rosso; sono molto scettico che estenderne il raggio d’azione possa aumentare la sicurezza.”

Lo scudo

Il nome dell’operazione, Aspides, deriva dal greco antico e significa “scudo”. L’iniziativa è stata concepita per scortare i mercantili e presidiare un corridoio marittimo tra i punti nevralgici del commercio globale, collegando simbolicamente e strategicamene lo Stretto di Hormuz al Canale di Suez. Avviata nel febbraio 2024 in risposta agli attacchi dei ribelli houthi contro il traffico civile, Aspides è strutturata con un mandato di natura difensiva e una durata prevista fino almeno a marzo 2027.

Per l’attivazione dell’operazione la Commissione europea e gli Stati membri hanno stanziato risorse iniziali per sostenere capacità operative e logistiche; in particolare, Bruxelles ha predisposto un finanziamento per consentire il dispiegamento iniziale delle unità navali e aeree. Aspides opera in complementarità con altre missioni già presenti nella regione, come Atalanta — rivolta alla lotta alla pirateria al largo della Somalia dal 2008 — e Emasoh/Agenor, lanciata nel 2020 su impulso di Parigi per la sorveglianza dello Stretto di Hormuz.

Raggio d’azione

L’area operativa di Aspides comprende un ampio tratto marittimo: Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, Golfo di Oman e Golfo Persico. Da queste vie transita una quota significativa del commercio mondiale: stime di analisti commerciali indicano che circa il 12% del commercio globale e quasi il 30% del traffico container tra Asia ed Europa passano per questi corridoi, così come una porzione rilevante delle forniture energetiche destinate al continente europeo.

Attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, transita inoltre circa il 10% del petrolio trasportato via mare a livello mondiale, rendendo la sicurezza di questi passaggi una questione di interesse strategico per la stabilità economica e energetica dell’Unione Europea.

Navi e mezzi

La composizione operativa tipica di Aspides include in media tre unità navali, cinque assetti aerei (tra velivoli da pattugliamento marittimo e droni) e un contingente che si aggira intorno alle 640 unità di personale militare. Le navi impiegate sono prevalentemente fregate e cacciatorpediniere fornite dagli Stati membri, con rotazioni periodiche basate sui contributi nazionali.

Le unità dispiegate sono dotate di elicotteri imbarcati, sensori radar avanzati e sistemi di comunicazione per il monitoraggio delle aree di interesse e la protezione delle rotte commerciali. Tra le unità italiane che hanno partecipato alla missione figurano le navi Caio Duilio, Andrea Doria, Virginio Fasan e Federico Martinengo, impiegate nei compiti di scorta, sorveglianza e intervento a supporto della navigazione civile.

Implicazioni politiche e rischi

L’eventuale estensione del mandato di Aspides solleva questioni di ordine politico, giuridico e operativo. Sul piano politico è necessaria una scelta condivisa all’interno del Consiglio dell’Unione Europea per evitare divisioni fra Stati membri e garantire una risposta coerente con le politiche estere comunitarie.

Dal punto di vista giuridico, qualsiasi ampliamento delle attività deve essere definito con regole d’ingaggio chiare e nel rispetto del diritto internazionale, per evitare contestazioni legali o accuse di interventismo. Operationalmente, l’allargamento dell’area di responsabilità richiederebbe maggiori risorse, coordinamento con altre strutture come la NATO e le autorità nazionali, oltre a meccanismi di deconfliction per prevenire incidenti con forze navali di altri Paesi presenti nella regione.

In ambito europeo la discussione verte anche sull’equilibrio tra la necessità di proteggere le rotte commerciali — essenziali per la sicurezza energetica e la stabilità economica — e l’imperativo di evitare un’escalation che trascini l’Europa in un conflitto armato più ampio. Per questo motivo, la scelta finale dipenderà dall’analisi dei rischi, dalla disponibilità a incrementare risorse e finanziamenti e dal raggiungimento di un ampio consenso tra gli Stati membri.

Il dibattito rimane aperto e richiederà nelle prossime settimane ulteriori valutazioni tecniche e politiche, bilanciate tra esigenze di sicurezza marittima, protezione delle forniture energetiche e volontà di mantenere una postura prudente nelle acque più sensibili del Medio Oriente.



Author: Tony
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