Inchiesta sui fondi ad Hamas, il pm avverte: i documenti di Israele devono essere utilizzabili
- 16 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La Procura di Genova ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro la scarcerazione di uno dei cittadini palestinesi arrestati a fine dicembre nell’ambito dell’inchiesta sui presunti finanziamenti a Hamas. L’uomo, identificato come Raed El Salahat, era stato rimesso in libertà dal Tribunale del Riesame di Genova sulla base del giudizio che gli indizi a suo carico derivassero principalmente da documenti inviati dall’estero.
I documenti in questione sono stati raccolti sul campo dalle Forze di difesa israeliane (Idf) in territorio di Gaza e in Cisgiordania e sono stati catalogati da un funzionario dell’intelligence indicato con il nome in codice ‘Avi’. Secondo il Tribunale del Riesame, tali atti non potevano essere utilizzati in giudizio perché provenienti da una fonte considerata anonima e acquisiti senza le garanzie processuali e il rispetto dei diritti umani richiesti dalla normativa italiana.
Dettagli del ricorso
La Procura di Genova contesta questa valutazione e sostiene che il funzionario israeliano sia stato soltanto “anonimizzato” nei documenti, non realmente anonimo, tanto che i magistrati cercano ora la possibilità di ascoltarlo direttamente prima dell’avvio del processo. Alla firma del ricorso figurano i pubblici ministeri Marco Zocco e Luca Monteverde, che propongono alla Suprema Corte di riesaminare la decisione del Riesame.
I pubblici ministeri hanno scritto:
“che un atto coercitivo incida direttamente sulla genesi dello specifico elemento probatorio, non avendo rilevanza, sotto tale aspetto, il contesto o episodi di tortura riscontrati in detto contesto”.
Aspetti processuali e possibili esiti
L’udienza davanti alla Corte di Cassazione è fissata per mercoledì 8 aprile. In questa sede i giudici valuteranno questioni di ammissibilità della prova e di correttezza della valutazione compiuta dal Tribunale del Riesame. La Cassazione può confermare la decisione del Riesame, annullarla o rinviare la causa ad un altro collegio per un nuovo esame, a seconda delle motivazioni che riterrà fondate.
Dal punto di vista procedurale, la disputa ruota attorno all’applicabilità delle garanzie previste dal nostro ordinamento quando la prova proviene da fonti estere e in particolare da contesti di conflitto. Questioni tipiche sono la catena di custodia dei documenti, la verifica dell’identità e delle modalità di reperimento delle informazioni e l’accertamento che non vi siano elementi che compromettano la liceità della prova, come il ricorso a metodologie coercitive o violazioni dei diritti fondamentali.
L’utilizzo in un procedimento penale di materiale raccolto da forze armate straniere comporta inoltre aspetti di cooperazione internazionale e di diritto internazionale, che possono avere ricadute anche sui rapporti diplomatici tra le autorità italiane e quelle del paese che ha fornito gli elementi investigativi. Per questi motivi i giudici tengono conto non solo del contenuto probatorio, ma anche delle garanzie offerte in fase di acquisizione.
Per l’indagato e per gli altri soggetti coinvolti l’esito dell’udienza di Cassazione sarà determinante sia rispetto alla possibilità di utilizzare quei documenti nel processo sia in ordine alla prosecuzione delle misure cautelari. La Procura intende preservare la validità delle prove raccolte, mentre la difesa insiste sulla non utilizzabilità del materiale per vizi legati alla provenienza e alle modalità di acquisizione.