Filiera italiana da 4,3 miliardi: un motore per l’economia
- 16 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Uno studio della Community Valore Acqua di Teha (The European house Ambrosetti) stima che lo sviluppo di una filiera italiana del fosforo potrebbe generare un indotto compreso tra i 4,2 e i 4,3 miliardi di euro, considerando ricavi diretti legati alla valorizzazione come fertilizzante e l’attivazione di catene di fornitura collegate.
Il 70% arriva dall’estero
I dati presentati durante il workshop “Da depuratore a bioraffineria“, organizzato in partnership con HBI, sottolineano come il fosforo recuperato dai fanghi di depurazione rappresenti una risorsa strategica per settori come l’agricoltura, la chimica e l’industria manifatturiera.
Oggi l’Unione Europea dipende per circa il 70% dalle importazioni di fosfati: per oltre la metà di queste forniture il punto di origine sono tre Paesi in particolare, ossia Russia, Marocco e Egitto. Questa concentrazione espone il sistema produttivo europeo a rischi di approvvigionamento e a pressioni sui prezzi.
L’opportunità inedita
Benedetta Brioschi ha commentato:
“L’affidamento dell’Europa a pochi fornitori esterni rende il fosforo una materia prima cruciale e vulnerabile per la competitività agricola e industriale. Il recupero dai fanghi di depurazione è un’opportunità che può contribuire alla resilienza del sistema produttivo.”
Secondo lo studio, il recupero di fosforo a livello europeo potrebbe coprire fino al 21% del consumo di fertilizzanti, contribuendo non solo alla sicurezza degli approvvigionamenti ma anche alla riduzione dell’impatto ambientale legato all’estrazione e al trasporto delle materie prime.
La valorizzazione del fosforo dai processi di depurazione si inserisce nelle logiche dell’economia circolare: oltre al beneficio diretto per il settore agricolo, favorisce la gestione integrata delle acque reflue e la riduzione degli scarti.
La filiera nazionale e il potenziale
Un sistema nazionale che parta dalla depurazione urbana potrebbe coprire fino al 13% del fabbisogno interno di fosforo, diminuendo la dipendenza dalle importazioni e rafforzando la sicurezza di approvvigionamento per il comparto agroalimentare e per la chimica-manifatturiera.
Gli analisti evidenziano come il mercato dei fertilizzanti fosfatici generi già oggi circa 1,3 miliardi di euro di fatturato diretto. L’attivazione delle filiere produttive e delle catene di subfornitura connesse al recupero potrebbe aggiungere altri 2,9 miliardi, portando il valore complessivo intorno ai 4,2–4,3 miliardi.
Oltre all’impatto economico diretto sono attesi effetti positivi sull’occupazione locale, sull’innovazione tecnologica e sulla competitività delle imprese italiane lungo l’intera catena del valore, dalla raccolta e trattamento dei fanghi fino alla produzione e distribuzione di fertilizzanti rigenerati.
La prospettiva
Benedetta Brioschi ha aggiunto:
“La nuova strategia europea per la gestione delle acque reflue indica la direzione: trasformare i depuratori in bioraffinerie richiede visione, investimenti e una filiera europea del recupero. Con le tecnologie disponibili possiamo restituire acqua di qualità e recuperare fosforo e azoto, risorse sempre più strategiche.”
Per realizzare questo modello servono però interventi coordinati: aggiornamenti normativi, incentivi agli investimenti, programmi di ricerca e sviluppo e strumenti di finanza pubblica e privata che favoriscano la diffusione delle tecnologie di recupero su scala industriale.
Dal punto di vista istituzionale, l’integrazione con le politiche agricole e con le strategie europee sulle materie prime critiche può favorire la creazione di mercati regolamentati per fertilizzanti rigenerati e sostenere la transizione verso pratiche più resilienti e meno dipendenti dalle importazioni.