Ex premier britannico Johnson definisce il bitcoin una truffa e scatena l’ira degli appassionati
- 15 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Boris Johnson, ex primo ministro del Regno Unito, ha definito Bitcoin un «Ponzi scheme» sostenendo che la criptovaluta valga meno delle carte collezionabili come quelle dei Pokémon, oggetti che secondo lui hanno un appeal più duraturo e un mercato consolidato su più decenni.
Boris Johnson scriveva:
“Un mio amico ha consegnato 500 sterline a un uomo che gli aveva promesso di raddoppiare i suoi soldi investendo in BTC.”
Nell’articolo di opinione pubblicato sul Daily Mail, Johnson ha raccontato l’aneddoto di un amico che, dopo aver versato inizialmente circa 500 sterline, ha continuato a pagare presunte commissioni per oltre tre anni senza riuscire a recuperare il capitale. Secondo quanto riportato, la perdita complessiva avrebbe raggiunto 20.000 sterline, con conseguenze economiche importanti per quella persona.
Boris Johnson descriveva la situazione del suo conoscente:
“Faceva fatica a pagare le bollette. Non era l’unico: altre persone nel quartiere stavano vivendo lo stesso incubo.”
Nella stessa analisi l’ex premier ha suggerito che le carte dei Pokémon siano un bene più scambiabile rispetto a Bitcoin, argomentando che gli oggetti da collezione mantengono un mercato attivo da decenni.
Boris Johnson osservava:
“Queste piccole bestiole giapponesi sembrano esercitare la stessa fascinazione sui bambini di cinque anni di oggi come trent’anni fa. Anche se non si è catturati dal fascino di Pikachu, si può capire perché una carta di Pikachu di decenni fa sia ancora un bene scambiabile.”
Reazioni della comunità e del settore
La presa di posizione di Johnson ha suscitato critiche e spiegazioni da parte della comunità legata a Bitcoin e ad operatori del settore, che hanno cercato di chiarire le differenze fondamentali fra una truffa basata sul sistema Ponzi e la tecnologia alla base delle criptovalute.
Michael Saylor ha risposto:
“Bitcoin non è uno schema Ponzi. Un Ponzi richiede un operatore centrale che promette rendimenti e usa i fondi dei nuovi investitori per pagare i vecchi.”
Michael Saylor ha aggiunto:
“Bitcoin non ha un emittente, né promotori o rendimenti garantiti: è una rete monetaria decentralizzata, governata da codice e dalla domanda di mercato.”
Pierre Rochard, amministratore delegato de The Bitcoin Bond Company, ha commentato invece il ruolo degli stati nell’economia del debito.
“Il Regno Unito è un gigantesco schema Ponzi finanziato dal debito.”
Che cosa distingue un Ponzi da una criptovaluta?
Per valutare la critica è utile spiegare che cosa è uno Ponzi e come funziona Bitcoin. Uno schema Ponzi è una frode in cui i rendimenti promessi ai primi investitori sono pagati con i soldi dei partecipanti successivi, gestito da un’entità centrale che dipende costantemente dall’afflusso di nuovi fondi.
Bitcoin, al contrario, è basato su una tecnologia distribuita: la blockchain. La sua offerta è limitata e predeterminata (fino a un massimo di 21 milioni di unità), non esiste un emittente centrale che garantisca rendimenti e le transazioni sono registrate pubblicamente su un registro decentralizzato.
Queste caratteristiche implicano che il valore di Bitcoin è determinato da fattori di mercato — domanda, offerta, utilità percepita e regolamentazione — e non dalla capacità di un singolo soggetto di mantenere pagamenti ai precedenti investitori con denaro nuovo.
Contesto politico ed economico
La questione ha ricadute politiche ed economiche più ampie. Le dichiarazioni sulle criptovalute influenzano il dibattito su regolamentazione, protezione dei consumatori e tassazione. Allo stesso tempo, critici delle valute tradizionali sottolineano come sistemi monetari basati sul debito abbiano caratteristiche che sollevano domande sulla sostenibilità e sulla percezione di fiducia.
Da un punto di vista pratico, le autorità di regolamentazione in diversi paesi stanno cercando un equilibrio tra tutela degli investitori, prevenzione delle truffe e promozione dell’innovazione finanziaria, valutando strumenti di vigilanza e trasparenza per mercati sempre più globali.
In conclusione, il dibattito sollevato dall’intervento di Boris Johnson riflette un confronto più ampio tra visioni diverse sul ruolo delle criptovalute nell’economia: mentre alcuni le vedono come potenziali strumenti d’investimento o riserva di valore, altri le associano a rischi speculativi e a casi di frode. La discussione tecnica e normativa rimane aperta e richiede informazioni corrette e tutele adeguate per i risparmiatori.