Petroliera russa alla deriva vicino a Linosa: allarme per possibile disastro ambientale

Una petroliera battente bandiera russa, descritta come nave ombra, sta vagando senza equipaggio nel Mediterraneo, al momento in acque vicine a Malta, dopo aver subito gravi danni e con a bordo carburante e serbatoi di gas liquefatto.

Secondo ricostruzioni di fonti russe, la nave identificata come Arctic Metaga sarebbe stata danneggiata il 3 marzo da un drone idrografico di superficie di presunta origine ucraina. Non sono giunti commenti ufficiali da parte ucraina sulla dinamica dell’evento.

La petroliera sarebbe partita dal porto di Murmansk e, prima dell’incidente, stava facendo rotta verso il porto di Port Said. Le segnalazioni riferiscono di una larga falla sulla fiancata sinistra, di un incendio che ha interessato parte della struttura e della distruzione di due delle quattro cisterne contenenti gas naturale liquido, mentre le altre due risultano al momento apparentemente intatte.

Il carico comprende inoltre circa 900 tonnellate di gasolio, elemento che aumenta il rischio ambientale in caso di sversamento. L’equipaggio, composto da trenta persone, avrebbe abbandonato la nave ed è stato trasbordato a Bengasi, secondo le stesse fonti.

Negli ultimi avvistamenti la nave si è allontanata di alcune miglia da Linosa, dirigendosi verso Est, spinta dalle correnti marine in direzione di Malta. Al momento la rotta è lasciata al caso, essendo l’imbarcazione priva di equipaggio e controlli operativi.

Possibili rischi e responsabilità

La situazione comporta rischi sia ambientali sia per la sicurezza della navigazione. Lo sversamento di gasolio o il danneggiamento delle cisterne di gas naturale liquido possono provocare inquinamento marino e mettere a rischio coste e attività economiche locali.

Dal punto di vista normativo, la gestione del relitto e delle operazioni di recupero ricade in primo luogo sulla responsabilità dell’armatore, che deve attivare immediatamente società di recupero del relitto e contrastare eventuali perdite. Le autorità marittime nazionali e internazionali possono intervenire per coordinare le operazioni e, se necessario, imporre misure d’urgenza ai sensi delle convenzioni internazionali, come la MARPOL e la Convenzione sul salvataggio.

La presenza di una nave relativamente piccola ma potenzialmente pericolosa in rotazione libera solleva anche questioni di responsabilità internazionale: le autorità di Malta, insieme alle strutture italiane competenti, potrebbero dover coordinare monitoraggi, interventi di contenimento e, in caso di possibile dissesto strutturale, operazioni di messa in sicurezza.

Azioni possibili e coordinamento operativo

Le attività previste includono il monitoraggio continuo della posizione, la valutazione delle condizioni strutturali e dell’integrità delle cisterne, e la predisposizione di misure di contenimento per il caso di sversamento. È inoltre probabile l’impiego di mezzi dedicati al salvage, come rimorchiatori di potenza e unità specializzate, per evitare l’affondamento o la deriva incontrollata della nave.

Le autorità marittime, incluse le componenti nazionali come la Guardia Costiera e i ministeri competenti, dovranno cooperare con le autorità di Malta e con operatori privati del settore per definire le priorità operative: tutela ambientale, salvaguardia della navigazione e eventuale recupero del carico e dello scafo.

Dal punto di vista operativo, l’intervento può prevedere l’uso di barriere di contenimento, operazioni di pompaggio per rimuovere idrocarburi residui, e interventi di stabilizzazione della nave. Il processo richiederà anche accertamenti sulla causa del danno e la verifica delle condizioni di sicurezza per gli operatori.

Implicazioni geopolitiche e sicurezza marittima

L’ipotesi di un attacco con un drone idrografico di superficie introduce profili di sicurezza marittima e militare che possono avere ripercussioni sul traffico commerciale nel Mediterraneo. Eventuali conferme sulla dinamica dell’evento potrebbero innescare verifiche su responsabilità e modalità di prevenzione di simili minacce nel futuro.

Oltre all’emergenza immediata, la vicenda mette in evidenza la necessità di rafforzare i meccanismi di sorveglianza e di risposta rapida in aree di traffico intenso, nonché la cooperazione tra Stati costieri e organismi internazionali per mitigare rischi che combinano aspetti ambientali e di sicurezza.

Al momento il destino della Arctic Metaga rimane incerto: una delle ipotesi operative è che la nave possa affondare, mentre le autorità e l’armatore valutano le opzioni per il recupero e la messa in sicurezza. Nel frattempo, la situazione continuerà a essere monitorata dalle autorità competenti e dagli operatori del settore.



Author: Tony
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