Bitcoin si conferma rifugio sicuro mentre le azioni precipitano per i timori macroeconomici
- 13 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il Bitcoin continua a comportarsi, almeno per ora, come un bene rifugio: la quotazione resta appena sopra i 70.000 dollari nonostante la vendita generalizzata sulle attività più rischiose.
Il movimento al ribasso dei mercati azionari è stato in parte alimentato dal rialzo del prezzo del petrolio, salito di oltre il 10% e avvicinandosi ai 100 dollari al barile a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz, una rotta marittima cruciale per il transito degli idrocarburi.
Donald Trump ha detto:
“Bloccare l’Iran mi preoccupa più dei prezzi del petrolio.”
Nella sua prima dichiarazione pubblica dopo l’insediamento come guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz dovrebbe rimanere chiuso.
Mojtaba Khamenei ha detto:
“Lo Stretto deve restare chiuso.”
Quinn Thompson, fondatore di Lekker Capital, ha messo in guardia sugli effetti sulla stabilità dei mercati se la situazione dovesse degenerare.
Quinn Thompson ha detto:
“Sta diventando chiaro a tutti che lo Stretto è lontano dall’essere sotto controllo e potrebbe risultare impossibile da gestire senza concessioni severe all’Iran, truppe di terra o rischi militari enormi. Da qui in poi le cose diventano delicate e, quando si è con le spalle al muro, la volatilità aumenta.”
Movimenti dei mercati azionari e obbligazionari
Verso mezzogiorno sulla costa orientale degli Stati Uniti, il Nasdaq si trovava vicino ai minimi di giornata, in calo dell’1,6%, mentre l’S&P 500 segnava una perdita dell’1,2%.
Oltre al fattore geopolitico, a catturare l’attenzione degli operatori sono i timori legati al credito privato: alcuni grandi gestori hanno limitato i rimborsi dei fondi in risposta a flussi in uscita e difficoltà di liquidità.
Recentemente Morgan Stanley ha posto un tetto ai rimborsi sul suo North Haven Private Income Fund, un fondo da circa 8 miliardi di dollari, decisione che ha contribuito al calo delle azioni della banca.
Le azioni di Morgan Stanley sono scese del 4% nella giornata, trascinando al ribasso l’intero comparto finanziario: JPMorgan, Citigroup e Wells Fargo hanno perso sui tre punti percentuali, mentre nel private equity KKR, Apollo Global e Ares Management hanno registrato ribassi tra il 3% e il 4%.
Sul fronte dei metalli preziosi, l’oro ha mostrato una lieve correzione (-0,6%), mentre il rendimento del decennale statunitense è salito di tre punti base attestandosi al 4,23%.
Il petrolio come fattore centrale
Secondo James Butterfill, responsabile della ricerca di CoinShares, il fattore determinante nella formazione dei prezzi delle attività globali è cambiato: non è più il mercato del lavoro, ma il petrolio e la crisi geopolitica che ne è all’origine.
James Butterfill ha detto:
“La variabile dominante nella determinazione dei prezzi degli attivi globali non è più il mercato del lavoro. È il petrolio — e la crisi geopolitica che lo sostiene.”
Butterfill osserva che un rapporto sui salari statunitensi più debole avrebbe normalmente fatto aumentare le probabilità di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, ma l’impatto è stato attenuato perché gli investitori si sono concentrati sull’aumento dei prezzi energetici legato al conflitto in Medio Oriente.
Resilienza del Bitcoin e interesse istituzionale
Nonostante la volatilità e l’incertezza geopolitica, Bitcoin ha mantenuto una relativa resistenza, rimanendo attorno ai 70.000 dollari mentre gli investitori rivalutano i rischi globali.
Dom Harz, cofondatore del progetto layer‑2 BOB, suggerisce che la domanda istituzionale non si limita più alla sola esposizione al prezzo di Bitcoin, ma riguarda anche l’infrastruttura necessaria a sbloccarne l’utilità finanziaria.
Dom Harz ha detto:
“Le istituzioni cercano più della semplice esposizione al prezzo di Bitcoin e guardano sempre più alle infrastrutture pensate per liberare l’utilità finanziaria di Bitcoin.”
In pratica, cresce l’interesse per applicazioni finanziarie basate su Bitcoin che permettano di spendere, risparmiare e generare rendimenti sfruttando la rete, il che potrebbe spiegare una domanda più stabile anche in fasi di tensione.
Nel complesso, i mercati stanno reagendo a una combinazione di fattori: rischi geopolitici che spingono il petrolio, segnali di stress nel settore del credito privato e una domanda istituzionale in evoluzione verso asset digitali. Questi elementi suggeriscono potenziali aumenti di volatilità e impatti sulla politica monetaria e sulla liquidità finanziaria a breve e medio termine.