Caso MPS: gli ex manager fanno causa a Deutsche Bank per 850 milioni di euro

Un gruppo di ex dirigenti sta chiedendo a Deutsche Bank un risarcimento danni complessivo di circa 850 milioni di euro, sostenendo che l’istituto non li avrebbe adeguatamente tutelati durante un procedimento penale in Italia.

La vicenda giudiziaria

I fatti riguardano operazioni concluse nel 2008 tra Deutsche Bank e la Banca Monte dei Paschi di Siena (nota anche come Mps): contratti di pronti contro termine che, in prima istanza, hanno portato a un procedimento penale in Italia.

Nel novembre 2019 il Tribunale di Milano emise condanne per sei ex dipendenti per reati collegati al favoreggiamento nella falsificazione dei libri contabili e alla manipolazione del mercato, in relazione proprio a quelle operazioni finanziarie. Tuttavia, le sentenze di primo grado sono poi state ribaltate nei gradi successivi: i sei imputati sono stati assolti in appello e la decisione di assoluzione è stata confermata dalla Corte di Cassazione nel 2023.

Le richieste di risarcimento

Secondo quanto riportato nel rapporto annuale della banca, quattro degli ex manager hanno presentato, nel settembre 2025, istanze davanti ai tribunali del Regno Unito per richiedere oltre 600 milioni di sterline (circa 696 milioni di euro) a titolo di danni legati al presunto pregiudizio subito nelle loro carriere a seguito dei procedimenti italiani e della condanna di primo grado.

In aggiunta, un ex dipendente ha avviato nel secondo trimestre del 2024 un ricorso davanti ai tribunali tedeschi per ottenere circa 152 milioni di euro di risarcimento. Sommando le istanze presentate nelle diverse giurisdizioni si arriva quindi a una richiesta globale che è stata indicata intorno ai 850 milioni di euro.

Deutsche Bank ha comunicato nel proprio bilancio di ritenere le domande infondate e di essere pronta a difendersi con decisione, contestando in particolare la quantificazione delle perdite che viene descritta come sovrastimata e irrealistica.

Implicazioni e contesto

La vicenda coinvolge profili tecnici e di responsabilità che toccano sia aspetti penali sia civili: da un lato il percorso processuale in Italia, dall’altro le azioni civili transnazionali volte all’ottenimento di risarcimenti nei fori del Regno Unito e della Germania. I casi legati a operazioni di pronti contro termine e alla contabilità bancaria sono stati al centro di indagini e controlli regolamentari negli anni successivi alla crisi finanziaria, anche per il loro potenziale impatto sulla trasparenza dei bilanci.

Sul piano pratico, le richieste mosse dagli ex dirigenti sollevano questioni di governance aziendale, coperture assicurative per le responsabilità degli amministratori e dirigenti, nonché l’eventuale esposizione patrimoniale dell’istituto nel caso in cui le pretese venissero riconosciute. Inoltre, la gestione di contenziosi in più ordinamenti comporta tempi lunghi e complessità procedurali, comprese questioni di competenza, riconoscimento delle sentenze e attuazione delle eventuali condanne pecuniarie.

Al momento la partita resta aperta: i procedimenti civili sono in corso e le decisioni future nelle diverse corti stabiliranno se e in quale misura Deutsche Bank dovrà rispondere delle pretese avanzate dagli ex dirigenti. Il caso sarà seguito anche per le eventuali ricadute normative e per il suo valore di precedente nella gestione di responsabilità professionali in ambito bancario.



Author: Tony
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