Mps e Mediobanca verso la svolta: fusione entro il 2026 con concambio a 2,45

I consigli di amministrazione di Mps e Mediobanca hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione che prevede l’ingresso di Piazzetta Cuccia nell’orbita del Monte dei Paschi di Siena. Il concambio è stato stabilito in 2,45 azioni del Monte per ogni titolo dell’istituto milanese.

Il piano di fusione dovrà essere sottoposto all’esame e all’approvazione delle assemblee straordinarie degli azionisti di entrambe le banche e, secondo quanto comunicato congiuntamente dalle due istituzioni, l’operazione è attesa per diventare efficace entro la fine del 2026, fatte salve le autorizzazioni regolamentari e le procedure societarie previste.

Al completamento dell’operazione la compagine azionaria del Monte dei Paschi di Siena, che subirà l’effetto diluitivo derivante dall’operazione, risulterà così strutturata: Delfin con il 16,1% del capitale, il Gruppo Caltagirone con il 9,4%, Blackrock con il 4,6%, il Mef con il 4,5%, Banco BPM con il 3,4% e una quota di flottante pari al 62%.

Prima dell’annuncio ufficiale la Borsa ha reagito positivamente, con le quotazioni delle due banche che erano salite di circa il 5%; le banche stimano che l’operazione libererà sinergie per 700 milioni di euro.

Coerenza con il piano industriale

Secondo quanto indicato in sede di CdA, la fusione è ritenuta coerente con le linee strategiche del piano industriale 2026-2030 approvato da Mps a febbraio. L’operazione, insieme alle iniziative di riorganizzazione già pianificate, dovrebbe consentire di realizzare gli obiettivi industriali e finanziari fissati nel piano e di sfruttare le sinergie previste per massimizzare la creazione di valore per gli azionisti.

L’obiettivo dichiarato è creare un gruppo bancario integrato che mantenga le identità, i brand e le aree di eccellenza delle due istituzioni, preservando nel contempo le competenze professionali e le risorse umane ritenute strategiche.

La fusione per incorporazione, che comporterà l’uscita di Piazzetta Cuccia da Piazza Affari dopo circa settant’anni di presenza, ha ricevuto il via libera preliminare dai comitati per le operazioni con parti correlate e dovrà ora ottenere l’approvazione definitiva dalle assemblee straordinarie.

Termini economici e premio per gli azionisti

Il rapporto di concambio tiene conto della distribuzione dei dividendi relativa all’esercizio 2025, indicata in 0,86 euro per Mps e 0,63 euro per Mediobanca, e incorpora un premio pari al 3% rispetto alla valutazione corrente di Borsa al netto dello stacco delle cedole.

I consigli hanno confermato le linee strategiche e gli obiettivi reddituali dell’operazione e hanno indicato la possibilità di concludere formalmente l’operazione anche entro la fine dell’anno in corso, fermo restando che il perfezionamento resterà condizionato alle approvazioni assembleari e alle autorizzazioni delle autorità di vigilanza e antitrust competenti.

Implicazioni regolamentari e di mercato

Per diventare operativa, la fusione dovrà ottenere i benestare delle autorità di vigilanza bancaria e, se del caso, dell’autorità per la concorrenza. Queste verifiche riguarderanno aspetti di stabilità finanziaria, governance, requisiti patrimoniali e possibili impatti sulla concorrenza nei mercati rilevanti.

L’operazione è destinata a rappresentare un momento significativo di consolidamento nel settore bancario italiano, con potenziali effetti su quota di mercato, struttura dei costi e presenza commerciale. Dovranno essere valutati impatti occupazionali, piani di integrazione tecnologica e possibili razionalizzazioni di reti e funzioni, sempre nel quadro delle normative di tutela dei lavoratori e delle procedure di consultazione sindacale.

Dal punto di vista degli azionisti, la diluzione prevista modificherà l’equilibrio della governance, mentre il mantenimento di una quota di flottante rilevante continuerà a garantire un ruolo dinamico del mercato nella determinazione del valore dell’istituto combinato.

In conclusione, la fusione tra Mediobanca e Mps disegna un’operazione di ampia portata che richiederà diverse autorizzazioni e fasi di integrazione. Gli sviluppi successivi dipenderanno dall’esito delle assemblee, dalle approvazioni regolamentari e dall’effettiva capacità delle banche di tradurre le sinergie annunciate in risultati concreti.