Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti riconosce usi legittimi per i mixer di criptovalute

Dopo anni di posizioni critiche nei confronti dei mixer crittografici, i servizi onchain che rendono meno trasparenti le transazioni in asset digitali, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti riconosce oggi che tali strumenti possono avere anche usi leciti oltre alle applicazioni criminali più note.

Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha osservato:

“Con l’aumento dell’uso degli asset digitali per i pagamenti, gli individui potrebbero voler utilizzare i mixer per mantenere maggiore privacy sulle loro abitudini di spesa.”

Contesto e definizione dei mixer

I mixer sono servizi che mescolano fondi di più utenti su una blockchain pubblica per rendere più difficile ricostruire l’origine e la destinazione delle transazioni. Pur essendo spesso associati al riciclaggio, possono essere impiegati per proteggere la riservatezza finanziaria di singoli cittadini, transazioni commerciali sensibili o donazioni benefiche che non si vogliono rendere pubbliche.

Il rapporto collegato all’attuazione del Genius Act sottolinea che la tecnologia della privacy non è intrinsecamente illecita e che, se progettata con adeguate misure di compliance — come registrazioni o garanzie tecniche — può coesistere con gli obblighi normativi.

Il caso Tornado Cash e le conseguenze legali

Nel 2022 l’ufficio sanzionatorio del Dipartimento del Tesoro, OFAC, inserì nella lista nera il mixer basato su Ethereum noto come Tornado Cash, accusandolo di aver agevolato il riciclaggio di miliardi in criptovalute collegati al gruppo di hacker nordcoreano Lazarus. La misura aveva di fatto vietato a cittadini statunitensi l’uso dello strumento e aveva innescato un acceso dibattito regolatorio.

Successivamente, nel 2025, Tornado Cash venne cancellato dalla lista a seguito di ricorsi legali e di una decisione di una corte d’appello che mise in discussione l’autorità del Tesoro di imporre sanzioni a contratti intelligenti open source. Nonostante il rilascio su cauzione del cofondatore e sviluppatore Roman Storm, le procure sostengono di disporre di elementi sufficienti per dimostrare che certe funzionalità siano state progettate consapevolmente per agevolare attività criminali.

Raccomandazioni politiche e possibili strumenti

Il rapporto non abbandona le preoccupazioni legate ai flussi illeciti: identifica i mixer come strumenti frequentemente impiegati per occultare proventi rubati e rimarca la necessità di rafforzare i controlli antiriciclaggio (AML) nel settore degli asset digitali.

Tra le proposte avanzate vi è l’invito al Congresso a chiarire quali attori della finanza decentralizzata (DeFi) debbano ricadere sotto obblighi AML, l’esplorazione di strumenti di identità digitale che consentano compliance senza raccolta eccessiva di dati, e la valutazione di nuove competenze che permettano a istituzioni di congelare temporaneamente asset digitali sospetti.

Tali indicazioni impattano non solo i responsabili politici, ma anche le autorità di contrasto e i regolatori come il Dipartimento di Giustizia, il SEC e la CFTC, che dovranno coordinare approcci per bilanciare tutela della privacy, sicurezza finanziaria e contrasto alla criminalità informatica.

Dal punto di vista tecnico, il rapporto suggerisce soluzioni pratiche — ad esempio obblighi di registrazione selettiva, meccanismi di audit e tool di tracciamento compatibili con standard di privacy — che potrebbero permettere di conciliare anonimato legittimo e requisiti di trasparenza per le indagini.

In sintesi, il documento riconosce che la tecnologia della privacy sui registri pubblici non è illegalmente definita a priori, ma richiede un quadro normativo e operativo che contempli sia la protezione della riservatezza dei legittimi utenti sia misure efficaci per prevenire e perseguire l’abuso a fini illeciti.