Il boom del dollaro digitale da 300 miliardi potrebbe intaccare i profitti delle banche tradizionali, avvertono gli analisti di Jefferies
- 10 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi mesi si è intensificata la competizione tra le società crypto e le banche tradizionali attorno alle stablecoin, e gli analisti di Jefferies avvertono che l’adozione crescente del «dollaro digitale» potrebbe rappresentare un freno permanente agli utili bancari.
Secondo la loro analisi, le stablecoin non costituiscono una minaccia esistenziale immediata né provocherebbero un improvviso e massiccio svuotamento dei depositi bancari statunitensi, ma potrebbero determinare un deflusso graduale dei depositi core compreso tra il 3% e il 5% nei prossimi cinque anni.
Un calo di tale entità aumenterebbe i costi di raccolta e comprimerebbe la redditività degli istituti, incidendo sui margini e sulla capacità delle banche di finanziare attività a basso rischio con raccolta a basso costo.
David Chiaverini e i colleghi di Jefferies hanno commentato il rischio come segue:
“Il rischio di medio termine derivante da un deflusso graduale di depositi, alimentato da opportunità di rendimento legate ad attività e casi d’uso nei pagamenti, non dovrebbe essere sottovalutato.”
Perché le stablecoin interessano le banche
Le stablecoin sono criptovalute progettate per mantenere un valore stabile, spesso agganciato 1:1 a valute fiat come il dollaro USA o l’euro. Finora il loro uso principale è stato il trading all’interno del mercato crypto, ma con lo sviluppo regolatorio e tecnologico si stanno diffondendo anche in ambiti come i pagamenti, la gestione della tesoreria e i trasferimenti transfrontalieri.
Secondo il report di Jefferies, l’offerta di stablecoin aveva raggiunto circa 305 miliardi di dollari a fine 2025, con un aumento del 49% rispetto all’anno precedente, mentre il volume aggiustato dei trasferimenti ha toccato i 11,6 trilioni di dollari nel 2025. La capitalizzazione complessiva del settore è salita fino a circa 314 miliardi di dollari, contro i 184 miliardi del 2022, e gli analisti stimano che potrebbe raggiungere tra 800 miliardi e 1,15 trilioni nei prossimi cinque anni.
Questo sviluppo è rilevante per le banche perché le stablecoin possono funzionare come una forma di liquidità digitale disponibile 24 ore su 24 e integrarsi con piattaforme di DeFi che offrono rendimenti superiori a quelli della maggior parte dei conti bancari tradizionali.
Brian Moynihan, amministratore delegato di Bank of America, ha espresso preoccupazione pubblica per l’impatto potenziale:
“Esiste la possibilità che fino a 6 trilioni di dollari di depositi si spostino verso stablecoin e prodotti collegati che offrono ritorni simili a rendimento.”
Regolazione e limiti nell’immediato
Gli analisti sottolineano che, allo stato attuale, la cornice normativa statunitense introdotta l’anno precedente limita l’appeal delle stablecoin come semplici prodotti di risparmio. La normativa nota come GENIUS Act, approvata nel luglio 2025, vieta agli emittenti regolamentati di stablecoin di corrispondere direttamente rendimenti ai detentori passivi, riducendo la probabilità di un trasferimento improvviso e massiccio dai conti correnti e di risparmio verso strumenti crypto.
Un ulteriore pacchetto di norme, indicato come CLARITY [act] nelle analisi regolatorie, mirerebbe a codificare le stablecoin come strumenti di pagamento piuttosto che come prodotti di risparmio, chiudendo la cosiddetta “scappatoia dei rendimenti” lasciata aperta dal precedente provvedimento.
Risposte del sistema bancario
Di fronte alla diffusione delle stablecoin, molte grandi banche stanno valutando strategie difensive o di adattamento: alcune stanno sviluppando soluzioni proprie per rimanere competitive, altre aumentano gli investimenti in infrastrutture digitali e custody per asset digitali.
Fidelity Investments ha lanciato la sua prima stablecoin, il Fidelity Digital Dollar (FIDD), come esempio di prodotto gestito da un operatore finanziario tradizionale che entra nello spazio. Bank of America ha dichiarato che emetterebbe una stablecoin se il legislatore US la legalizzasse, mentre grandi istituti come Goldman Sachs hanno assegnato risorse significative a temi quali la tokenizzazione e le valute digitali.
Chi sarebbe più esposto
I ricercatori di Jefferies hanno identificato le banche con una più alta concentrazione di depositi retail e di depositi fruttiferi come le più vulnerabili rispetto a istituti che svolgono prevalentemente attività di custodia o che già investono intensamente in infrastrutture per asset digitali.
In particolare, tra gli enti segnalati come maggiormente esposti figurano le banche con ticker WTFC, FLG, WBS, EGBN e AX, che presentano una composizione della raccolta caratterizzata da un’elevata incidenza di depositi retail e a interesse.
Implicazioni di medio-lungo termine
Un deflusso graduale dei depositi verso strumenti digitali e piattaforme DeFi comporterebbe un aumento dei costi di funding per le banche, una pressione sui margini di interesse netti e una necessità di rivedere modelli di business basati sulla raccolta a basso costo.
Per il sistema finanziario ciò significa che regolatori, banche e operatori fintech dovranno collaborare per garantire stabilità, trasparenza dei rischi e adeguati standard di tutela per depositanti e utilizzatori dei servizi digitali. La traiettoria finale dipenderà dall’evoluzione regolamentare, dall’offerta di prodotti competitivi da parte degli istituti e dalla risposta del mercato in termini di fiducia e preferenze di deposito.
Nel frattempo, gli investitori e i manager bancari seguiranno con attenzione sia l’adozione delle stablecoin nei casi d’uso di pagamento e tesoreria sia le eventuali innovazioni di prodotto che potrebbero ricondurre parte di questi flussi all’interno di servizi bancari regolamentati.