Eurostat: le mamme italiane restano le più anziane nell’Ue, primo figlio in media a 31,9 anni
- 10 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Eurostat segnala che in Italia l’età alla quale le donne diventano madri per la prima volta è più alta rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei: nel 2024 l’età media al primo figlio nell’insieme dei paesi comunitari era di 29,9 anni, con un intervallo che va da 26,9 anni in Bulgaria fino a 31,9 anni in Italia.
Il quadro del tasso di fertilità
Secondo i dati, il tasso di fertilità totale calcolato su 24 paesi dell’UE si attestava a 1,34 nati vivi per donna nel 2024. Tra i valori più bassi si segnalano Malta (1,01), Spagna (1,10), Lituania (1,11), Polonia (1,14) e Italia (1,18), quest’ultimo valore confermato anche dalle rilevazioni nazionali di Istat. I tassi più elevati sono stati osservati in Bulgaria (1,72), Francia (1,61) e Slovenia (1,52).
La soglia per il ricambio generazionale
L’analisi evidenzia che nessun paese si avvicina alla soglia del 2,1, il valore convenzionalmente considerato necessario per mantenere stabile la popolazione in assenza di flussi migratori. Questo divario implica che, senza apporti migratori significativi, le popolazioni nazionali tenderanno a ridursi nel medio-lungo periodo, con effetti complessi su mercato del lavoro e bilanci pubblici.
Il calo del tasso di natalità lordo
Il tasso di natalità lordo, cioè il numero di nati vivi ogni mille abitanti, mostra una diminuzione marcata: nel 2024 è stato pari a 7,9 per mille, rispetto a 10,5 nel 2000, 12,8 nel 1985 e 16,4 nel 1970. In termini storici si tratta di una riduzione di circa la metà rispetto a cinque decenni fa.
Parallelamente, cresce la quota di figli nati da madri nate all’estero, che raggiunge il 24% del totale: questo elemento accentua l’importanza dei flussi migratori nel determinare la composizione demografica delle nascite.
Implicazioni per politiche e servizi
Il quadro demografico descritto ha ricadute sistemiche su vari ambiti: sostenibilità dei sistemi pensionistici, dimensionamento dei servizi sanitari e scolastici, mercato del lavoro e pianificazione territoriale. Riduzioni persistenti delle nascite tendono ad aumentare il rapporto tra popolazione anziana e attiva, mettendo pressione sui conti pubblici e richiedendo aggiustamenti di policy.
Le istituzioni possono intervenire con politiche familiari mirate — come incentivi economici, investimenti in servizi per l’infanzia, politiche di congedo parentale e maggiore flessibilità lavorativa — oltre a considerare misure coordinate sulle politiche migratorie che tengano conto dell’integrazione e delle esigenze del mercato del lavoro.
Cause e fattori alla base della tendenza
Dietro al ritardo nell’età del primo figlio e alla diminuzione dei tassi di fertilità si collocano fattori demografici, economici e culturali: maggiore istruzione e partecipazione femminile al mercato del lavoro, incertezza economica, difficoltà nell’accesso a case e servizi per le giovani coppie, oltre a scelte individuali legate alla progettualità di vita.
Le rilevazioni di Eurostat forniscono uno strumento comparativo utile per monitorare queste dinamiche a livello europeo, mentre i dati nazionali di Istat aiutano a interpretare le specificità interne e a calibrare interventi di politica pubblica più efficaci.