Beni rifugio: l’oro rimpiazza il dollaro nelle riserve di banche centrali e fondi sovrani

Il dollaro ha registrato un recupero, mentre l’oro ha faticato a imprimere una direzione netta chiudendo la settimana in territorio negativo; la reazione dei mercati in una delle settimane più tese degli ultimi anni è apparsa in parte sorprendente perché, sotto alcuni aspetti, si è sviluppata in controtendenza rispetto alle dinamiche recenti. Le prossime sedute diranno se il comportamento degli investitori — che ha contemporaneamente penalizzato strumenti denominati in valuta statunitense come le azioni di Wall Street e i Treasury — sarà sostenibile oppure se si tratterà di una reazione istintiva seguita da un ritorno alle tendenze precedenti.

Il sondaggio di Invesco

Secondo un’indagine condotta da Invesco, in un contesto caratterizzato da una crescente frammentazione geopolitica e da volatilità sui mercati valutari, molte istituzioni stanno rivedendo la composizione delle riserve monotamente denominate in dollari e aumentando l’esposizione al metallo prezioso. L’indagine ha coinvolto investitori che gestiscono complessivamente circa 800 miliardi di dollari e anticipa i contenuti dello studio intitolato Invesco Global Sovereign Asset Management Study 2026, la cui pubblicazione è prevista per l’estate.

Lo studio segnala un ripensamento strutturale nella gestione delle riserve da parte di molte istituzioni ufficiali, che considerano l’oro non più soltanto un bene rifugio simbolico ma un elemento operativo della strategia di riserva.

Protezione geopolitica

Rod Ringrow ha dichiarato:

“Le banche centrali non si chiedono più se detenere oro, ma come valutarlo e conservarlo.”

Secondo il responsabile delle istituzioni ufficiali presso Invesco, si è innescato un cambiamento profondo nella mentalità degli operatori ufficiali. Il progressivo indebolimento del dollaro nelle settimane scorse è stato uno dei fattori che ha alimentato questo riposizionamento, ma non il solo: l’oro è ritenuto particolarmente utile per quegli enti la cui flessibilità valutaria è limitata e che devono gestire portafogli in periodi di forte stress finanziario.

Lo studio sottolinea:

“L’oro fisico, in particolare se detenuto a livello nazionale, offre un grado di protezione contro il congelamento dei beni che altre riserve non possono eguagliare.”

Il tema delle sanzioni internazionali e della possibilità che asset esteri vengano congelati ha reso la detenzione di oro fisico una leva strategica per preservare l’accesso effettivo a risorse di valore, specialmente per quegli stati o istituzioni che temono restrizioni in scenari di tensione geopolitica.

Valutazioni e tempismo

Oltre alle ragioni geopolitiche, le valutazioni hanno svolto un ruolo decisivo nelle scelte di ribilanciamento. L’apprezzamento del prezzo del metallo giallo in certi periodi ha spinto diverse istituzioni a considerare l’acquisto per non restare fuori da un trend rialzista della materia prima.

Una partecipante alla ricerca ha ammesso:

“Abbiamo inserito l’oro nel nostro scenario per la prima volta, spinti dall’andamento dei prezzi.”

Questa ammissione, proveniente da una banca centrale che ha partecipato all’indagine, riflette come gli istituzionali integrino considerazioni di valutazione dei prezzi con fattori di lungo periodo, adeguando le riserve per gestire rischi sia finanziari sia geopolitici.

Lingotto o Etf?

Il crescente interesse per l’oro ha spostato il dibattito sulle modalità operative di detenzione: il possesso diretto di lingotti continua a essere preferito, soprattutto per ragioni legate alla sovranità e agli accordi di custodia, mentre gli Etf vengono sempre più considerati come strumenti efficaci per aumentare rapidamente l’esposizione con costi e liquidità maggiori.

Lo studio evidenzia che, sul lungo periodo, molte istituzioni privilegiano la detenzione fisica per assicurare il controllo effettivo delle riserve, mentre gli Etf possono svolgere un ruolo complementare quando sono richieste rapidità e flessibilità di gestione.

Nel complesso, l’interpretazione dell’oro si sta spostando: non più solo un bene ereditario o un simbolo, ma una componente gestita attivamente all’interno dei portafogli di riserva come partecipazione strategica. La recente flessione dei prezzi potrebbe rappresentare una fase transitoria in un processo più ampio di ribilanciamento delle riserve globali, con possibili implicazioni per le politiche di tesoreria, le relazioni internazionali e la struttura dei mercati dei metalli preziosi.



Author: Tony
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