Comunità iraniana in Italia raddoppia: boom negli ultimi sei anni

L’Italia è il secondo Paese dell’Unione europea per numero di residenti con cittadinanza iraniana, con 23.626 persone registrate, pari a quasi il 10% del totale europeo. Al primo posto si colloca la Germania, che ospita 144.336 residenti iraniani su un totale stimato in circa 250.000 nell’UE a 27.

I dati, aggiornati al 1° gennaio 2025 e rielaborati dalla Fondazione Leone Moressa su fonti di Istat e Eurostat, mostrano un raddoppio della presenza iraniana in Italia rispetto al 2019, quando erano 11.837. Tra questi residenti la componente femminile è pari alla metà e una larga parte è costituita da studenti.

La crescita è stata particolarmente marcata a partire dal 2022. In Italia la gran parte dei permessi di soggiorno rilasciati agli iraniani riguarda motivi di studio (83,4% nell’ultimo anno e 74,1% negli ultimi dieci anni), mentre in Germania la quota più rilevante è legata a motivi diversi, in prevalenza asilo e protezione internazionale (44% nell’ultimo decennio).

Distribuzione territoriale

Le regioni con il maggior numero di residenti iraniani sono la Lombardia (5.980), il Piemonte (4.058) e il Lazio (3.044). Le province con le presenze più significative sono Milano (3.830), Torino (3.782), Roma (2.867), Padova (1.206) e Bologna (1.114), tutte città caratterizzate da importanti atenei e percorsi di istruzione superiore.

Shirin Zakeri ha dichiarato:

“Molti giovani iraniani vengono in Italia dopo la laurea triennale in Iran per conseguire la laurea magistrale, in particolare da quando alcune università italiane hanno attivato corsi in lingua inglese. Una parte di questi studenti poi prosegue il proprio percorso verso altri Paesi europei. In Italia esiste anche una comunità di professionisti iraniani: ingegneri, architetti, infermieri e medici.”

Motivazioni della mobilità

Secondo gli studiosi, alla base dell’aumento delle migrazioni iraniane verso l’Europa ci sono fattori economici e formativi. Le sanzioni internazionali e la forte inflazione hanno eroso opportunità occupazionali e il potere d’acquisto in Iran, spingendo giovani laureati a cercare prospettive all’estero, sia nei Paesi europei sia in mercati regionali come i Paesi arabi e del Golfo Persico.

Dal punto di vista istituzionale, l’arrivo di numerosi studenti internazionali pone sfide e opportunità per le università e per le politiche di integrazione: è necessario un coordinamento tra atenei, enti locali e ministeri competenti per favorire il riconoscimento dei titoli, l’inserimento nel mercato del lavoro e percorsi di inclusione sociale.

Tipologie di permesso e impatto sulle politiche

La prevalenza di permessi per motivi di studio in Italia differenzia il fenomeno rispetto ad altri Paesi europei dove maggior peso hanno le richieste di protezione internazionale. Questa distinzione influisce sulle priorità delle amministrazioni: mentre i flussi di studenti richiedono servizi legati all’istruzione e all’alloggio, le istanze d’asilo attivano procedure di protezione sociale e di integrazione più complesse.

Un’efficace politica pubblica in materia migratoria deve quindi coniugare strumenti per l’accoglienza e l’orientamento professionale con politiche attive del lavoro e percorsi di riconoscimento delle competenze per valorizzare le professionalità presenti sul territorio.

Situazione dopo l’inizio del conflitto

Alla settimana dall’inizio delle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran, cresce la preoccupazione tra i membri della diaspora per i familiari rimasti in patria. Le tensioni geopolitiche pesano anche sulle comunità già insediate all’estero, influenzando la percezione di sicurezza e le scelte personali e professionali.

Shirin Zakeri ha dichiarato:

“Sono molto preoccupata per la mia famiglia a Teheran. Mio fratello e mia sorella si sono spostati fuori città, mentre zii e cugini sono rimasti nella capitale e non sono riuscita a contattarli. Oggi la città si è svegliata sotto una nube nera a causa dei bombardamenti sul deposito petrolifero di Shahran, e alla popolazione è stato raccomandato di non fare la doccia e di non uscire senza le maschere per i residui tossici.”

All’interno della comunità iraniana in Italia emergono posizioni diversificate rispetto all’intervento militare esterno: accanto a chi condanna la guerra si trovano anche gruppi che esprimono sostegno a soluzioni alternative per la leadership politica in Iran, compresi sostenitori del ritorno della monarchia guidata da Reza Pahlavi.

Shirin Zakeri ha dichiarato:

“Al corteo dell’8 marzo organizzato dal movimento Non una di meno ha partecipato un gruppo di iraniani per dire no alla guerra, mentre un altro gruppo, formato da sostenitori del rientro di Reza Pahlavi, ha espresso posizioni opposte. La società civile iraniana ha lavorato molto negli ultimi anni per promuovere maggiore libertà e la difesa dei diritti umani e delle donne.”

Prospettive e implicazioni future

La combinazione di mobilità giovanile per motivi di studio, difficoltà economiche interne e instabilità geopolitica suggerisce che le presenze iraniane in Europa potrebbero continuare a crescere nei prossimi anni. Per il sistema italiano ciò implica una necessità di pianificazione nelle politiche universitarie, nell’offerta di servizi per l’integrazione e nella gestione dei permessi di soggiorno, oltre a un monitoraggio attento delle dinamiche internazionali che influenzano i flussi migratori.



Author: Tony
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