Bitcoin potrebbe aver toccato il fondo: il VIX del mercato azionario lo suggerisce

Il rapporto inverso tra VIX e bitcoin è spesso evidente: i forti picchi nell’indice di volatilità tendono a coincidere con i minimi locali del mercato cripto, mentre periodi di calma nei mercati tradizionali possono vedere riprese nella criptovaluta.

Negli ultimi scambi il CBOE Volatility Index (VIX), l’indicatore che misura la volatilità attesa nel S&P 500 basata sui prezzi delle opzioni e ampiamente considerato il “termometro della paura” per Wall Street, è salito ai massimi di quasi un anno, superando quota 35.

Lo scatto dell’indice è avvenuto mentre i mercati globali reagivano a un improvviso aumento delle quotazioni del petrolio: il WTI è balzato brevemente verso i 120 dollari al barile all’apertura dei futures domenicali, per poi riportarsi verso valori intorno ai 100 dollari.

La maggiore volatilità ha inciso sia sui beni rifugio sia sulle azioni, determinando ribassi contemporanei delle azioni statunitensi e dell’oro, a dimostrazione di un aumento della rischiosità percepita tra gli operatori tradizionali.

In netto contrasto con il trend dei mercati tradizionali, il bitcoin ha mostrato un movimento opposto: nelle ultime 24 ore risulta in progresso di circa il 5% e viene scambiato oltre la soglia dei 69.000 dollari.

Comportamento storico e ricorrenze

La storia recente mostra ripetuti casi in cui un aumento marcato del VIX ha rappresentato il punto di svolta per il bitcoin. Durante le turbolenze causate da misure tariffarie nell’aprile 2025, il bitcoin ha trovato supporto intorno ai 75.000 dollari mentre il VIX saliva verso quota 60.

Un altro episodio significativo è avvenuto nell’agosto 2024, quando lo smobilizzo del yen carry trade spinse il VIX oltre 64 e portò il bitcoin a scendere verso i 49.000 dollari. Allo stesso modo, durante la crisi legata alla Silicon Valley Bank nel marzo 2023, un rialzo temporaneo del VIX sopra 30 coincise con un minimo locale del bitcoin vicino ai 20.000 dollari.

Indicatori di volatilità specifici per le criptovalute

Parallelamente agli indicatori tradizionali, il mercato cripto dispone di misure proprie della volatilità attesa. Il Bitcoin Volmex Implied Volatility Index (BVIV), che deriva dall’analisi dei prezzi delle opzioni su bitcoin, ha registrato un picco superiore a 96 all’inizio di febbraio, quando il prezzo del bitcoin è temporaneamente sceso a 60.000 dollari: si trattava del livello più alto dal periodo di turbolenza legato al yen carry trade dell’agosto 2024.

Attualmente il BVIV è sceso nuovamente, attestandosi poco sopra 60. Questa divergenza tra l’indicatore specifico per le criptovalute e il VIX tradizionale suggerisce che il mercato cripto potrebbe aver anticipato parte dello stress che ora si sta manifestando nei mercati finanziari convenzionali.

Tuttavia, un VIX ancora vicino a 30 indica che la volatilità nei mercati tradizionali potrebbe non essere conclusa: per investitori istituzionali e retail ciò significa prestare attenzione alla correlazione cross-asset, alle condizioni di liquidità e ai segnali provenienti dai mercati delle opzioni e dei derivati.

Dal punto di vista della gestione del rischio, la situazione attuale invita a valutare strategie di copertura, a monitorare i flussi tra classi di attivo e a considerare l’evoluzione delle dinamiche macroeconomiche — in particolare prezzi dell’energia, politiche monetarie e tensioni geopolitiche — che possono amplificare la trasmissione di shock tra mercati.