Saline candidate all’Unesco: a Trapani lo scontro sul futuro del porto
- 8 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Un porto che movimenta, secondo stime locali, almeno due milioni di tonnellate di merci all’anno, assicura i collegamenti marittimi con le isole Egadi e Pantelleria per circa un milione di passeggeri e negli ultimi anni sta intercettando una quota crescente del traffico crocieristico: è questo il quadro intorno al porto di Trapani, a poche centinaia di metri da uno degli ecosistemi più delicati del Mediterraneo, le saline di Trapani e Paceco, zona umida protetta e habitat essenziale per l’avifauna migratoria. L’area è al centro di un confronto che potrebbe segnare il futuro del territorio: la candidatura a Riserva della Biosfera nell’ambito del programma MaB – Man and Biosphere dell’UNESCO.
Il dossier
Il dossier proposto per ottenere il riconoscimento come Riserva della Biosfera mira a valorizzare il complesso sistema ambientale delle saline e delle zone umide che si estendono tra Trapani, Paceco e Marsala. L’intento dichiarato è quello di promuovere un modello di sviluppo sostenibile che integri tutela ambientale, fruizione turistica e attività economiche tradizionali, in particolare la produzione del sale.
Il progetto è stato illustrato pubblicamente lo scorso dicembre dal comitato promotore, che ha presentato i contenuti del dossier e una perimetrazione preliminare dell’area candidata. Prima di giungere alla fase internazionale, il dossier dovrà essere trasmesso al Ministero dell’Ambiente e quindi inviato all’UNESCO per la valutazione nel quadro del programma MaB.
Secondo la perimetrazione preliminare, la futura riserva dovrebbe comprendere l’intero sistema delle saline e delle zone umide costiere fra Trapani e Marsala, arrivando a lambire anche aree urbane e la fascia portuale. Questo confine potenziale ha alimentato il dibattito sul rapporto tra salvaguardia ambientale e sviluppo delle infrastrutture portuali.
Le preoccupazioni degli operatori portuali
Il nodo più dibattuto riguarda il rapporto fra la proposta di Riserva della Biosfera e il ruolo strategico del porto di Trapani, considerato una delle principali infrastrutture economiche della Sicilia occidentale. Negli ultimi giorni dal mondo della portualità sono arrivate prese di posizione critiche sul metodo e sui contenuti del percorso di candidatura.
Tra gli interventi più significativi quello dell’imprenditore marittimo Gaspare Panfalone, che ha sollevato dubbi sull’effettivo coinvolgimento degli operatori portuali nel processo di elaborazione del dossier e sulla trasparenza del confronto con il territorio.
Gaspare Panfalone ha detto:
“La tutela ambientale è un obiettivo condivisibile, ma deve nascere da un confronto serio e trasparente con tutte le componenti territoriali. Nel caso della candidatura delle saline a Riserva della Biosfera, c’è il timore che il percorso sia stato avviato senza un reale coinvolgimento di una parte fondamentale dell’economia locale: il porto.”
Panfalone, che si è espresso in linea con le posizioni manifestate da Sicindustria Trapani, ha sottolineato soprattutto un problema di metodo: non risulta che siano stati convocati tavoli di confronto con la Autorità Portuale, la Autorità Marittima o con gli operatori dello scalo, nonostante il porto svolga un ruolo chiave per l’occupazione e lo sviluppo economico della città.
Tra le preoccupazioni più ricorrenti c’è l’incertezza sull’impatto che il riconoscimento UNESCO potrebbe avere su interventi strategici per lo scalo, come i dragaggi dei fondali, l’ammodernamento delle banchine e il potenziamento dei traffici crocieristici. Diversi operatori temono che la candidatura si traduca in vincoli ambientali o paesaggistici che ostacolerebbero tali interventi.
Cosa comporta il riconoscimento Unesco
È importante chiarire che il riconoscimento come Riserva della Biosfera nel quadro del programma MaB non equivale automaticamente a nuovi vincoli giuridici sulle attività economiche o sulle infrastrutture. A differenza dei siti inseriti nella lista del Patrimonio dell’Umanità, le riserve MaB puntano a promuovere modelli di gestione e pianificazione sostenibile più che a imporre divieti urbanistici diretti.
Il modello delle riserve prevede una zonizzazione del territorio in tre livelli: una core area (area di massima tutela ambientale), una buffer zone (zona di protezione ecologica) e una transition area (area di transizione dove si collocano città, attività produttive e infrastrutture). Nel quadro di questa struttura, infrastrutture economiche rilevanti, come porti, possono risultare compatibili con la vocazione della transition area e partecipare a progetti di gestione condivisa.
In diversi contesti europei, porti e infrastrutture marittime sono stati coinvolti in programmi di innovazione ambientale per ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza energetica e sperimentare sistemi più sostenibili. Per il porto di Trapani ciò potrebbe rappresentare un’opportunità per avviare interventi di sostenibilità della mobilità marittima e sviluppare progetti di turismo responsabile collegati agli approdi per le Egadi.
Al tempo stesso, la complessità del caso rende necessario un confronto aperto e strutturato: è opportuno che il comitato promotore, le istituzioni coinvolte, le autorità portuali e gli operatori avviino un dialogo chiaro per definire eventuali regole di governance, i confini effettivi della riserva e le misure di conciliazione tra tutela ambientale e sviluppo infrastrutturale.
Una fase istruttoria trasparente, accompagnata da studi di impatto e da piani di gestione condivisi, può contribuire a chiarire come coniugare la protezione degli habitat sensibili con le esigenze operative e di crescita del porto, garantendo al contempo opportunità economiche sostenibili per il territorio.