Parlamentari Usa esigono blocco permanente delle cbdc

Un gruppo di parlamentari degli Stati Uniti si è unito per chiedere il divieto permanente di un Central Bank Digital Currency (CBDC), sostenendo che una proposta di legge recente si limita a rinviarne l’eventualità fino al 2031.

Michael Cloud ha indirizzato una lettera al House Speaker Mike Johnson e al Senate majority leader John Thune, firmata da altri 28 membri del Congresso per esprimere questa posizione.

Michael Cloud ha scritto:

“Vi scriviamo per esprimere l’assoluta necessità di proibire che una Central Bank Digital Currency si verifichi mai negli Stati Uniti.”

L’iniziativa dei legislatori arriva dopo la presentazione di un emendamento al Federal Reserve Act che vieterebbe alla Federal Reserve di emettere una CBDC fino al 2031. Tale emendamento è stato inserito nel disegno di legge di 300 pagine intitolato “21st Century ROAD to Housing Act” (HR 6644), reso pubblico dal Senate Committee on Banking, Housing, and Urban Affairs.

Tuttavia, i promotori della lettera ritengono che il divieto temporaneo non sia sufficiente per tutelare i cittadini.

La lettera ha affermato:

“Una proibizione di una Central Bank Digital Currency deve essere permanente. Una CBDC esporrebbe gli americani a una sorveglianza finanziaria incostituzionale e conferirebbe alla non eletta Federal Reserve un potere senza precedenti sulle finanze degli americani, violando le loro libertà civili e la libertà finanziaria.”

I legislatori hanno sottolineato ancora:

“Una CBDC è intrinsecamente anti-americana e rappresenta una minaccia imminente che dobbiamo fermare prima che sia troppo tardi.”

Confronto tra emendamenti e proposte esistenti

I firmatari hanno osservato che l’emendamento introdotto in HR 6644 contiene una versione attenuata dell’“Anti-CBDC Surveillance State Act” (H.R.1919), proposta nel giugno 2025 dal deputato Tom Emmer. Tale provvedimento era stato approvato alla Camera il 17 luglio, ma non ha ancora ricevuto il via libera definitivo dal Senato.

La lettera ha aggiunto:

“Deve essere ripristinato il linguaggio forte di H.R.1919.”

Parallelamente, nel febbraio 2025 il senatore Mike Lee ha presentato il disegno di legge indipendente No CBDC Act (S 464), volto a vietare alla Federal Reserve o al Treasury di emettere una CBDC, ma la proposta è attualmente bloccata nei procedimenti parlamentari.

Perché la questione è rilevante

La discussione su una possibile CBDC coinvolge aspetti tecnici, costituzionali e di politica monetaria. Dal punto di vista operativo, una valuta digitale emessa dalla banca centrale potrebbe semplificare i pagamenti e aumentare l’inclusione finanziaria. Sul fronte istituzionale, però, sorgono dubbi su potenziali rischi per la privacy e per l’equilibrio dei poteri tra il Congresso, la Federal Reserve e il Treasury.

Critici delle CBDC temono che un sistema centralizzato possa facilitare forme di monitoraggio delle transazioni e dare all’istituzione monetaria strumenti di controllo che impattano sulle libertà civili. Al contrario, i sostenitori evidenziano benefici in termini di efficienza dei pagamenti, riduzione dei costi e capacità di risposta alle crisi finanziarie.

Prossimi passi e implicazioni politiche

La querelle legislativa richiederà decisioni sia alla Camera sia al Senato: dovranno essere valutati emendamenti, possibili testi conciliativi e l’eventuale ruolo delle commissioni competenti. Un divieto permanente, se proposto, richiederebbe un iter legislativo più solido rispetto a una sospensione temporanea.

Nel dibattito pubblico e istituzionale entreranno inoltre considerazioni tecniche (architettura della valuta digitale, sicurezza informatica), giuridiche (tutele costituzionali e diritti alla privacy) e politiche (responsabilità degli organi non eletti, ruolo del Congresso nella regolazione monetaria).

Il confronto resta aperto e si prevede che le decisioni future influenzeranno non solo la politica monetaria degli Stati Uniti, ma anche il dibattito internazionale sulle valute digitali emesse dalle banche centrali e sulle garanzie da adottare per bilanciare innovazione, efficienza e diritti fondamentali.