Studio EJF: urgono misure per una pesca sostenibile nel Pacifico per fermare lo sfruttamento delle risorse naturali

Subito azioni di monitoraggio, limiti di cattura basati sulla scienza e più controllo sulla pesca per prevenire il sovrasfruttamento delle risorse marine: è questa la richiesta centrale avanzata da Environmental Justice Foundation nella sua più recente indagine, che segnala rischi sia ambientali sia di sfruttamento del lavoro legati alla pesca intensiva di calamari.

Environmental Justice Foundation ha dichiarato:

“Questa pratica mette in pericolo una specie chiave per la rete trofica e può essere collegata a episodi di sfruttamento della manodopera.”

La pesca dei calamari nel Pacifico sud-orientale

Secondo il rapporto, una flotta cinese per la pesca in acque profonde sta operando su scala molto ampia nel Pacifico sud-orientale, prendendo di mira in particolare il calamaro di Humboldt (conosciuto anche come totano gigante del Pacifico). Questa specie svolge un ruolo fondamentale nel sostenere le catene alimentari marine e le attività di pesca regionali.

L’indagine mette in luce carenze persistenti di trasparenza e tracciabilità all’interno di queste operazioni: dati incompleti sui prelievi, rotte di pesca non sempre registrate e limiti normativi non applicati in modo omogeneo tra gli Stati interessati aumentano il rischio di prelievi eccessivi che compromettono il ripopolamento naturale.

Il rapporto sottolinea inoltre come la combinazione di pesca intensiva e governance frammentata possa avere conseguenze economiche per le comunità costiere, peggiorando la sicurezza alimentare locale e alterando il valore delle risorse a cui dipendono migliaia di pescatori artigianali.

Steve Trent, Ceo e fondatore della Environmental Justice Foundation, ha avvertito:

“Queste attività non solo danneggiano gli ecosistemi marini, ma possono mettere a rischio anche vite umane e i mezzi di sussistenza di intere comunità.”

I rischi per gli ecosistemi e le comunità

Le catture accessorie, la pressione sulle risorse chiave e l’interruzione delle reti alimentari oceaniche sono tra gli impatti maggiormente segnalati. Il calamaro di Humboldt è particolarmente sensibile ai cambiamenti ambientali e il suo declino può avere effetti a catena sull’intero oceano Pacifico, compromettendo predatori, stock ittici commerciali e servizi ecosistemici.

Per ridurre questi rischi, il rapporto raccomanda misure concrete: limiti di cattura basati su dati scientifici, sistemi di monitoraggio satellitare e osservatori a bordo delle navi, controlli nei porti e procedure di tracciabilità nella filiera commerciale. Tutte azioni che richiedono coordinamento tra stati costieri, stati di bandiera e importatori.

In questo contesto, il rafforzamento degli organismi regionali per la gestione della pesca (RFMO) e l’adozione di norme internazionali uniformi sono strumenti chiave per garantire un uso sostenibile delle risorse e contrastare pratiche illecite o non regolamentate.

Environmental Justice Foundation ha inoltre sottolineato l’importanza della trasparenza:

“La trasparenza nella pesca industriale non può più essere facoltativa: è il fondamento di un oceano sicuro e sostenibile.”

Il quadro delineato dallo studio impone un intervento deciso dei governi interessati e degli organismi internazionali per implementare controlli efficaci, proteggere le specie chiave e tutelare i diritti dei lavoratori nel settore della pesca. Senza misure coordinate, avverte il rapporto, si rischiano impatti ambientali e sociali duraturi che ricadranno sulle economie e sugli ambienti costieri del Pacifico.



Author: Tony
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