Furgoni in crisi: stangata da mille euro, in affanno anche i mezzi elettrici
- 7 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
L’onda d’urto provocata dall’aumento dei prezzi del gasolio, che numerosi operatori del settore imputano a fenomeni di speculazione (visto che molti carburanti attualmente distribuiti sono stati acquistati mesi prima dell’impennata dei prezzi del greggio, dopo la guerra in Iran e le tensioni in Medio Oriente), ha acceso un forte allarme nel comparto dell’autotrasporto.
A essere sotto pressione non sono soltanto le grandi flotte e i mezzi pesanti, ma anche i cosiddetti padroncini (spesso imprese monoveicolari) e i corrieri espressi: la moltitudine di furgoni che gestisce le consegne in ambito urbano e di prossimità, il cosiddetto ultimo miglio della logistica, strettamente connesso all’e-commerce. L’aumento dei costi energetici colpisce inoltre i veicoli elettrici utilizzati nello stesso segmento, a causa dei rincari del prezzo per megawattora.
Incidenza sui costi operativi e dinamiche regionali
Il gasolio pesa mediamente tra il 25% e il 35% sui costi operativi di una flotta, variando in base alla dimensione aziendale e al tipo di veicolo. I mezzi con massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate usufruiscono di meccanismi di rimborso delle accise, mentre i veicoli leggeri (sotto le 3,5 tonnellate) subiscono integralmente gli aumenti senza forme di compensazione.
Anche scostamenti di pochi centesimi al litro, calcolati su base annua, hanno impatti significativi sui bilanci di queste piccole e medie imprese. Nell’ultima settimana si sono registrati aumenti record per il gasolio, con oscillazioni territoriali che vanno da circa 10 centesimi in Lombardia fino a 24 centesimi in Sicilia. Secondo stime dell’associazione Assotir, per un furgone che percorre 70–80mila chilometri all’anno gli attuali rincari si traducono in un aggravio minimo dell’ordine di mille euro annui per veicolo.
Le richieste delle associazioni di settore
Claudio Donati, segretario di Assotir, ha detto:
“Per i mezzi leggeri l’aumento del carburante è diretto e strutturale: in un contesto già gravato da costi crescenti per personale, assicurazioni, pedaggi e manutenzioni, il carburante riemerge come fattore di instabilità. Chiediamo al governo interventi immediati, ad esempio una riduzione temporanea delle accise sul gasolio, per attenuare gli effetti della congiuntura.”
Le associazioni evidenziano come esistano strumenti di politica energetica e fiscale che possono essere attivati con rapidità per mitigare l’impatto sui costi, pur precisando che tali misure hanno effetti di carattere temporaneo e impatti sul bilancio pubblico che richiedono valutazioni politiche.
Situazione nell’ultimo miglio e sui veicoli elettrici
L’associazione Assoespressi riunisce circa novanta imprese con una flotta complessiva stimata in 25mila furgoni, di cui approssimativamente 12mila impiegati per conto di Amazon. Nel segmento dell’ultimo miglio circa il 30% dei mezzi è elettrico, una percentuale significativa per le consegne urbane.
Bernardo Cammarata, presidente di Assoespressi, ha detto:
“Esistono già regole che consentono di gestire gli aumenti del carburante, come la sterilizzazione delle accise: è questione di applicarle. Per ridurre i prezzi alla pompa si potrebbero inoltre utilizzare le scorte strategiche di carburante di cui il Paese dispone. Anche i costi delle ricariche per i mezzi elettrici sono cresciuti: ciò rende necessario intervenire in modo urgente, perché il trasporto non può farsi carico da solo dell’aumento dei costi energetici dell’intera filiera.”
Secondo operatori del settore, il costo medio per ricaricare un veicolo elettrico è salito da circa 70 euro a oltre 100 euro per sessione: un aumento che incide direttamente sulla redditività delle consegne urbane e sui piani di transizione energetica delle imprese.
Tra le misure proposte dalle associazioni ci sono interventi temporanei sulle accise, utilizzo mirato delle scorte strategiche, incentivi per la ricarica a tariffe dedicate e sostegni rivolti specificamente alle imprese più piccole. Sul piano politico, la questione richiede un coordinamento tra Ministero dell’Economia, Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili e autorità regolatorie per bilanciare sostenibilità finanziaria e tutela delle filiere logistiche.
Prospettive e implicazioni a medio termine
Gli effetti strutturali degli aumenti energetici possono tradursi in rincari per i servizi di consegna, possibili rialzi dei prezzi per i consumatori e tensioni sulla competitività delle piccole imprese. Per questo motivo le associazioni sollecitano interventi immediati ma anche politiche di medio periodo: misure di sostegno mirate, accelerazione della diffusione di infrastrutture di ricarica pubblica e privata, e incentivi a processi di elettrificazione che tengano conto dei costi reali dell’energia.
In assenza di interventi coordinati, il rischio è che l’ulteriore peggioramento dei margini operativi porti a ristrutturazioni nel settore, aumento dei prezzi di consegna e un potenziale rallentamento della transizione verso modelli più sostenibili di logistica urbana.
Le associazioni chiedono quindi risposte tempestive e proporzionate, capaci di coniugare sollievo immediato per le imprese e strategie di lungo termine per la resilienza energetica e la sostenibilità del sistema logistico nazionale.