Edilizia in affanno: nel 2025 investimenti giù del 2% e occupazione giù del 4% nel Casertano
- 7 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
L’edilizia registra una significativa frenata nella provincia di Caserta, secondo le analisi condotte dall’Ance Caserta sul bilancio di settore 2025. L’associazione lancia l’allarme sulla necessità di una pianificazione tempestiva per il periodo successivo al Pnrr.
Dati e tendenze
Dalle elaborazioni basate sulla massa salariale e sul numero di imprese attive emerge che, nel 2025, gli investimenti in edilizia nella provincia hanno segnato un calo del 2% in volume. Anche il numero delle aziende attive è diminuito (-1,8%) e si registra una contrazione degli operai occupati nella Terra di Lavoro pari al 4%, nonostante la manodopera del settore superi i 17.000 addetti.
Tale flessione è più marcata rispetto al trend nazionale, dove il settore delle costruzioni ha subìto un calo degli investimenti dell’1,1% nel 2025. A livello nazionale, la componente pubblica ha in parte mitigato la contrazione del privato, indebolito dal ridimensionamento degli incentivi fiscali; nella realtà casertana, invece, pubblico e privato risultano sostanzialmente equivalenti, con una lieve predominanza dei cantieri privati.
La conclusione del Pnrr e la progressiva riduzione dei bonus fiscali delineano uno scenario di incertezza che richiede una riflessione immediata sul futuro del comparto edilizio territoriale.
Prospettive e rischi per il 2026
Le dinamiche negative registrate nel 2025 rischiano di accentuarsi nel 2026: è atteso un ulteriore calo sia del mercato privato, privo di adeguati strumenti incentivanti, sia della domanda pubblica, con numerose opere del Pnrr in ritardo rispetto ai tempi previsti per la realizzazione.
Poiché l’edilizia funziona da moltiplicatore per l’occupazione, per l’indotto e per la coesione territoriale, una fase prolungata di bassa attività rischia di provocare ricadute negative sull’intero sistema economico provinciale.
Per attenuare questo rischio, Ance Caserta sollecita le istituzioni nazionali e regionali ad avviare un tavolo di confronto per definire un quadro normativo e finanziario che accompagni la fase post-Pnrr e impedisca un vuoto di programmazione con conseguenze sul tessuto produttivo.
Impatto socioeconomico
Il rallentamento del settore edilizio ha effetti diretti sull’occupazione e sulla domanda di beni e servizi legati alle costruzioni: forniture, appalti, servizi professionali e piccole imprese locali. Una riduzione prolungata dell’attività può tradursi in perdita di posti di lavoro, riduzione dei redditi familiari e minore capacità di investimento delle imprese.
In assenza di interventi mirati, il rischio è di accentuare divari territoriali già esistenti tra centri urbani e aree periferiche, con ricadute anche sulla rigenerazione dei centri storici e sulla qualità della residenza cittadina.
Proposte per il dopo Pnrr
Per sostenere la ripresa del settore, vengono delineate alcune linee d’intervento strutturali: investimenti in infrastrutture strategiche, programmi di rigenerazione urbana, e un piano casa orientato all’edilizia convenzionata e al social housing. Queste misure mirano a rispondere ai bisogni abitativi delle giovani coppie, delle famiglie a reddito singolo e dei lavoratori.
Si propone inoltre di incentivare partenariati pubblico-privati e nuove forme di convenzionamento per rendere sostenibili gli investimenti e garantire l’accessibilità abitativa. Serve anche una politica organica per la riqualificazione degli edifici abbandonati nei centri storici e per la realizzazione di infrastrutture che colleghino i centri urbani alle periferie.
Oltre alle proposte tecniche, è indispensabile definire strumenti di finanziamento a medio-lungo termine e semplificazioni amministrative che accelerino l’attuazione delle opere, nonché un coordinamento stretto tra istituzioni locali, governo regionale, Governo nazionale e intermediari finanziari.
Antonio Pezone ha dichiarato:
“Il settore ha dimostrato capacità di adattamento e resilienza, rimanendo fra le componenti più rilevanti del Pil provinciale; tuttavia ora è necessaria una visione e occorre costruire un 2026 basato su percorsi di crescita sostenibile. Proponiamo infrastrutture strategiche per il territorio, programmi di rigenerazione urbana e un piano casa che ponga al centro l’edilizia convenzionata e il social housing. È fondamentale incentivare abitazioni a prezzi accessibili tramite partenariati pubblico-privati e nuove convenzioni che rendano sostenibili gli investimenti e garantiscano l’accessibilità ai cittadini. Parallelamente, bisogna promuovere la riconversione degli edifici abbandonati nei centri storici e realizzare infrastrutture moderne che colleghino i centri alle periferie.”
Per essere efficaci, queste proposte richiedono tempi rapidi di confronto e decisione: la creazione di un tavolo tecnico permanente tra istituzioni e operatori del settore può favorire la definizione di misure concrete e un cronoprogramma condiviso per sostenere la ripresa economica e sociale del territorio.