Cipro, Kuwait e Libano: come e dove potrebbero essere dispiegati i militari italiani
- 7 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
L’escalation nel Medio Oriente ha spinto il governo italiano a rivedere il posizionamento dei propri contingenti militari nelle aree più esposte alla crisi: la strategia in evoluzione si concentra in particolare su tre fronti operativi, che richiedono decisioni tecniche e politiche rapide e coordinate.
Cipro
Un equipaggio di oltre 160 uomini della Marina militare italiana è stato predisposto per salpare a bordo della fregata Federico Martinengo con destinazione Cipro, dove la nave avrà compiti di sorveglianza e difesa anti-aerea e anti-drone.
I sistemi radar dell’unità possono individuare obiettivi aerei, inclusi droni e razzi, fino a circa 200 chilometri, mentre i missili Aster imbarcati garantiscono capacità di neutralizzazione nel raggio operativo di circa 100 chilometri.
Si tratta di attività già svolte dalla stessa fregata in operazioni precedenti: l’anno scorso la Federico Martinengo aveva concluso l’impegno nella missione europea EUNAVFOR Aspides nel Mar Rosso, rientrando alla base di Taranto dopo aver contribuito alla protezione del traffico mercantile dalle minacce degli Houthi.
La decisione è stata annunciata dal ministro della Difesa Guido Crosetto e rientra in un dispositivo di coordinamento europeo che vede la partecipazione, tra gli altri, di Spagna, Francia e Olanda, ciascuna con mezzi navali dedicati. L’obiettivo politico-operativo è contenere l’espansione delle ostilità e prevenire ricadute dirette sul territorio dell’Unione Europea.
Kuwait
Un secondo capitolo riguarda il Golfo e la possibile necessità di rafforzare le difese terra-aria dei Paesi alleati: lo spostamento del sistema Samp/T, sviluppato in cooperazione italo-francese, verso basi in Kuwait o negli Emirati Arabi Uniti è oggetto di valutazione tecnica e politica.
Il trasferimento del sistema non è banale: per impiegare efficacemente il Samp/T occorre un team addestrato di almeno settanta specialisti in grado di operare dalla postazione di comando ai radar e ai lanciatori. Inoltre va valutata l’evoluzione delle capacità dell’avversario e se, con una possibile diminuzione delle minacce iraniane, sarà più opportuno impiegare altri strumenti.
Altri dispositivi di difesa, come missili di corto raggio tipo Stinger o piattaforme a pilotaggio remoto, possono invece richiedere un impegno di personale inferiore o differenti modalità di supporto logistico e operativo.
Roma dispone inoltre di capacità radar e di raccolta di informazioni elettroniche tramite collegamenti satellitari che possono integrare la sorveglianza nella regione. Nel frattempo sono proseguite le operazioni legate alla base di Ali al Salem in Kuwait, colpita nuovamente dopo il primo attacco senza riportare danni rilevanti ai due caccia F2000 italiani presenti: fonti militari parlano di «proiezioni di schegge».
In seguito alle prime tensioni è stata predisposta una parziale redislocazione: 239 militari italiani sono stati trasferiti in Arabia Saudita, mentre del contingente complessivo di 321 unità ne restano in sede 82.
Libano
Il terzo versante critico è il Libano, dove la prospettiva di un’azione militare prolungata lungo la fascia di confine con Israele preoccupa la comunità internazionale e le autorità locali.
La missione delle Nazioni Unite nel sud del Paese, UNIFIL, include circa mille militari italiani e ha riferito movimenti di truppe israeliane oltre la frontiera libanese. Le operazioni sembrano mirare al controllo di alture strategiche che permetterebbero di sorvegliare vaste aree del sud e le principali vie di collegamento verso l’interno.
Diodato Abagnara ha detto:
“La situazione nel Sud rimane strettamente complessa e delicata.”
Diodato Abagnara ha aggiunto:
“Dal punto di vista operativo stiamo adottando tutte le misure di sicurezza per il nostro personale. In alcuni momenti, trovandoci sotto il fuoco da entrambe le parti, siamo costretti a sostare nei bunker, pur continuando a garantire le attività essenziali per l’attuazione della risoluzione 1701.”
Le autorità italiane mantengono uno stretto monitoraggio degli sviluppi e hanno previsto misure di emergenza: in caso di aggravamento dello scenario è pronta a intervenire una nave da sbarco per supportare eventuali operazioni di evacuazione o di assistenza, in coordinamento con le istituzioni internazionali e i partner europei.
Nel complesso, le decisioni in corso richiedono sinergia tra livello politico e capacità tecnico-militari, bilanciando la necessità di tutela del personale e degli alleati con l’obiettivo più ampio di limitare la diffusione del conflitto e favorire canali diplomatici di de-escalation.