Chi ha esultato per la riserva di bitcoin degli Stati Uniti ha trascorso un anno ad assistere al languire dell’ordine di Trump

La decisione del presidente Donald Trump di istituire una cosiddetta “Strategic Bitcoin Reserve” all’interno dell’amministrazione federale era stata accolta all’inizio del suo mandato con grande entusiasmo dal settore delle criptovalute, che l’aveva interpretata come la conferma della maturità di bitcoin come asset. È passato più di un anno, tuttavia, e la riserva non si è ancora concretizzata.

Gli ostacoli giuridici e procedurali

Il primo passo dell’amministrazione è stato contabilizzare le detenzioni in cripto del governo, ma la creazione effettiva di una riserva federale di bitcoin si è arenata per un problema cruciale specificato nel provvedimento emesso il 6 marzo 2025.

Il provvedimento del 6 marzo 2025 affermava:

“la necessità di qualsiasi legislazione per attuare qualsiasi aspetto di questo ordine.”

In sostanza, il Department of the Treasury non dispone delle autorizzazioni legali necessarie per creare conti specializzati e procedere all’accantonamento strutturato. Per avanzare è dunque richiesto un intervento legislativo del Congress, riconosciuto anche dalla White House.

Patrick Witt ha detto:

“si presentano questioni giuridiche inedite.”

Le opzioni parlamentari e la strategia legislativa

Alcuni legislatori, tra cui la senatrice Cynthia Lummis, hanno proposto disegni di legge per istituire formalmente la riserva. Secondo fonti informate sulla strategia legislativa, la via più praticabile per ottenere l’approvazione potrebbe essere l’inserimento della normativa nel National Defense Authorization Act (NDAA) verso la fine dell’anno, quando viene licenziato il provvedimento obbligatorio per il finanziamento della difesa.

Il ricorso al NDAA è una prassi politica consolidata: poiché si tratta di un testo “must-pass”, gli operatori dell’area legislativa spesso vi inseriscono altre misure non correlate per garantirne il passaggio. Questo meccanismo viene informalmente definito come un “albero di Natale” della legislazione e si verifica frequentemente nella fase cosiddetta lame duck, quando alcune cariche cambiano ma il Congresso deve ancora completare i lavori.

Speculazioni sul finanziamento e impatto sul mercato

Nel frattempo le discussioni sul come pianificare e finanziare la riserva — e sulla costituzione di un deposito separato per altre criptovalute, anch’esso previsto dall’ordine — hanno alimentato molte ipotesi. Commentatori di mercato hanno rilanciato voci secondo cui l’amministrazione sarebbe pronta ad avviare gli acquisti al raggiungimento di determinate soglie di prezzo di BTC, nonostante non siano ancora state definite le modalità di custodia o le risorse finanziarie dedicate.

Gli stessi funzionari responsabili della politica sulle criptovalute non forniscono dettagli precisi su quanto bitcoin lo Stato federale detenga effettivamente; stime non ufficiali indicano comunque volumi superiori a 300.000 unità, per un controvalore complessivo che alcuni valutano in oltre 20 miliardi di dollari. Si tratta di numeri che, se confermati, avrebbero rilevanza sia per i conti pubblici sia per la percezione degli investitori.

La principale delusione del settore è stata l’assenza, nell’ordine esecutivo, di acquisti governativi espliciti destinati ad aumentare la dotazione della riserva. Il provvedimento ha invece incoraggiato soluzioni alternative che consentirebbero allo Stato di accrescere il portafoglio senza impiegare direttamente risorse fiscali ordinarie.

Tra i meccanismi ipotizzati dagli osservatori vi sono l’impiego di beni confiscati convertiti in criptovalute, scambi o trasferimenti interni tra conti istituzionali e altre formule che non richiedono stanziamenti ad hoc approvati dal bilancio annuale. Tuttavia, molte di queste opzioni impongono chiarimenti normativi e procedure amministrative complesse.

Patrick Witt non ha voluto dettagliare le proposte principali per l’approvvigionamento di bitcoin, concepito come un asset destinato alla rivalutazione nel lungo periodo piuttosto che come una riserva strategica da rilasciare per fronteggiare emergenze economiche immediate.

La situazione evidenzia un tratto fondamentale del rapporto tra esecutivo e legislativo: gli ordini esecutivi possono orientare le politiche e stabilire priorità, ma non creano autonomamente diritti o strutture finanziarie che richiedono autorizzazione di legge. Per trasformare l’idea in realtà servono norme approvate dal Congress che conferiscano poteri e stanziamenti appropriati.

Le proposte dei senatori e le priorità del Comitato

Il disegno di legge promosso dalla senatrice Cynthia Lummis prevede un programma di acquisto che porterebbe gli Stati Uniti a detenere fino a un milione di token, pari a circa il 5% dell’offerta totale prevista a regime. La senatrice, che è la prima presidente del sottocomitato per gli asset digitali del Senate Banking Committee, è riuscita finora ad avviare il testo all’interno della commissione.

Tuttavia, il sottocomitato e la commissione hanno altre priorità tra cui l’approvazione del Digital Asset Market Clarity Act, una proposta normativa mirata a chiarire aspetti regolamentari del mercato delle risorse digitali. Questo conflitto di priorità riduce le probabilità di un rapido avanzamento della norma sulla riserva se non verrà trovata una collocazione legislativa strategica.

Se i sostenitori della riserva decideranno di inserirla nel NDAA o in altro provvedimento prioritario, il percorso politico richiederà un forte impegno da parte della White House e dei gruppi parlamentari favorevoli per superare ostacoli procedurali e opposizioni. In assenza di un atto legislativo chiaro, le implicazioni pratiche dell’iniziativa resteranno limitate.

In conclusione, la creazione di una Strategic Bitcoin Reserve negli Stati Uniti rimane un progetto in sospeso: sono ancora da definire gli strumenti giuridici, le fonti di approvvigionamento e i meccanismi di governance che consentirebbero al governo federale di detenere e gestire bitcoin in modo strutturato e trasparente. La sua realizzazione dipenderà in larga misura dall’interazione tra esecutivo e legislativo nei prossimi mesi.