Bitcoin scivola sotto i 68.000$ mentre il dollaro mette a segno la maggiore crescita settimanale

Bitcoin è sceso a $67.960 sabato mattina, registrando un calo del 3,4% nelle ultime 24 ore e ritracciando significativamente rispetto al picco settimanale. Il movimento rientra in uno schema ricorrente degli ultimi mesi, con vendite concentrate verso la fine della settimana che spingono i prezzi verso il limite inferiore del range.

Movimenti degli asset principali

I principali token hanno subito perdite marcate. Ether è sceso del 4,4% a $1.974, Solana ha perso il 4% attestandosi a $84,31, Dogecoin è calato del 2,9% a $0,09 e BNB ha ceduto il 2,6% a $627. Anche XRP ha segnato una flessione, perdendo il 2,2% fino a $1,37.

Quadro settimanale

La lettura settimanale è però più sfumata: nonostante il ritracciamento di fine settimana, Bitcoin risulta ancora in progresso del 3,6% sui sette giorni, Ether ha guadagnato il 2,6% e BNB il 2,1%. Lo sprint di metà settimana aveva assorbito lo shock geopolitico, anche se il pullback di venerdì ha attenuato i guadagni.

Forza del dollaro e fattori macro

Il dollaro ha registrato la sua migliore settimana in un anno, rafforzandosi mentre i mercati incorporavano scenari di prezzi energetici più elevati, inflazione più persistente e una Federal Reserve con margini ridotti per tagliare i tassi. Questo rafforzamento rappresenta una pressione diretta per Bitcoin e per tutti gli asset quotati in dollari.

Björn Schmidtke, CEO di Aurelion, ha dichiarato:

“Con l’escalation delle tensioni in Medio Oriente, gli investitori si sono rifugiati nel dollaro statunitense, che si è rafforzato mentre i mercati hanno iniziato a prezzare costi energetici più alti e sono riaffiorati i timori di inflazione, potenzialmente rinviando i tagli dei tassi della Federal Reserve.”

Dati on-chain e offerta in perdita

I segnali on-chain mostrano una situazione fragile sotto la superficie. I dati di Glassnode indicano che il 43% dell’offerta totale di Bitcoin è attualmente in perdita: un sovraccarico importante che può creare resistenza ai rialzi.

Quando il prezzo risale, questi detentori “sott’acqua” hanno incentivo a vendere per pareggiare le posizioni, incrementando l’offerta disponibile e limitando la capacità del mercato di sostenere nuovi massimi. Questo spiega in parte perché il tentativo di spinta verso $74.000 a metà settimana non è riuscito a mantenersi.

Flussi di stablecoin e potenziale liquidità

I flussi verso stablecoin rappresentano una delle poche note positive. Messari ha rilevato un aumento netto dei flussi in stablecoin del 415% su base settimanale, pari a circa $1,7 miliardi, con trasferimenti giornalieri in crescita di quasi il 10%.

Questi fondi possono essere considerati “polvere secca” pronta a essere impiegata: indicano che il capitale retail non è del tutto assente. La questione chiave è se questa liquidità si riverserà su Bitcoin e gli altri token oppure attenderà livelli di prezzo inferiori prima di entrare nel mercato.

Contesto geopolitico e prospettive

Il conflitto tra U.S. e Iran non ha mostrato segnali di de-escalation durante la settimana, con prezzi del petrolio ancora elevati e il transito nello Stretto di Hormuz parzialmente disturbato. Questi fattori, combinati con un dollaro forte e aspettative di inflazione persistente, costituiscono lo scenario peggiore per gli asset rischiosi.

Sebbene i titoli avessero headline impressionanti quando Bitcoin ha raggiunto i $74.000 a metà settimana, il ritorno a $68.000 nel giro di pochi giorni mette in evidenza come ci troviamo ancora all’interno di un range consolidato: ogni movimento rialzista significativo incontra offerta da partecipanti in attesa da mesi di uscire.

In assenza di un miglioramento macro o di una risoluzione geopolitica duratura, il mercato probabilmente continuerà a oscillare con volatilità elevata, alternando rapidi rimbalzi a ritracciamenti altrettanto bruschi. Monitorare i flussi di stablecoin, i dati on-chain e le decisioni della Federal Reserve rimane fondamentale per valutare la direzione a medio termine.