Allarme per code, carenza di farmaci e case di comunità: bombe a orologeria per il sistema
- 7 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La Sanità italiana affronta tre criticità che rischiano di esplodere nei prossimi mesi: le liste d’attesa, l’apertura e il riempimento di nuove Case di comunità e l’andamento della spesa farmaceutica. Con la fine della legislatura all’orizzonte, la pressione politica e sociale su governi centrali e regionali aumenterà notevolmente.
Nodo liste d’attesa
Le liste d’attesa restano il problema più avvertito dai cittadini: sono milioni gli italiani costretti a rinunciare o ritardare cure a causa dei tempi troppo lunghi, e il problema aumenta se si considerano i fattori economici che impediscono l’accesso alle visite. Nonostante il Governo abbia presentato un piano per ridurre le code, i risultati concreti finora sono pochi e la situazione di disagio per gli utenti persiste.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha più volte richiamato le Regioni a rispettare le misure previste: aperture straordinarie nei fine settimana, adozione di CUP unificati per le prenotazioni e utilizzo del privato o dell’intramoenia a carico delle Asl per smaltire le liste più lunghe. Queste azioni sono pensate per garantire prestazioni a chi attende da troppo tempo, ma l’applicazione è irregolare sul territorio.
Il piano nazionale è stato criticato fin dall’inizio per la scarsità delle risorse destinate alla sua attuazione, tuttavia anche la mancata piena collaborazione delle Regioni pesa sull’inefficacia degli interventi. La pubblicazione dei tempi medi per singolo ospedale, prevista dalla nuova piattaforma nazionale sulle liste d’attesa, è stata rallentata in molte regioni, rendendo difficile valutare e confrontare i livelli di servizio.
I dati disponibili mostrano divari molto significativi tra Asl: a esempio, per un ecocolordoppler alla carotide programmabile si segnalano attese di centinaia di giorni in alcune realtà (861 giorni in alcune rilevazioni) contro poche decine di giorni in altre (Asl 7 Pedemontana del Veneto e Asl di Teramo sono citate come estremi opposti). Queste differenze indicano problemi organizzativi e di capacità produttiva che vanno affrontati con misure strutturali.
Le scadenze del Pnrr
Il Pnrr destina risorse rilevanti alla sanità, con circa 15 miliardi complessivi e una quota importante riservata alla Sanità territoriale. Il successo degli investimenti dipende però da due fattori principali: la distribuzione territoriale delle nuove strutture e la capacità di dotarle del personale necessario per erogare servizi efficaci.
Le nuove Case di comunità e gli ospedali di comunità dovrebbero avvicinare l’assistenza ai cittadini, offrire diagnostica di primo livello e gestire le cronicità per alleggerire i pronto soccorso e contrastare le liste d’attesa. Tuttavia i monitoraggi indicano il rischio che l’implementazione avvenga principalmente nel Centro-Nord, ampliando il divario con il Sud, e che molte strutture aprano senza personale sufficiente, ossia come vere e proprie “scatole vuote”.
La carenza di medici specialisti, medici di medicina generale e infermieri è il nodo critico: servono piani di reclutamento, formazione e incentivi economici per attrarre professionisti, oltre a misure organizzative che favoriscano la mobilità e la cooperazione tra Regioni. Sul piano politico ciò richiederà coordinazione fra Governo centrale e amministrazioni regionali, nonché una strategia sostenibile per le spese correnti rispetto agli investimenti una tantum del Pnrr.
La spesa farmaceutica
La spesa farmaceutica sostenuta dal Servizio sanitario è ormai vicina ai 25 miliardi l’anno, con una spesa che supera di circa 4 miliardi il tetto finanziario previsto. Questo squilibrio mette sotto tensione i conti pubblici e richiede interventi di contenimento senza compromettere l’accesso ai farmaci necessari per i pazienti.
Il ministro Orazio Schillaci ha chiesto chiarimenti ai vertici dell’Aifa e sono allo studio strumenti diversi: revisione dei prezzi dei medicinali, interventi sul Prontuario farmaceutico, promozione dei generici, acquisti centralizzati e meccanismi di payback o di negoziazione dei prezzi. Ogni opzione comporta impatti tecnici, legali e politici che devono essere valutati con attenzione.
Al momento non esiste una soluzione unica e immediata: le misure richiedono approfondimenti tecnici, accordi con le imprese farmaceutiche e sinergie tra Governo e Regioni per evitare effetti collaterali sul mercato e sulla continuità delle terapie.
Per uscire dalla fase di stallo è dunque necessario combinare interventi finanziari, programmazione del personale e governance regionale e nazionale chiara e condivisa. La posta in gioco è alta: garantire accesso alle cure, contenere la spesa pubblica e rafforzare la capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni dei cittadini nei prossimi anni.