Nautica in ripresa, ma i dazi Usa frenano l’export

La situazione geopolitica mondiale e le misure tariffarie imposte dagli Stati Uniti stanno influenzando il settore della nautica italiana, ma il comparto nel suo complesso mostra segnali di tenuta, in particolare sul fronte dell’export. I dati provengono dal report annuale di Confindustria nautica, elaborato con il contributo scientifico della Fondazione Edison, a cui si aggiungono approfondimenti della Fondazione Symbola sulla geografia della filiera.

Nel 2024 il settore della nautica ha generato oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e ha coinvolto quasi 168.000 occupati, con una crescita dell’occupazione pari al 5,6%. Questi indicatori confermano la rilevanza della filiera all’interno della manifattura del made in Italy.

Le tariffe doganali introdotte dagli USA sulle imbarcazioni di produzione italiana hanno inciso in modo significativo sulle esportazioni verso quel mercato: a novembre 2025 il valore delle vendite ha registrato una flessione del 20% rispetto allo stesso periodo del 2024, scendendo da circa 600 milioni di euro a 481 milioni.

Marco Fortis ha detto:

“Nonostante le misure protezionistiche, la nautica italiana si conferma ai vertici dell’export mondiale: nell’ultimo anno scorrevole l’export ha superato i 4 miliardi di euro, realizzando una delle migliori performance storiche e posizionandosi tra i settori con i più alti tassi di crescita dell’ultimo decennio.”

Le tensioni politiche preoccupano

Nel sondaggio contenuto nel report, le imprese hanno indicato i fattori esogeni che più incidono sull’andamento del comparto: in cima alla lista si collocano le tensioni politiche internazionali. Seguono i tassi di interesse elevati e il costo del lavoro, entrambi ritenuti elementi di forte rilevanza per la competitività.

Il rincaro dei finanziamenti rende più costoso l’accesso al credito, condizionando investimenti e acquisti di beni durevoli come le imbarcazioni. Allo stesso tempo, un incremento dei costi del lavoro può comprimere i margini delle imprese e intaccare la loro capacità di competere sui mercati esteri. Rimane inoltre aperta la questione degli stock invenduti, che pur avendo mostrato miglioramenti nelle ultime stagioni continuano a rappresentare un elemento di preoccupazione per numerosi operatori a causa di problemi nella catena di fornitura e nella domanda.

Piero Formenti ha dichiarato:

“La nautica da diporto italiana mantiene solidità e capacità di adattamento in un contesto globale complesso. I segmenti di grandi dimensioni mostrano dinamiche di crescita importanti; la fascia media rallenta ma registra ancora una buona tenuta; le piccole imbarcazioni e la nautica sociale restano invece più sensibili all’andamento della fiducia dei consumatori, oggi influenzata dalle condizioni congiunturali.”

La crisi in Iran

All’orizzonte resta l’incognita del conflitto in Medio Oriente e delle tensioni legate alla crisi in Iran, che possono influire sui flussi turistici e sugli scenari commerciali internazionali. Una diminuzione dei viaggi verso le aree coinvolte può spostare la domanda verso destinazioni più prossime e sicure.

Piero Formenti ha aggiunto:

“Paradossalmente, le tensioni internazionali possono favorire la domanda di piccole imbarcazioni: se si riducono i viaggi in aree lontane, è possibile che un numero maggiore di persone prediliga restare nel Mediterraneo e orienti gli acquisti verso natanti di dimensioni ridotte.”

Questo scenario solleva riflessioni sulle politiche di sostegno al settore e sulla necessità di strategie di diversificazione dei mercati di sbocco. Le associazioni di categoria e le istituzioni pubbliche sono chiamate a monitorare l’impatto delle barriere commerciali e a promuovere azioni volte a tutelare il valore della filiera, favorendo allo stesso tempo investimenti in innovazione, sostenibilità e formazione per preservare la competitività internazionale.

In sintesi, la nautica italiana mostra resilienza e capacità di mantenere posizioni di rilievo nell’export globale, ma dovrà fronteggiare le incognite geopolitiche, i costi finanziari e del lavoro, nonché la gestione degli stock per consolidare una crescita stabile nel medio termine.



Author: Tony
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