Oltre 15.000 BTC venduti e altri in arrivo mentre i miner pubblici virano verso l’intelligenza artificiale
- 4 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi mesi un numero crescente di miner di criptovalute quotati in borsa ha progressivamente ridotto la detenzione di Bitcoin in bilancio, preferendo vendere parte delle riserve per finanziare la trasformazione della propria attività verso l’infrastruttura per l’AI.
Il contesto del cambiamento
La strategia di accumulo a lungo termine, spesso definita con il termine HODLing, sta perdendo terreno tra i principali operatori pubblici del mining. L’attività di estrazione di Bitcoin, che durante il ciclo rialzista del 2021 ha generato margini molto elevati, oggi subisce pressioni per effetto di concorrenza più intensa, costi energetici aumentati e prezzi compressi del mercato.
Questa combinazione ha eroso profittabilità e ha spinto molte aziende a riconsiderare l’uso strategico delle proprie infrastrutture: data center già predisposti possono ospitare macchine per il calcolo ad alte prestazioni, rendendo plausibile un pivot verso servizi e infrastrutture per l’AI.
Fattori economici che spingono la transizione
Il valore di mercato del Bitcoin è sceso a livelli lontani dai massimi storici: l’asset si è attestato attorno ai 66.000 dollari, circa il 50% in meno rispetto al picco di ottobre. In tale contesto molti miner preferiscono monetizzare produzione e riserve per finanziare investimenti più capital-intensive ma potenzialmente più remunerativi nel medio-lungo termine.
Oltre al prezzo, entrano in gioco anche considerazioni finanziarie: l’accesso a linee di credito garantite da Bitcoin, la possibilità di strutturare operazioni di finanza non diluiva e la vendita programmata di coin sono strumenti che facilitano la riconversione delle attività.
Implicazioni operative e strategiche
La transizione richiede però una riconfigurazione operativa: gestire carichi di calcolo per l’AI comporta requisiti diversi rispetto al mining, come latenza, networking, raffreddamento e gestione del carico di lavoro. Molti miner ritengono però vantaggioso sfruttare le competenze e la capacità infrastrutturale già disponibili.
Dal punto di vista degli investitori, questo spostamento segna una diversificazione del modello di ricavi dei miner, con un impatto sulla valutazione aziendale che dipenderà dall’esito commerciale delle iniziative nell’AI.
Società che stanno cambiando indirizzo
IREN (IREN) ha adottato un approccio focalizzato sull’espansione infrastrutturale e sull’esecuzione operativa nel calcolo ad alte prestazioni, senza assumere una posizione ideologica nel mantenere riserve in Bitcoin. Al momento la società non detiene BTC in bilancio.
TeraWulf (WULF) mantiene una posizione pragmatica, evitando una politica rigida di tesoreria per preservare flessibilità finanziaria in vista di crescita allineata all’AI. La sua esposizione è minima, con circa 15 BTC in portafoglio.
Cipher Digital (CIFR), in precedenza nota come Cipher Mining, ha dichiarato il 2025 come anno di trasformazione verso infrastrutture HPC (calcolo ad alte prestazioni). L’azienda ha disinvestito una partecipazione del 49% in joint venture di mining per ricavarne risorse finanziarie e ridotto gradualmente la propria posizione in Bitcoin, attestata oggi intorno a 1.500 BTC rispetto al picco di 2.284 BTC.
Riot Platforms (RIOT) ha trattato il Bitcoin più come strumento di finanziamento che come riserva passiva, vendendo la produzione mensile e liquidando parti del portafoglio, incluse quasi 1.100 BTC per finanziare l’acquisizione di Rockdale. Nel periodo di riferimento ha realizzato vendite per circa 200 milioni di dollari; le riserve correnti sono circa 18.005 BTC, leggermente al di sotto del massimo storico.
Hut 8 (HUT) ha segnalato durante la trimestrale che il Bitcoin non è più il fulcro strategico a lungo termine e che l’esposizione diminuirà progressivamente in favore della partecipazione azionaria in American Bitcoin (ABTC), che a sua volta detiene coin. La posizione diretta di Hut 8 si mantiene attorno a 13.696 BTC.
Core Scientific (CORZ) ha accelerato il pivot verso l’AI vendendo circa 175 milioni di dollari in Bitcoin; il portafoglio è sceso da oltre 2.500 BTC a circa 630 BTC, ben sotto il picco storico.
MARA Holdings (MARA) ha ammorbidito l’identità incentrata esclusivamente sul HODLing, vendendo parte della produzione e adottando una politica più flessibile di acquisto/vendita opportunistica; circa il 28% delle sue posizioni è stato utilizzato come garanzia o concesso in prestito. Nonostante ciò mantiene una posizione elevata, intorno a 53.822 BTC.
CleanSpark (CLSK) considera le proprie riserve di oltre 13.000 BTC come capitale produttivo, monetizzando parte della produzione, utilizzando strategie di covered call e valutando linee di credito garantite da Bitcoin per finanziamenti non diluitivi. L’attuale bilancio è vicino al suo massimo storico, con circa 13.513 BTC.
Bitdeer Technologies (BTDR) ha ridotto la posizione a zero per finanziare l’espansione dei data center dedicati all’AI, una diminuzione significativa rispetto al picco di circa 2.470 BTC.
Bitfarms (BITF) ha dichiarato con chiarezza il cambio di strategia. Il CEO della società, Ben Gagnon, ha affermato:
«Non siamo più un’azienda focalizzata esclusivamente su Bitcoin.»
A seguito di questo posizionamento, la società detiene oggi circa 1.827 BTC, in calo rispetto al picco precedente mentre raddoppia gli sforzi nell’infrastruttura per l’AI.
Conseguenze per il settore e prospettive
La migrazione verso l’AI comporta una trasformazione del ruolo delle aziende nate dal mining: da operatori di una commodity digitale a fornitori di servizi infrastrutturali sofisticati. Questo solleva questioni relative agli investimenti necessari, al recupero dei costi e all’adeguamento delle competenze tecniche.
Dal punto di vista regolatorio e finanziario, la possibilità di usare Bitcoin come collaterale o di monetizzare produzioni future apre percorsi di finanziamento alternativi, ma aumenta anche la necessità di governance robusta e trasparenza nella gestione del rischio di mercato.
In termini di mercato, se la domanda per capacità di calcolo per l’AI dovesse mantenersi solida, le società che riusciranno a riconvertire efficacemente la propria infrastruttura potrebbero generare nuovi flussi di ricavi più stabili rispetto al business strettamente legato all’estrazione di Bitcoin.
Rimane però aperto il tema del timing: l’esito del pivot dipenderà dalla capacità di ridurre i tempi di conversione delle strutture, attrarre clienti per servizi AI e gestire esposizioni al prezzo del Bitcoin durante la transizione.
Per gli osservatori e gli investitori è quindi fondamentale monitorare non solo le riserve in BTC delle singole società, ma anche gli sviluppi operativi, i contratti commerciali e le fonti di finanziamento utilizzate per sostenere la nuova strategia.